Caro Direttore,
nel commiato all’anno che passa mi piace pensare al quel gesto umile dei fratelli veneti, Attilio ed Emilio Bandiera che appena sbarcati in Calabria nel lontanissimo 1844, baciarono la terra suolo sacro della prima Italia, consapevoli del sacrificio della vita per una patria a lungo sognata, tra i boschi e le spiagge dorate.

Quasi cent’anni dopo il 31 dicembre 1941 Piero Calamandrei nel suo diario così descriveva l’anno fuggente: “Finisce l’anno in un buio meno fitto di quello che ci opprimeva un anno fa: Siamo più vicini alla fame e alla miseria, oscure sofferenze si apprestano e ci sfiorano: ma insomma ormai c’è la certezza che
queste bestie scatenate saranno vinte …”
Nel 1955 Leo Valiani così commemorava i trascorsi dieci anni di pace europea: “Il pensiero è non solo insopprimibile, ma anche incorruttibile, che esso è sempre pensiero di verità, immanente negli infiniti sviluppi della vita”.

E come ammonisce Piero Gobetti esule a Parigi nel ’25 pochi giorni prima di morire reduce delle percosse fasciste: “Bisogna amare l’Italia con orgoglio di europei e con l’austera passione dell’esule in patria per capire con quale serena tristezza e inesorabile volontà di sacrificio noi viviamo nella presente realtà … sicuri di non cedere e indifferente a qualunque specie di consolazione … voglio conquistare la libertà senza compromessi.
E così sia!
Un sereno 2013

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