A causa del grande numero di separazioni, sintomo o antidoto dei tempi moderni, si sta diventando sempre più sensibili a concetti quali bigenitorialità e alienazione parentale.
In questo articolo parleremo proprio della bigenitorialità, cos’è e perché è importante, come crearla e perché non vi si debba rinunciare. Inoltre parleremo del pericolo di situazioni avverse, minatorie e particolarmente dannose per i bambini quali l’alienazione parentale e le false accuse di abusi sessuali.

Cos’è la bigenitorialità
La bigenitorialità è il diritto per cui ogni bambino può e deve godere delle cure, dell’affetto e dell’educazione di entrambi i genitori in modo equo ed equivalente. Tale diritto del bambino nasconde diritti e doveri per i genitori, i quali hanno al tempo stesso il diritto di crescere i figli e il dovere di farlo.
Se quindi da un lato preserva il rapporto genitori-figli, dall’altro lo garantisce: solo per gravi motivi un genitore sarà esonerato da questo compito, ovvero dal suo dovere; e solo per la salvaguardia del bene del minore ad un genitore sarà tolto il piacere di crescere il proprio figlio, ovvero il suo diritto.

Qual è la sua importanza?
Vi sono vari motivi che rendono particolarmente importante la bigenitorialità, uno tra questi è lo sviluppo cognitivo, è infatti stato dimostrato che figli cresciuti da entrambi i genitori, seppur separati, hanno uno sviluppo cognitivo potenzialmente più elevato rispetto ai figli cresciuti da un solo genitore; questo è dovuto ai numerosi stimoli con i quali tali bambini vengono a contatto grazie ad un’educazione multipla e condivisa. E’ come se i bambini potessero imparare due lingue, l’inglese e il francese per fare un esempio, piuttosto che una sola.
Anche la personalità ne trae benefici, in quanto il bambino cresciuto da due personalità differenti ha la possibilità di confrontare e scegliere come sviluppare la propria di personalità. Infatti un bambino cresciuto da una persona sola ha solo un esempio su cui basarsi, rischiando spesso di assorbire in modo pedissequo i difetti caratteriali dell’unico genitore presente. Un bambino cresciuto da entrambi i genitori è invece personalmente più ricco, per fare un esempio pratico è un po’ come se questi bambini avessero il vantaggio di imparare sia la cultura inglese che quella francese, trovandosi quindi la grande opportunità di creare una loro cultura nata dall’unione di entrambe.
Uno degli aspetti più importanti per comprendere il grande valore della bigenitorialità riguarda la qualità del legame affettivo. Infatti, un figlio che subisce l’allontanamento di uno dei due genitori sentirà svilupparsi dentro sé un senso di insicurezza, che andrà a estendersi anche nei confronti del genitore presente. Il genitore rimasto diverrà l’unica fonte di appoggio per il minore, il quale temerà smisuratamente la sua perdita non potendosi aggrappare a nient’altro nel caso questa dovesse avvenire. E’ quindi più che probabile che in questo quadro il minore temendo l’abbandono anche dell’altro genitore si pieghi totalmente al suo volere, creando un legame affettivo succube e sottomesso, in tal modo andrà a risentirne non solo la capacità affettiva, ma soprattutto la costruzione della propria personalità, identità e indipendenza.
Quindi la bigenitorialità evita che si creino legami duali troppo stretti, nocivi per il futuro del figlio come persona matura e indipendente, proprio perché evita che si crei un rapporto di totale subordinazione.
Infine, la bigenitorialità è importante proprio perché si vadano ad evitare situazioni in cui uno dei due genitori cerchi di annullare l’autorevolezza e l’affetto dell’altro genitore, nella mente del figlio, andando a creare gli infelici esiti appena descritti.
In questi casi, il genitore annullante (alienante) non sempre è mosso da intenzioni coscienti nel riportare al figlio in modo negativo e fallace l’altro genitore, ma il rancore nei confronti di una persona identificata come la rovina della propria felicità è difficile da nascondere, soprattutto se non vi è più niente da condividere con questa persona, neanche l’amore per il proprio figlio.

Danni creati dalla mancata bigenitorialità
E’ importante in questa sede far notare che sono stati condotti degli studi in America e in Gran Bretagna dai quali è risultato che la famiglia monogenitoriale è spesso propulsore di condotte delinquenziali nei giovani, nonché di comportamenti a rischio quali l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, il bullismo, la sessualità precoce (con connesse gravidanze precoci), l’abbandono della scuola e la prostituzione.
Tale studio è stato svolto nei riformatori minorili da cui è risultata una maggioranza di minorenni cresciuti in famiglie monogenitoriali.
Questo dato può essere spiegato da quanto abbiamo appena visto: i bambini che crescono allontanati da uno dei due genitori, svilupperanno meno il loro potenziale cognitivo, inoltre avranno una personalità carente, insicura, caratteristiche che come ben sappiamo sono propulsori di comportamenti a rischio negli adolescenti.

Cosa mina la bigenitorialità
Proprio la scoperta dei danni causati dalla mancata bigenitorialità, ha fatto sì che questo diritto/dovere fosse difeso da leggi internazionali. Però talvolta accade che per andare contro questo diritto vengano messi in atto meccanismi subdoli, dopotutto spesso i bambini vengono usati come oggetto di vendetta nei confronti dell’ex coniuge.
Così può accadere, e spesso accade, che uno dei genitori per escludere dalla mente del figlio l’altro, cerchi volontariamente di inculcare la negatività dell’altro, così che il bambino si allontani spontaneamente dal genitore “sbagliato”. Sto parlando ovviamente della alienazione parentale, argomento del quale si è già ampiamente discusso in molti dei miei articoli (correlati alla pagina).
Ultimamente tra l’altro sono nate molte questioni tra i media intorno all’esistenza di tale concetto, la comunità scientifica ha risposto a tali questioni affermando che non si può negare l’esistenza del meccanismo mentale, ma per non condannare culturalmente i bambini che l’hanno subito riducendoli a “malati mentali”, si è deciso di togliere il sostantivo “sindrome” lasciando solo la descrizione del meccanismo mentale di per sé; ragion per cui l’APA ha deciso di non includerlo ancora nel DSM, pur riservandosi di introdurre i disturbi relazionali verosimilmente causati da questo innegabile meccanismo.
Ma che si voglia chiamare P.A.S. o solo P.A. l’effetto è lo stesso, l’eliminazione di uno dei due genitori dalla mente del bambino, lutto mentale enorme dal quale sarà difficile uscire e che creerà meccanismi perversi nella coppia genitore alienante/figlio; negare l’esistenza di tale meccanismo non solo è limitante, ma rischia di essere usata a fini strumentali per negare certi viscidi meccanismi messi in atto, del resto la mente umana è artefice di molte nefandezze e perversioni.
Per restare nel tema di meccanismi perversi messi in atto al solo scopo di allontanare il figlio dal proprio ex coniuge, non dimentichiamoci della false accuse di abusi sessuali.
E’ ovvio che non tutte queste accuse siano false, ma che lo siano nel 92,4% dei casi è un dato allarmante, in quanto non solo tali accuse sgretolano il rapporto tra il minore e il suo genitore falsamente accusato, ma ancor di più perché queste false accuse vengono vissute nella mente del minore come abusi sessuali veri e propri: il 92,4% dei minori considerati vittime di abusi sessuali sulla base delle accuse di uno dei genitori, in realtà sta effettivamente subendo un abuso, ma per colpa dell’accusatore e non dell’accusato!
Il genitore che sta accusando di tali comportamenti l’altro, sta facendo entrare di forza il proprio figlio nel mondo degli abusi sessuali incestuosi: sarebbe buona cosa che per un bambino questo concetto non esistesse.
Io personalmente ho seguito in passato uno di questi tristi casi: una ragazzina defraudata della sua verginità mentale dalle intrusive visite ginecologiche cui era stata costretta dalla madre che voleva dimostrare un qualche abuso del padre, infondato. In questo caso la donna in realtà stava sperando (pensate che cosa tremenda) che la figlia fosse stata abusata dal padre, così da fargliela pagare e non trovava pace nel non trovare segni di violenza. In realtà ormai questi segni c’erano, ma erano nella mente della giovane ragazzina. Questa bambina era infatti “graffiata” e traumatizzata dalla vicenda che la madre le aveva fatto subire (nella speranza di rovinare la vita all’ex marito), essa aveva scoperto molto prima del dovuto la sua sessualità, la conformazione degli organi genitali e soprattutto le possibili oscenità di questo mondo, addirittura nell’ipotesi che suo padre e lei stessa ne fossero uno spaccato.

Una questione che si estende a tutte le famiglie
Tornando ai concetti di bigenitorialità e di alienazione parentale, essi non sono ascrivibili esclusivamente ai casi di separazione e divorzio, in quanto la bigenitorialità è un concetto estremamente importante e delicato che trova senso anche all’interno delle coppie coese, è infatti importante che anche in queste vi sia una pariteticità nell’educazione dei figli. Allo stesso modo anche per quanto riguarda l’alienazione parentale, spesso la ritroviamo nelle famiglie ancora solide dove uno dei due coniugi prende però completamente le redini sui figli allontanando dalla mente di questi il valore dell’altro genitore.

Quali soluzioni per una genitorialità condivisa
Una delle prime cose da fare per far sì che vi sia una genitorialità positiva e condivisa è quella di non parlare male dell’altro genitore, il bambino si sente parte di entrambi i suoi genitori, parlare male di uno dei due è come parlare male di una parte di lui.
Non parlare male dell’altro genitore vuol dire anche non fargli percepire la sua negatività nei fatti, questo vuol dire che si devono evitare le liti dinnanzi al figlio, soprattutto bisogna evitare di chiedergli esplicitamente o implicitamente di prendere le parti di uno o dell’altro.
Per quanto riguarda le coppie separate, è chiaro che per non turbare ulteriormente l’equilibrio dei figli, dovrebbero prendere in considerazione l’ipotesi di farli continuare a vivere nella casa dove hanno vissuto fino a quel giorno, ma al tempo stesso i figli devono avere il diritto di vedere o sentire l’altro genitore ogni qualvolta lo desiderino; allo stesso modo è giusto che i bambini frequentino anche le famiglie, quindi i nonni e gli zii di entrambi.
Infine devono continuare a ricevere l’affetto di sempre dai loro genitori, e questo vuol dire che non si deve diventare d’improvviso più indulgenti, permissivi o vizianti per accaparrarsi l’affetto dei figli o per cercare goffamente e materialmente di consolarli, la cosa più giusta è che l’educazione continui come è stata fino al giorno della separazione.

In conclusione
Molti sostengono che l’affidamento condiviso equivale a tagliare in due il bambino, proprio come nella leggenda di re Salomone, il quale per capire chi fosse la vera madre di un fanciullo propose di darne una metà ciascuno alle due donne, ottenendo in tal modo che la vera madre pur di non vedere tagliato il figlio in due propose di darlo all’altra.
Ma a ben vedere i bambini essendo composti dalla dualità del padre e della madre, risulterebbero tagliati in due nel momento in cui dovessero essere costretti a rinunciare ad una di queste parti.
Saranno gli adulti a dover fare scelte mature, compatibili con questa nuova situazione, facendo in modo che le due parti di cui è composto il bambino, madre e padre, non siano troppo distanti.

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