Anche se apparentemente marginale la questione del velo, e con esso del corpo delle donne, ha avuto nella primavera araba un ruolo fondamentale per la sua forza simbolica e per i tanti significati che racchiude.
Riporta al tema dell’identità, della religione, della tradizione, della società patriarcale che resiste alla numerose sollecitazioni egualitarie che si stanno sollevando. In Egitto le donne sono spesso oggetto di violenze, di vessazioni e molestie. Anche la tv e la gran quntità di soap trasmesse ripropone un rapporto uomo – donna caratterizzato dalla violenza fisica. La polizia del Cairo nei giorni infuocati della piazza Taharir a gennaio ha eseguito ispezioni alle ragazze per controllare se fossero vergini inserendogli le dita nella vagina. Ma questo ha suscitato uno scandalo minore rispetto al gesto di protesta di Magda Alia al-Mahdy che ha pubblicato una sua fotografia nuda su facebok , con questa scritta: «non religiosa, liberale, vegetariana, egiziana individualista ».

Precedentemente aveva lanciato un’ iniziativa provocatrice sul velo che anche gli uomini dovrebbero portare, per ristabilire l’uguaglianza. Hanno aderito alla campagna diversi uomini postando fotografe di se stessi in hijab.

Il nudo di Alia ha aperto un dibattito nei socialnetwork, e sollevato moltissime voci di condanna. C’è chi ha ritenuto il gesto coraggioso, chi contro la religione, chi ha affermato che potrebbe nuocere alle istanze della rivoluzione.

In verità anche in Occidente spesso le donne si spogliano per azione di protesta. Questo accade molto spesso quando si tratta della difesa degli animali. Da Pamela Anderson a Elisabetta Canalis che ha posato ultimaente senza veli per il bene degli animali e po le Femen ucraine che protestano nude contro la società sessita e la mercificazione dei corpi, le calciatrici francesi che si sentono poco considerate, e poi in Australia nude contro la deforestazione… Se pero’ dall’Occidente abbondantemente scollacciato queste modalità di protesta appaiono ambigue e non sempre controcorrente, di sicuro in Egitto la riflessione si ribalta e acquista un autentico significato di libertà. Il gesto di Alia diventa infatti un gesto di riappropriazione del corpo diventato spazio di gestione della politica della religione. Ma anche del marketing .

Tutto il mondo arabo attraverso le piattafome satellitari Hotbird, Eutelsat, Nilsat, Astra, Arabsat riceve migliaia di canali. Questi contengono informazione, soap opera, varietà, musica e ovviamente tanta pubblictà in particolar modo nel periodo del Ramadan. Da qui si indottrina il mondo arabo: dalle prediche alle soap ai consigli per gli acquisti, in un unico flusso pervasivo. E spesso chi acquista le frequenze alterna reti di soap o intrattenimento malizioso a canali di preghiera e predicazione. Anche i più poveri posiedono un satellite che ottengono per poco, con un totale di 80 milioni di spettatori in tutto il mondo arabo, un mercato davvero molto ghiotto per ogni tipo di religione: da quella del mercato al fondementalismo.

L’ iper sessualizzazione dei corpi e la loro coincidenza col prodotto da vendere che il martketing richiede passa cosi’ attraverso una mole massiccia di audiovisvo, finanziato dai paesi del Golfo, e in linea con i precetti del capitalismo. Lo choc culturale non è indifferente, proprio perché si alterna a delle derive conservatrici e sempre meno “laiche”.

Ma l’aspetto che più conta e che avvicina il mondo arabo all’Occidente nel momento stesso in cui cerca di differenziarsene, lasciandosi dettare le leggi dal capitalismo o dalla tradizione, sta nel fatto che se la nudità o il sesso sono un gesto di libertà personale questo diventa scandaloso. Se invece è pensato per vendere un prodotto, e rientra in una nuova sfera di controllo, viene integrato e assimilato.

Cosi’ l’immagine di Alia ha scatenato rabbia per la sua indipendenza non solo dal controllo religioso e politico ma anche per essersi sottratta alla norma del corpo uguale merce per uso immediato. Il ritratto del suo corpo spogliato non invita a nessun consumo. E’ solo testimonianza, protesta, ribellione. Pertanto è scandaloso.

E’ per questo che una società in trasformazione e che vorrebbe andare verso la democrazia, almeno nelle sue asipirazioni rivoluzionarie, deve tenere in gran conto la riappropriazione libera del corpo come quello nudo di Alaya. E non solo del corpo ma anche della religione: molte militanti femministe stanno cercando di riappropriarsi della tradizione islamica mettendone in luce invece tutti gli aspetti anti patriarcali. Il messaggio rivoluzionario del Corano è   precisamente quello che afferma l’ uguaglianza tra uomini e donne contro le pratiche e i costumi consolidati all’epoca di Maometto.

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