In questi giorni la NIS, l’agenzia di intelligence sudcoreana, ha diramato la notizia secondo cui Kim Jong Un avrebbe giustiziato a cannonate il suo ministro della difesa. Il dittatore della Corea del Nord, oltre che per il suo sguardo acuto ed espressivo,  è noto per la serenità con cui emette le condanne.

C’è da dire che la vita sociale a Pyongyang non è proprio quella di Ibiza e le poche distrazioni si limitano alla sveglia con l’inno nazionale e alla stagione delle piogge acide. In assenza di un adeguato intrattenimento, per vivacizzare il sabato sera, l’apericena del tiranno è spesso accompagnato da un menù di esecuzioni pubbliche. Preferibilmente di suoi parenti o di persone fastidiosamente più alte di lui. Ma anche vecchi, bambini e capelloni possono finire nel mirino di ciccio Kim, che ogni volta si aspetta una modalità di soppressione diversa e sempre più stupefacente. Si parla dello zio fatto sbranare da una muta di rottweiler idrofobi e di un dissidente dato in pasto agli alligatori radioattivi, da ultimo è poi toccato a Hyon Yong-chol, ministro delle Forze Armate del Popolo. Colpevole di riposino fuori programma durante una cerimonia militare, ma soprattutto per aver reagito male all’improvvisa sveglia con l’inno a tutto volume, pare sia stato fatto esplodere con un cannone della contraerea. Sia come sia, il placidamente astioso Kim non potrà mai vendicarsi del suo peggior nemico, la crudele natura che lo ha reso inviso ai più. In ogni caso guardatevi le spalle, potrebbe arrivarvi un invito all’apericena con delitto.

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