Il 26 luglio 1992, la settimana successiva alla morte del giudice Paolo Borsellino, a Roma moriva suicida una sua giovane testimone di giustizia. Rita Atria non era una pentita, aveva solo 17 anni, era nata a Partanna in un ambiente mafioso e aveva deciso di raccontare, scavalcando il muro di omertà e di silenzio, tutto quello che aveva visto ed era venuta a sapere.

Ho voluto portare la sua storia in palcoscenico con “Il mio giudice”, testo scritto in versi sciolti e nei modi di una tragedia classica, che ha debuttato nel 1993.

Rita viene raffigurata nella pièce come una novella Antigone che contrasta con coraggio e coerenza la tirannia del potere mafioso, viola le consuetudini a cui dovrebbe sottostare, fronteggia le altre donne del paese – strenue depositarie dei codici d’onore -, e confidando nelle leggi dello Stato fa testimonianza. Pur costretta a fuggire dalla sua terra, continua a combattere, sostenuta dall’esempio luminoso di Paolo Borsellino; ma quando il “suo giudice” verrà ucciso, nel luogo del forzato esilio dove è in regime di protezione, Rita compie un gesto disperato, un atto di estrema denuncia, per il quale ella resta ancora oggi un simbolo di una Sicilia e di un Meridione che vuole cambiare. Se è vero che il Teatro contribuisce a mantenere viva la memoria di ciò che talvolta si perde nella Storia, se la sua identità resta preservata, consegnata al pubblico attraverso la parola, se quindi ho potuto garantire a Rita Atria un’estrema vittoria, altrettanto non si può dire che ciò sia accaduto nella realtà. Dopo la sua morte, un gruppo di giornaliste accompagnò il feretro da Roma a Partanna portando la bara a braccia nel piccolo cimitero in provincia di Trapani. La tomba di Rita venne però distrutta a martellate dalla madre: fu la punizione pubblica per una “ragazza infame”!

Quando nel 2002 ho rappresentato il testo alle Orestiadi di Gibellina, ho portato i fiori della “prima” a Rita ed ho scoperto che la sua tomba non aveva il nome, anzi la tomba era del padre e a lei, da ospite scomoda, era stata concessa solo la fotografia. Ho contattato il parroco, gli ho chiesto spiegazioni, mi ha detto che la madre di Rita voleva così e ha aggiunto che “i tempi non erano maturi”. Ancora una volta donne che notificano la condizione e l’identità dei vivi e, in questo caso, anche dei morti, nell’indifferenza generale. Da allora, alla fine di ogni rappresentazione, io e gli attori mettiamo al corrente il pubblico, raccogliamo firme, inviamo petizioni. Ne ho parlato anche alla Commissione delle Elette del Comune di Roma, città in cui Rita ha vissuto gli ultimi tempi della sua breve vita. il Comune le ha intitolato un vialetto di Villa Paganini. fa piacere che oggi molte voci si levano indignate, anche alcune di quelle che avevo inutilmente contattato: per molti il suicidio di Rita era stato visto addirittura con imbarazzo. Oggi, finalmente, stanno iniziando a considerare quel gesto appunto come un’estrema denuncia. Ma sono solo i primi passi.

A 20 anni dalla scomparsa, questa ragazza coraggiosa non ha ancora una degna sepoltura. Un segno esecrabile che pesa su tutti noi. Una società civile non può più tollerarlo.

 

 

Nel video due momenti dello spettacolo
IL MIO GIUDICE
Scritto e diretto da Maria Pia Daniele
Produzione Deep
Interprete Almerica Schiavo
Musiche Igor Stravinskij e Nicola Sani
Registrazione dallo spettacolo alle Orestiadi di Gibellina, 2002

Il mio giudice di Maria Pia Daniele è stato tra i primi testi ad inaugurare il rilancio negli anni Novanta di spettacoli di impegno civile, fin dal debutto, nel 1993. Ha rappresentato l’Italia al Festival Internazionale di Drammaturgia Bonner (Hinterbuhne der Kammerspiele, Bonn 1994); tradotto in russo, è allestito dalla Compagnia Stabile di Kaliningrad (Tilsit 1995). Nel decennale della morte dei giudici Falcone e Borsellino, diretto dall’autrice e adattato in forma di monologo debutta alla XXI edizione delle Orestiadi (Baglio di Stefano, Gibellina 2002), è poi sostenuto dall’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo. È  libretto d’opera al Piccolo Regio di Torino nel 2008, regia di Valter Malosti e musiche di Fulvio Di Castri. Partecipa a numerose rassegne tra cui “Un palcoscenico per le donne” a cura di Franca Rame e Dario Fo (Teatro Parenti Milano 1994), e le Celebrazioni Leopardiane (Ville Vesuviane, Villa Ranieri Torre del Greco 2009).
Viene realizzata da RAI International in collaborazione con il Teatro Stabile di Parma una versione televisiva dal titolo “La ragazza infame”, per la regia di Gigi Dall’Aglio, interprete Elisabetta Pozzi (2000); è radiotrasmessa da Radio3 per “Teatri Sonori” (2002) e da “Radio Tre Suite”, con la regia dell’autrice (2002).

Il lavoro, che fa parte della “Trilogia sulle donne del Sud”, è premiato all’Ugo Betti nel 1999, pubblicato dalla rivista “Ridotto” nel 1993 e dalla Collana Teatro Deep nel 2002, è in “Silenzio e voci” a cura dell’ANM di Palermo, ne parla Andrea Bisicchia nel libro “Teatro e mafia” edito da ESR, Milano 2011.

Alle Celebrazioni del ventennale è in lettura scenica al Teatro di Roma (Teatro India, 2012) e al Teatro Stabile di Catania (Anfiteatro, 2012).

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