Iran: la censura del regime sulle proteste contro il carovita

Da poco meno di una settimana, diverse province dell’Iran hanno assistito a proteste a causa del carovita e dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Queste manifestazioni si sono trasformate in rivolte durante le quali alcuni negozi sono stati bruciati.

Nel frattempo, il governo iraniano ha imposto la censura sulle notizie che riguardano queste proteste popolari in modo che non fossero riprese dai media sin dal loro scoppio.

Secondo il sito web dell’opposizione iraniana, “Iran International”, il ministero dell’Intelligence iraniano ha convocato i giornalisti, ordinando loro di non dare copertura mediatica per evitare un ampliamento delle proteste.

Il processo di censura e restrizioni è in corso nel Paese con Internet interrotto in almeno 15 province iraniane, secondo il sito web iraniano, che coincide con l’intensificarsi delle interferenze con le reti satellitari nelle città dove si svolgono le manifestazioni.

Secondo il sito web dell’opposizione “Iran Insider”, le proteste sono arrivate dopo la decisione del governo iraniano di ridurre i sussidi ai generi alimentari di base, che ha portato ad un aumento dei loro prezzi sui mercati.

Come è consuetudine con ogni ondata di proteste in Iran, le forze di sicurezza iraniane e l’esercito stanno cercando di reprimere le manifestazioni, come dimostrano diversi video fatti circolare da attivisti iraniani su Twitter.

Non è la prima volta che le città iraniane sono testimoni di proteste popolari in cui le forze di sicurezza usano le armi sui manifestanti: negli ultimi anni si sono ripetute più volte manifestazioni di natura politica e altre volte a migliorare le condizioni di vita.

All’inizio del 2020, migliaia di studenti iraniani si sono radunati nella capitale, Teheran, chiedendo la cacciata del Leader Supremo del Paese, Ali Khamenei, dopo che lo Stato Maggiore iraniano ha ammesso di aver preso di mira “erroneamente” un aereo ucraino, uccidendo 167 passeggeri vicino l’aeroporto “Imam Khomeini” di Teheran, secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana “Fars”.

Il marzo 2021 ha assistito anche alle proteste contro il governo iraniano, a seguito di una campagna di sicurezza lanciata dalle forze iraniane contro membri di una minoranza nazionale al confine con il Pakistan, accusati di contrabbando di petrolio.

Nel 2009, la rivolta popolare denominata “Intifada verde” è avvenuta sullo sfondo della rielezione dell’ex presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, e della perdita del suo rivale, Mir Hossein Mousavi. I manifestanti hanno parlato di brogli elettorali e hanno alzato striscioni verdi che dicevano: “Dov’è il mio voto? Chi ha rubato la mia voce, dittatore?”.

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