Dopo le polemiche di questi giorni, fomentate da alcuni giornali, sulla non partecipazione della Grande Moschea di Roma, una delle moschee più grandi d’Europa, all’ iniziativa “Cristiani in Moschea”, “organizzata da sedicenti comunità islamiche, la Grande Moschea di Roma appare oggi come un luogo interdetto ai non musulmani, isolata e chiusa”.

E’ quanto si legge in un messaggio diffuso alla comunità islamica in Italia in occasione della Festa islamica del Sacrificio di Ejaz Ahmed, membro della Consulta islamica del ministero dell’Interno ed esponente della comunità pachistana in Italia. “La questione, se interessa è più complessa – si legge – Un problema più interno al mondo islamico italiano, che non ad un atteggiamento di esclusione come vorrebbero i procacciatori d’odio. La Grande Moschea è l’unica istituzione islamica in Italia riconosciuta dallo Stato. Ma in una situazione politica di non “reale” riconoscimento come solo un’intesa con lo Stato Italiano potrebbe garantire, il vuoto istituzionale presta il fianco ai tanti che in cerca di gloria personale si affacciano sull’argomento. Ogni iniziativa, rivolta al dialogo interreligioso, proposta e organizzata dalle diverse associazioni culturali e religiose islamiche è ben accetta, il contrasto emerge quando si vuole bypassare il ruolo istituzionale che comunque alla Grande Moschea di Roma è stato conferito. Non si può pensare che alcune persone nascoste dietro sigle associazioniste prendano decisioni per la Grande Moschea”.

Per Ahmed “è come pretendere che un gruppetto di credenti cristiani possano decidere che la Basilica di San Pietro ospiti loro iniziative la Notte di Natale. Infatti il 12 settembre sarà per tutto il mondo musulmano “Eid-Al-Adha” la grande festa religiosa che si celebra molti giorni dopo la fine del Ramadan. Tutte le forze e le risorse sono per la Grande Moschea rivolte all’avvento proprio di questa festa, si attendono decine di migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia. E il suo direttore, Abdallah Redouane, di origini marocchine lavora da sempre al dialogo interreligioso con le istituzioni tenendo a bada gli attacchi scorretti di salafiti e fondamentalisti. La prudenza dovrebbe essere in questo momento l’arma più usata soprattutto dai musulmani in Italia, accerchiare la Grande Moschea e con essa, il lavoro svolto dal suo direttore, potrebbe risultare un boomerang per i tanti, che cercano un dialogo e un’intesa. Redouane è un maturo interlocutore e rappresentante di un Islam che vuole essere solo religioso. L’iniziativa, “Cristiani in Moschea”, nata dopo l’ultimo attentato terroristico in Francia, che ha visto la morte di Padre Jacques Hamel è sicuramente una grande iniziativa, che però ha perso il suo significato profondo divenendo oggetto di faide interne e titoli aggressivi per alcuni giornali. Apostrofare la Grande Moschea come luogo di esclusione dopo, che uno dei più grandi esperti francesi di terrorismo, Oliver Roy, è stato invitato e ha potuto liberamente esprimere il suo pensiero, appare grottesco ma soprattutto conferma, che argomenti così delicati siano in balia di persone non competenti e quindi: culturalmente pericolose”. 

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