Il 13 gennaio 2012 la nave da crociera “Concordia” si inabissa, a metà, davanti all’Isola del Giglio provocando 30 morti e 2 dispersi. Sulle cause della tragedia c’è ancora una indagine della magistratura. L’unica cosa certa è che ad oggi, per il patteggiamento degli altri imputati, il solo comandante Schettino è sotto processo. Io non so perché l’incidente è avvenuto ma credo che qualsiasi persona di buon senso, specie un comandante, dovrebbe immaginare qualche pericolo se una nave così, non grande, ma enorme, si avvicina alla costa! Ma poiché siamo tutti rassegnati alle esigenze del marketing allora riusciamo anche a capire la “necessità” del cosiddetto saluto. Quello che non riusciamo a capire è come mai avviene ancora a Venezia. Ora è vero che si cerca di fare previsioni ma prevedere un incidente a Venezia va al di là delle capacità iettatorie e quindi siamo certi che non accadrà. Ci preme invece parlare del recupero della nave che avviene solo ora. E’ certo una operazione complessa e quindi il tempo ci vuole. Ma adesso che la nave è stata rimessa in piedi, si fa per dire, cosa accadrà? La porteranno al porto più vicino, visto anche la difficoltà di trasporto e la lentezza con la quale procederà, e lì avverrà la rottamazione. Ma dove è il porto più vicino? Considerando la geografia una pura opinione il porto più vicino è Palermo, no Napoli,, no Civitavecchia, Piombino, no è all’estero. Dopo attenta analisi, abbiamo misurato in barca con i nostri potenti mezzi, la distanza dall’Elba a Civitavecchia e Piombino, circa 73 km ovvero circa 39 miglia nautiche, quindi in un mondo normale uno dei due porti dovrebbe essere il prescelto, anche per evitare altri pericoli dal trasporto del relitto. Sembra che non sia così anche perché il Ministro dell’Ambiente sta facendo una attenta analisi. Ministro faccia presto però, perché dopo la “Guerra dei mondi” non vorremo assistere alla “Guerra dei Moli”.

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