Gli abitanti di Beirut si son svegliati domenica scorsa vedendo la città in modo diverso, come mai l’avevano vista prima. Cumuli di immondizia si trovavano agli angoli delle strade, con i cassonetti stracolmi e subito la stampa libanese ha paragonato la città, teatro al contempo di attentati e omicidi, a Napoli, anche se non mancano i distinguo.

Spiega infatti il quotidiano arabo “al Hayat” che “se nella città di Napoli i cumuli di rifiuti sono colpa della mafia, a Beirut la colpa è della chiusura della discarica di al Naima, che sta rappresentando una bomba ecologica per il paese. Sono bastati solo due giorni di protesta dei cittadini di al Naima, che hanno effettuato un blocco stradale impedendo ai camion della spazzatura l’accesso al sito, per creare la crisi”. Gli abitanti di al Naima, così come quelli di tante località italiane e campane dove si trovano discariche, hanno protestato per il fetore che arriva dal sito e per l’inquinamento dell’intera area. La discarica di al Naima è stata aperta infatti nel 1997 e da allora sono sempre più forti le pressioni sugli amministratori locali per far chiudere quel sito.
 
Il blocco stradale che impedisce ai camion compattatori di raggiungere il sito, organizzato dai manifestanti, ha spinto la ditta responsabile della raccolta della spazzatura di Beirut a diffondere un comunicato nel quale si scusa con la cittadinanza locale per l’impossibilità di svolgere la raccolta per le strade e per il disagio provocato alla città. Ora le amministrazioni locali dl Naima e di Beirut stanno studiando il da farsi per mettere in sicurezza il sito. Come avviene in Italia, anche a Naima si sono creati i comitati in difesa del territorio e contro la discarica. Un noto avvocato della zona, Imad al Qadi, ha tenuto nei giorni scorsi una conferenza stampa a nome del movimento di protesta locale sostenendo che “l’unica scelta possibile è la chiusura del sito per permettere a noi di vivere come tutti i cittadini libanesi. Anche noi abbiamo il diritto di vivere in modo naturale”.

La protesta è iniziata perché la discarica, grande 300 mila metri quadrati, è satura e doveva essere chiusa per legge il 17 gennaio del 2014. Per porre fine alla protesta i manifestanti chiedono che venga posto in essere uno dei tanti progetti presentati dalle associazioni ambientaliste per il recupero dell’intera area.
 
I libanesi però non dimenticano quanto accaduto negli anni scorsi a Napoli, con la crisi dei rifiuti, al punto che più volte paragonano la capitale del Libano al capoluogo partenopeo. Il quotidiano arabo “al Hayat” conclude il suo articolo affermando che “il timore dei cittadini di Beirut è quello che, “col protrarsi della protesta e la chiusura della discarica, la città si possa trasformare in un’altra Napoli dove i cumuli di immondizia crescono al punto da provocare una crisi. D’altra parte si teme anche che la zona di Naima possa diventare simile a quella del triangolo della morte che si trova tra la provincia di Napoli e Caserta dove la mafia ha sversato illegalmente rifiuti speciali inquinando per decenni il territorio e i campi agricoli”. 

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