“Lucia Annunziata!”, dallo studio la voce di Enrico Mentana chiama la collega in America a commentare l’attesa dei risultati delle elezioni americane mentre la telecamera inquadra Giuliano Ferrara che ride (non si sa su cosa).

La direttrice dell’ Huffington Italia è stizzita: “ mi permetto di dire a Giuliano che è un perfetto cretino, ma va a quel paese, le tue battute sono insopportabili”. Si tratta di schermaglie tra amici in grande confidenza. E sono visibili: “ ma perché no.. invece…” ridacchia Ferrara come un compagno di scuola che tiene il punto su una fesseria di cui è perfettamente consapevole: “ma l’ho detto per amicizia” . E lei, consapevole di avere spettatori: “non me ne frega niente di un’amicizia come questa”. Mentana ride. Tutti ridono compresa Annunziata, che però deve tenere il ruolo perciò si trattiene e incalza: “fai battute perché speri solo che vinca Romney, quindi zitto e fai i compiti a casa” . Mentana – giustamente – sottolinea: “mi sembra una deliziosa baruffa tra voi”. Annunziata pretende rispetto dal parterre maschile: “no perché tutti voi non avete alzato manco un sopracciglio”. Mentana: “ma no, l’ abbiamo alzato veramente, metterò una microcamera sulle mie sopracciglia. Lo abbiamo stigmatizzato...” continua a sorridere, e lei :“Vi amo tutt’e due ma queste cose non le sopporto, va bene?”.

Il breve passaggio della Sette, è stato pubblicato da diversi quotidiani on line, con dei titoli così “Annunziata si scaglia contro Ferrara”, “Annunziata litiga con Ferrara”, “Annunziata contro Ferrara”. E se è vero che anni di giornaliste vallette non hanno aiutato l’evoluzione di un comportamento corretto tra uomini e donne negli studi televisivi, le reazioni a questo video mettono in luce un fenomeno non da poco da parte dei frequentatori della Rete.

I grandi commentatori si sono divisi in due: quelli che corrispondono ai quotidiani di area centro sinistra hanno visto nella reazione di Lucia Annunziata il riscatto dall’antipatia nei confronti di Ferrara (ma non contro Mentana che ride quanto Ferrara) e quindi hanno continuato a inveire sulla linea di Annunziata, quelli invece di area centro destra hanno animato i commenti contro la giornalista colpevole di essere competente e di rispondere per le rime agli amici in studio. Le pagine facebook femministe e anche le blogger hanno invece celebrato il grande riscatto di una donna che si fa valere “nella stanza dei giochi degli uomini” (come osserva Guia Soncini)

Colpisce come, malgrado i commenti manichei, nessuno sembra aver visto il video e captato la psicologia dello studio, eppure la durata è di poco più di un minuto. Lucia Annunziata risponde a degli amici, tutti visibilmente molto amici (“vi amo tutt’e due” dirà subito dopo) come se stessero in cucina, a casa di uno di loro. Noi siamo stati spettatori di un battibecco casalingo e familiare, tra personaggi che hanno attraversato decenni della nostra tv e colonizzato il nostro immaginario. Un caso di cecità di massa che però apre la strada ad altre riflessioni.

Se il vantaggio dei social network doveva essere quello della “partecipazione dal basso” i centri di potere e di influenza rimangono sempre gli stessi. Si è talmente interiorizzata l’informazione/ formazione, che non ci si fida più di quello che si vede con i propri occhi. Ai post si risponde di rado in modo congruo, per ampliare il dibattito, o scambiare informazioni mentre la tendenza è quella di seguire le linee già stabilite dalla tv o da centri di emanazione di piccoli poteri. La stragrande maggioranza dei commentatori dei social network sembra voler affermare una strana volontà: quella di ripetere quanto gli è stato suggerito, di fare una eco, non importa quale. Questa categoria di persone tutt’altro che modesta ha anche una caratteristica ancora più inquietante: quella di ritenere di essere libera e di avere delle idee nuove. Ma mai come in questo caso appare di grandissima attualità il cinquecentesco Discorso sulla servitù volontaria di Etienne de La Boétie e l’ ambizione degli uomini a rinunciare alla propria indipendenza.

E il pericolo si ingrandisce quando si arriva alla politica che ha prima vissuto internet come una minaccia alla propria propaganda imposta con la lottizzazione delle tv e con gli accordi a favore del conflitto di interesse, poi ha cercato di salire sul carro senza capire bene come funzionasse. Grillo è per eccellenza il politico italiano espresso dalla rete e si parla ancora di lui come un “blogger” mentre ha un blog , se ne serve come mezzo. Ed è anche qui che raccoglie il frutto dei demeriti generali e di quello che avrebbe dovuto fare la politica: stare sul territorio, agire, parlare con le persone. Non alle persone tramite la tv.

Invece si stanno scatenando delle supposizioni fantasiose sugli influencer della rete su chi c’è dietro il successo di alcuni, come si coagulano consensi, come si può far somigliare la rete alla tv…Che è anche esattamente quello che ha fatto il comico genovese con diversi anni di vantaggio però: ha coagulato un pubblico (e non una cittadinanza) raccolto sul territorio, lo ha appiattito sottraendolo alla tv e sfruttando l’ambizione di questo a fare il coro. Basta dare il “la”.
La manipolazione però non è detto che paghi sempre con la rete: ha perso un punto dopo aver scagliato l’orda violenta di commentatori contro Federica Salsi, la grillina che “gode” ad andare in tv, e colpevole di aver manifestato il suo dissenso al movimento.

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