Ad anticipare i capolavori di Joseph Conrad nella sua notevole produzione letteraria tre racconti rarissimi, pubblicati da Kogoi Edizioni nel volume ‘Conrad – un anarchico’, a novant’anni dalla morte dell’autore appassionato della vita di mare, nato in Polonia nel 1857, tre racconti che non fanno altro che essere preziosa testimonianza di una scrittura che per stile e atmosfere racchiude l’esistenza umana.

Non si può considerare Conrad uno scrittore unicamente marinaresco, sarebbe troppo limitante e poco corretto, anche se l’uso frequente di termini nautici, Dario Pontualela descrizione di azioni e manovre che appartengono al mare sono una costante. E’ vero che i lettori si sono appassionati ai suoi romanzi per sognare l’avventura sulle coste australiane, fra le tempeste e le bonacce dell’Oceano Indiano, sui fiumi del Congo Belga, ma se andiamo ad analizzare le trame e i personaggi, è evidente l’intenzione dello scrittore di raccontare ciò che è racchiuso nell’anima della gente, di scandagliare interiormente la mente dell’uomo. E le sue intuizioni sono la prova di una profonda e attenta osservazione, Conrad non si lascia sfuggire nulla dei caratteri, dei comportamenti, degli atteggiamenti di chi ha intorno, tutto diventa fonte da cui attingere per tracciare le identità dei protagonisti dei suoi racconti. Ed è proprio il mare ad essere il centro della sua ispirazione, nelle acque è nascosta l’entità segreta delle esistenze. Dalle sue acute indagini psicologiche sono nati personaggi come ‘L’ufficiale nero’ nella cui capigliatura è nascosto un mistero, o come ‘l’anarchico di Barcellona’, un meccanico che lavora in una fabbrica di carne in scatola, sfruttato e vittima di una sorte ingiusta.

Dario Pontuale che ha curato la prefazione del volume ci introduce in questi tre lavori dandoci gli strumenti chiave per comprendere meglio le intenzioni dell’autore. Ci racconta come Conrad ha esordito nel mondo della letteratura, diventando uno degli autori più affermati del suo tempo. Kamudi, era questo lo pseudonimo con cui il giovane scrittore ha presentato il suo manoscritto in casa editrice. Dopo mesi di silenzio, la sua insistenza viene premiata, uno dei lettori della casa editrice lo legge e scopre il suo talento, finalmente Fisher Unwin decide di pubblicarlo. Scopriamo come Conrad sin da giovanissimo ami il mare, consegue il brevetto di ufficiale in seconda e poi di prima, si diploma come capitano di lungo corso. Naviga per oceani, mari e fiumi, conosce luoghi e persone, osserva e ascolta la vita tanto che raccontare storie diventa una necessità, un’esigenza irrefrenabile. Tutte le esperienze vissute nel mare si trasformano in traccia di una narrazione affascinante e avvolgente. Dietro le onde si celano le inquietudini, le fragilità umane e l’autore vuole spingersi fin dentro l’ignoto, captare ciò che non si vede con gli occhi, spiegando il senso delle cose. E proprio le forze maligne o i fantasmi diventano elementi che riflettono le molteplici ombre dell’esistenza. Incontriamo Dario Pontuale, che ha curato la prefazione del volume per una breve intervista.

ConradJoseph Conrad ‘Un anarchico’, una pubblicazione speciale per Kogoi Edizioni a novant’anni dalla morte dell’autore con tre racconti introvabili. Uno scrittore sicuramente affascinante e suggestivo, che ama il mare quanto la scrittura. Hai curato la prefazione del volume, ma che cosa ti ha stimolato ad andare in profondità in questi tre lavori?

“La bellezza dei racconti risiede soprattutto nella loro capacità di sintetizzare esattamente lo stile di Joseph Conrad, in particolar modo l’abilità di saper prendere un oggetto, un personaggio o magari un luogo e riempirlo di un’oscura forza. Un’energia maligna che anima e al contempo scombina l’ordine delle cose, le angolazioni, le vicende dei protagonisti e della trama. Conrad riesce sempre a trovare in una storia l’angolo buio, il punto dove non cade la luce e nel quale tutto può nascondersi.”

A due racconti è stato assegnato un aggettivo preciso che ne identifica il contenuto, ‘Un anarchico’ è definito un racconto disperato, ‘La bestiaccia’ un racconto indignato, e per ‘L’ufficiale nero’? Ci spieghi brevemente le caratteristiche, diversità e corrispondenze, dei tre testi?

“Forse per l’ufficiale nero l’espressione utilizzabile sarebbe: “un racconto sciagurato” visto la disavventura che capita al protagonista; ma la cosa più importante da puntualizzare è che le diversità dei tre testi, che in realtà sono anche le loro corrispondenze, risiedono nella capacità di Conrad di scegliere un elemento, alle volte anche insospettato o inanimato, e mostrarci la faccia nascosta di questo. Il significato essenziale per Conrad è sempre nascosto sotto la buccia e il narrare gli serve per cercare di capire “cosa c’è sotto”. Nei tre racconti il processo di scoperta e studio è simile, ma le conclusioni che ne derivano, la faccia che ci viene presentata è completamente differente. Conrad osserva il Male, e per cercare di capirlo le inventa tutte, anzi, conoscendo i suo viaggi, le vive tutte.”

Ci sono due parole chiave che tu utilizzi per introdurci alle opere di Conrad: memoria e mistero. Che significato hanno nella produzione dell’autore?

“Memoria e mistero sono due parole codice, una spiega l’altra e avrebbero meno senso separate. In Conrad il mistero è il faro verso il quale si naviga costantemente; qualcosa che spinge a partire, a scoprire, a muoversi. La memoria serve per non dimenticare la rotta percorsa, diventa fondamentale per cavarsela quando la faccenda si complica, il mistero raggiunge livelli inesplicabili oppure quando si devono sbrogliare certi interrogativi rimasti ancorati nella mente. Il mistero incuriosisce, attrae, brucia l’uomo; la memoria permette di ricordare la paura, il coraggio, i dubbi.”

Le tematiche esistenziali di Conrad pensi siano rapportabili alla nostra quotidianità?

“Joseph Conrad è colui che ha resistito alla forza del mare con lo stesso vigore con il quale ha resistito alla forza della vita. I personaggi di Conrad sono come lui: resistono e non demordono mai e credo che ciò sia tremendamente quotidiano.”

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