Lunedi 11 giugno comincia ufficialmente l’estate. Ma come, non era il 21? Un tempo forse sì, ma adesso le stagioni si misurano con la tv e la “stagione invernale” si è chiusa l’8 giugno, venerdì, con l’ultima puntata de “La vita in diretta” 2011-2012. Uno Mattina si era già concluso la settimana precedente ma il programma quotidiano più longevo della tv italiana ha una sua versione estiva , terrificante nei contenuti, ma pur sempre una versione estiva.

Non così per Mara Venier e Marco Liorni che hanno chiuso la consueta finestra sull’informazione nel pomeriggio della rete ammiraglia spalancando per la platea televisiva le porte dell’inferno (pur non avendone la colpa). Nell’estate devastata da una profonda crisi economica, dove le percentuali di chi non andrà in vacanza segneranno un vistoso “PIU’” rispetto allo scorso anno la TV mette in campo… ecco, cosa mette in campo la TV? Perché sono anni che la tv d’estate non fa altro che spegnersi, con la stupida considerazione che “la gente va in vacanza”. Come se i luoghi di vacanza fossero irraggiungibili dai segnali tv digitali o satellitari.

L’estate in tv è sempre stata qualcosa di desolante ma allo stesso tempo affascinante: da bambino rompevo i maroni perché mio padre fosse certo che nell’albergo dove andavamo in vacanza a San Benedetto del Tronto ci fosse uno schermo e ricordo che mi facevo bastare e, anzi, aspettavo con gioia la serie di film con Franco e Ciccio ma io non faccio testo perché sono sempre stato un forte videodipendente e ho dei ricordi di me che fisso il monoscopio con la nota audio (i programmi, ahimè, cominciavano di pomeriggio) perché dovevo essere sicuro di non perdere nemmeno un fotogramma della Tv dei ragazzi. Poi da San Benedetto cominciammo ad andare ad Ischia e non c’era più solo la Rai ma era esploso il meraviglioso universo delle tv private: ricordo che rompevo sempre i maroni affinché venisse con noi… la nonna? Macché, il Minerva rosso da 14 pollici con 5 canali e la sintonia che dovevi regolare con delle rotelle che si spanavano sempre e puntualmente perdevi la sintonia di Telecapri ed erano guai perché davano Jeeg robot d’acciaio e Il grande Mazinga o quel meraviglioso film sulla macchina del tempo con Jack lo squartatore che va nel futuro a New York ad esercitare la sua nobile arte di serial killer.

Perché l’estate è sempre stata così, una replica infinita ed un’apertura indiscriminata del “cascione” o, se preferite, del “serraglio” e si sa… dal serraglio non si sa mai quale specie di bestia possa uscire. A volte è rara ma spesso, troppo spesso è solo bestia! Ma faceva parte di un gioco volto alla rigenerazione. A settembre inoltrato i programmi ricominciavano ed erano, spesso, rinnovati. Nuovi conduttori, nuove sigle, nuovi cartoni animati. Oggi non è più così, il processo di rinnovamento è pressocché impossibile e sono rimaste solo le repliche. Ho già visto Rai 3 sfoggiare una versione splendida e raggiante de “La casa nella prateria” talmente nitida che il padre di Laura Ingalls sembra Al bano Carrisi e mi chiedo: ma dopo che Rete4 l’ha trasmessa per 20 anni c’era davvero bisogno di accaparrarsela? Immagino le lotte furiose per strapparla a Mediaset e la ferma decisione del dirigente RAI: “dobbiamo averla noi e trasmetterla tutta l’estate”! In compenso Raiuno rilancia con le repliche di “Verdetto finale” ed anche qui si sfiora il sublime: nelle puntate adesso in onda è accaduto un vero e proprio miracolo, Veronica Maya è di nuovo incinta ed anche col pancione in bella vista. E i programmi di informazione pomeridiana? Per la Rai non sono strategici a quanto pare visto che Raiuno dopo la replica di “Verdetto finale” manda in onda dei vecchi film di vario genere mentre Raidue si dedica alla seconda o terza visione dei telefilm.

Chi non chiude i battenti è Canale 5 (e che l’informazione intesa come servizio pubblico sia affidata alla tv generalista commerciale è semplicemente inquietante) che per due ore, dalle 14.45 alle 16.45, va in onda con la versione estiva di “Pomeriggio cinque” senza Barbara D’Urso, mandata in vacanza per far posto ad una giornalista di una trentina d’anni, Alessandra Viero . Lo scorso anno, quando Pomeriggio cinque continuò la programmazione nel mese di giugno, sparigliando le carte della sonnolenta e soporifera programmazione estiva, qualcuno in Rai si accorse di due cose: la prima è che le repliche non ottengono gli stessi risultati in termini di share e la seconda è che la gente “è obbligata al pagamento del canone di abbonamento” (aggiungo malvolentieri secondo quanto riportato dalle statistiche fin troppo spesso citate dall’ex premier Berlusconi) che è una tassa di possesso su “apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”.

Ecco, il punto è proprio questo: il possesso dell’apparecchio dura 12 mesi e la produzione di contenuti dovrebbe seguire lo stesso arco temporale. Detto questo son sicuro che anche questa estate regalerà nei meandri dell’ottima programmazione del digitale terrestre perle rare anche se quasi sicuramente saranno perle un po’ vecchiotte. Andalù vi saluta e stavolta non porta via niente, niente che non abbiate già visto.

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