Riorganizzazione degli uffici giudiziari, interventi sulla ragionevole durata del processo civile, novità per il contributo unificato, ricorso alla posta elettronica certificata, e mediaconciliazione: queste le principali novità in materia di giustizia
Il decreto 138/2011 porta molte novità (vedi articolo sull’argomento), in materia di giustizia, quelle più importanti sono la revisione degli uffici giudiziari, le sanzioni per chi non si presenta a conciliare e il ricorso alla posta elettronica certificata.

Uffici giudiziari
Entro 12 mesi verranno scritti uno o più decreti per «riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento dell’efficienza» e a questo proposito il ministero si sta già organizzando per chiamare avvocati e magistrati a comporre le commissioni che dovranno stilare i provvedimenti. Con molta probabilità ce ne sarà una per il nord, una per il centro e una per il sud.
Nell’esercizio della delega gli uffici di primo grado dovranno essere ridotti mantenendo sedi di tribunale nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011. Salvi quindi i tribunali ordinari attualmente esistenti nei comuni capoluogo di Provincia, evitando confusione tra revisione delle circoscrizioni giudiziarie e processo di riduzione del numero delle Province.
Per ridefinire gli uffici requirenti, il Governo non dovrà toccare le procure distrettuali, ossia le procure della Repubblica presso i tribunali dei capoluoghi dei distretti di corte d’appello e non dovrà sopprimere le procure presso il tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia al 30 giugno 2011, ma potranno essere accorpati uffici di procura indipendentemente dall’eventuale accorpamento dei rispettivi tribunali (in questi casi la procura dovrà svolgere funzioni requirenti in più tribunali).
Potranno essere soppresse sezioni distaccate di tribunale anche mediante accorpamento. Il personale amministrativo e i magistrati di tribunali e procure soppresse passeranno negli organici cui saranno trasferite le funzioni, anche in sovrannumero. Saranno poi decreti ministeriali emanati successivamente a disporre le modifiche delle piante organiche.

Giudici di pace
Il ministero pubblicherà gli uffici da sopprimere quindi, a 60 giorni dalla pubblicazione, gli enti locali interessati (anche consorziati) potranno chiedere il mantenimento facendosi però integralmente carico delle spese di funzionamento, garantendo le strutture, le indennità per i giudici di pace e mantenere il personale amministrativo. Via Arenula penserà al reclutamento dei giudici di pace e alla formazione del personale amministrativo.

Modifiche al Codice di procedura civile
Il calendario delle udienze dovrà essere rigorosamente dettagliato, ispirato al principio del giusto processo e il giudice dovrà programmare e specificare le attività che saranno svolte durante le udienze (inviti alle parti, conclusioni davanti al giudice istruttore..) Tutte le parti dovranno attenersi al rispetto del calendario e, in caso di violazione si parlerà di responsabilità disciplinare (soprattutto per il giudice che potrà essere valutato negativamente in caso di di accesso a uffici direttivi e semidirettivi).

Contributo unificato
Aumenterà il contributo unificato per i processi amministrativi di valore indeterminabile (da 450 a 600 euro) e per i processi tributari in caso di omissione della dichiarazione sul valore della controversia. Per quanto riguarda il processo amministrativo, il contributo viene aumentato della metà se il difensore omette la comunicazione della posta elettronica certificata e del fax..
Il ricorso alla posta certificata o al fax dovrà essere fatto per tutte le comunicazioni alle parti; il difensore infatti sarà obbligato ad indicare sia il numero di fax che l’indirizzo di posta elettronica certificata anche se questo non sarà causa di inammissibilità del ricorso.

Mediaconciliazione
Sanzioni in vista per chi, senza giustificato motivo, si rifiuterà di partecipare al tentativo di conciliazione con una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

Commissioni tributarie
Il provvedimento risolve la questione delle incompatibilità specificando che il personale dipendente, i soggetti iscritti in ruoli e albi che consentono l’assistenza tecnica innanzi alle commissioni tributarie è in regime di incompatibilità se svolge attività di consulenza, assistenza o rappresentanza nei confronti di di enti preposti alla riscossione dei tributi. In pratica, i commercialisti e gli avvocati sono riammessi in… collegio (tributario) a patto che non siano consulenti di enti che si occupano di riscossione. Non potranno comunque far parte di commissioni tributarie coniugi, conviventi o parenti fino al secondo grado (e non del terzo come prevedeva invece la manovra di luglio) di iscritti in albi professionali che esercitano le attività di consulenza, assistenza e rappresentanza tributaria.

Sanzioni penali
Il testo approvato da Palazzo Madama prevede anche l’eliminazione delle disposizioni di favore e l’abbassamento della soglia di imposta evasa a partire dalla quale scatta l’applicazione delle sanzioni penali. Viene infatti soppressa la disposizione che attualmente riduce l’entità della reclusione se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a 154.937,07 euro; viene ridotta da 77.468,53 a 30 mila euro la soglia di imposta evasa che fa scattare la sanzione penale e la soglia relativa all’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione (da 1.549.370,70 a 1 milione di euro). Ridotta anche la soglia per quanto riguarda la dichiarazione infedele da 103.291,38 euro a 50 mila euro e da 2.065.827,60 a due milioni di euro. Ridotta da 77.468,53 a 30 mila euro anche la soglia di imposta evasa che farà scattare la sanzione penale, mentre verrà soppressa la disposizione che riduce la reclusione se l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti è inferiore a 154.937,07.
Non ci sarà poi la sospensione condizionale della pena per chi avrà evaso per una cifra superiore a tre milioni di euro superiore al 30 % del volume d’affari (domanda: cosa succederà a chi nasconderà al fisco tre milioni di euro pari al 5% del suo fatturato?)
Il tutto, però, si applicherà a fatti successivi all’entrata in vigore della legge.

Ministri della Giustizia, Anm e tribunali minori
Un’agenzia (Agi) del 28 maggio scorso riportava la dichiarazione dell’ex ministro Angelino Alfano che ribadiva il suo no ad una revisione delle circoscrizioni giudiziarie con la chiusura dei tribunali più piccoli: «È mia responsabilità politica, rispetto anche ai cittadini di quei piccoli centri che vogliono avere un presidio di legalità – dichiarava Alfano – certo è mio dovere organizzare al meglio gli uffici, ma non ho intenzione di chiuderne, soprattutto in un momento così delicato. Nella mia valutazione, tra il risparmio e un eventuale danno, faccio prevalere il principio di difesa del territorio». A quel tempo «a rimettere in campo il tema della revisione delle circoscrizioni giudiziarie – riporta l’agenzia di maggio – era stato poco prima il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini», che a sua volta affermava: «Quando discutiamo di procure – diceva Cascini – la prima cosa da fare è eliminare quelle con solo uno o due sostituti».
Due mesi prima, il presidente dell’Anm, Luca Palamara, in un incontro con i giornalisti al Tribunale di Campobasso, aveva dichiarato che «per fare una seria riforma della giustizia bisogna fare tre cose importantissime: eliminare i piccoli tribunali, eliminare le spese eccessive e introdurre un’informazione seria in grado di rivoluzionare davvero il sistema giustizia in Italia».
Oggi il Guardasigilli è cambiato: dopo l’avvocato Alfano è arrivato il magistrato Francesco Nitto Palma, seriamente intenzionato alla riorganizzazione, come ha dimostrato in questi giorni, tra le proteste dei piccoli Tribunali a partire da quelli Abruzzesi, dei politici locali (l’Italia dei valori, ad esempio, si è dichiarata contro la chiusura di Lagonegro) e degli avvocati (come dimostra una delibera dell’ordine degli avvocati di Larino).
Andando ancora più indietro, a settembre del 2003, l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli, affermava che il governo non aveva intenzione di chiudere i piccoli tribunali. Intervenendo nel dibattito aperto con l’allora sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti (Udc, i due non si sono mai amati, tanto che Vietti l’anno dopo passo all’economia), il quale aveva riportato uno studio del Csm che affermava che i tribunali possono ben funzionare se hanno almeno 20 magistrati, il ministro Castelli replicava che «la linea del sottosegretario Vietti non corrispondeva alla posizione del Governo. L’intenzione, al contrario, è quella di preservare le piccole sedi».
Di anni ne sono passati tanti, di riforme strutturali della Giustizia non se ne sono viste molte, mentre esigenze di bilancio portano oggi a misure drastiche.
Ancora oggi, tra le critiche più aspre alla soppressione delle piccole sedi c’è quella dello spostamento dei cittadini che l’accorpamento porterà. Vero è che per evitare spostamenti inutili il decreto 138/11 prevede il ricorso alla posta certificata e al fax.

Professioni
Rimangono all’articolo 3, comma 5 del provvedimento le disposizioni in materia di professioni di cui avevamo già scritto (vedi articolo del 19 agosto 2011). Entro dodici mesi gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati assicurando un accesso alla professione libero, prevedendo la formazione continua e permanente, un compenso per il tirocinante, che il compenso del professionista potrà essere pattuito anche in deroga alle tariffe, che il professionista sarà tenuto a stipulare un’assicurazione, che le questioni disciplinari saranno devolute ad un organo nazionale di disciplina e a organi terzi, istituiti a livello territoriale che saranno diversi da quelli aventi funzioni amministrative. Dovrà essere introdotta l’incompatibilità della carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale con quella di membro dei consigli disciplinari nazionali e territoriali. La pubblicità informativa sarà libera, trasparente veritiera e corretta.
Introdotto infine il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro come il reclutamento della manodopera da sfruttamento per il quale si rischierà da 5 a 8 anni di reclusione e la multa da 1000 a 2000 euro per ogni lavoratore reclutato. Con l’aggravante in caso di reclutamento di minori, oppure esponendo i lavoratori a situazioni di grave pericolo; tra le pene accessorie in caso lo sfruttamento sia finalizzato a prestazioni lavorative l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese, divieto di concludere contratti di appalto, di fornitura o servizi riguardanti la P.a. esclusione per 2 anni (5 in caso di recidiva) da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici o dell’Unione europea.

testo approvato al Senato il 7 settembre 2011

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