La strategia “EUROPA 2020”, adottata dalla Commissione Europea nel 2010, consiste in una serie di obiettivi che gli Stati Membri devono perseguire nel corso dell’attuale decennio. Il progetto riprende l’esperienza, relativa al decennio precedente 2000-2010, della cosiddetta “strategia di Lisbona”, anche se quest’ultima viene generalmente considerata fallimentare visto il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Sul piano dei contenuti, si possono identificare cinque ambiti di impegno: occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale e clima/energia. Ad ogni tema sono associati uno o più indicatori, per cui ogni Stato Membro ha concordato un obiettivo puntuale con la Commissione. In altre parole i governi, dovendo perseguire obiettivi diversi sulla base delle condizioni di partenza, sono singolarmente responsabili per quanto concerne l’adozione di misure idonee a soddisfarli.
Gli 8 indicatori puntuali ed i rispettivi obiettivi numerici per l’intera Unione Europea sono i seguenti:

Tasso di occupazione (in %): 75%
Ricerca e Sviluppo (in % al PIL): 3%
Obiettivi di Riduzione delle Emissioni di CO2 (in %): -20% (rispetto ai livelli del 1990)
Energie Rinnovabili (% sulla produzione totale): 20%
Efficienza – Riduzione del Consumo di Energia (in MTEP): 368 Mtep
Abbandono Scolastico (in %): 10%
Istruzione Terziaria (in %): 40%
Riduzione della Popolazione a Rischio di Povertà o Esclusione Sociale (in numero di persone): 20.000.000

A livello operativo, le politiche dei singoli Stati vengono valutate attraverso l’analisi dei Piani Nazionali di Riforma, allegati ai Programmi di Stabilità entro la fine di aprile, nell’ambito del Semestre Europeo. Nello specifico, ogni proposta di riforma legislativa deve indicare l’effetto atteso sull’indicatore di riferimento, in modo da renderne esplicito l’impatto ai fini della strategia.
Per quanto concerne l’Italia, gli obiettivi concordati risultano inferiori rispetto a quelli previsti per l’intera UE: ad esempio, il tasso di occupazione dovrebbe raggiungere il 68% e gli investimenti in R&S l’1,53%, mentre l’utilizzo delle fonti rinnovabili è fissato al 17%. Deviazioni simili si riscontrano anche sul fronte delle politiche scolastiche, con l’abbandono fissato al 15-16% e la percentuale di laureati al 26-27%. Al fine di responsabilizzare maggiormente i governi, la Commissione pubblica online i risultati annuali per indicatore. Al momento l’Italia sembra molto distante dai target: il tasso di occupazione è al 61%, mentre la produzione di energia pulita si ferma al 7%. (luigi borrelli)

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