Iniziano le prime reazioni alla sentenza della Consulta che ieri ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dei decreti legislativi riguardanti il riordino della geografia giudiziaria, in particolare sui ricorsi di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona (la Corte ha dichiarato l’illegittimità del decreto 155/2012 limitatamente alla soppressione del tribunale di Urbino).
Durante le udienze del 2 e 3 luglio scorsi, il presidente del Coordinamento nazionale degli Ordini Forensi minori, Walter Pompeo, ha chiesto la sospensione della efficacia dei Decreti e per l’acquisizione istruttoria di tutti gli atti, ministeriali, governativi, parlamentari, che hanno poi generato i due provvedimenti, e per la esigenza di trattare anche le altre questioni, ben 13, prospettate da altri Giudici, tra cui il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio.
” La mia è stata una richiesta subordinata rispetto alla principale, quella di annullamento integrale della Legge e dei due Decreti ( quindi non limitata a singoli uffici, come in genere sollecitato ), ma ho ritenuto di dovere avanzarla per evitare conseguenze deleterie per tutti .” ha sostenuto l’avv. Walter Pompeo.
Pompeo, nel suo intervento, oltre che sulla violazione dei parametri costituzionali, in particolare sul carattere “intruso” nel metodo ed “eccentrico” nel merito della delega, si è soffermato anche sul recentissimo rapporto OCSE che, trattando il problema dell’efficienza del sistema giurisdizionale italiano, non ha fatto alcun cenno all’argomento del numero, della dimensione, della allocazione dei presidi giudiziari.
Ma anche su una recente comunicazione dell’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del Consiglio Nazionale delle Ricerche che non ha esitato a licenziare la riforma come fatta di “superficialità ed errori metodologici” , priva di “seria attività di studio e progettazione su base realmente scientifica” , “che infierirà ulteriormente su un sistema giudiziario ormai cadavere.”.

”Pur rispettando le decisioni della Consulta, non posso non esprimere la mia perplessità per una scelta che di fatto taglia oltre mille uffici giudiziari e danneggia la cosiddetta “giustizia di prossimità”.
Il presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, Nicola Marino, commenta così la sentenza con la quale la Corte costituzionale ha di fatto salvato la riforma della geografia giudiziaria.
”Dal prossimo settembre migliaia di italiani e di imprese saranno penalizzate per quello che è un taglio lineare di servizi essenziali, un provvedimento irrazionale e contradditorio che non porterà i risparmi sperati e che semplicemente risponde alla necessità di rispondere alle pulsioni populiste di certa opinione pubblica.- dice Marino- Altro che impegno contro i particolarismi e i campanilismi, questa riorganizzazione dei tribunali, la soppressione delle sedi distaccate e degli uffici dei giudici è solo uno spot pubblicitario. E poco cambierà per il buon funzionamento della macchina giudiziaria, se non per i disagi per i molti cittadini costretti a fare più chilometri in macchina”.
“Dal prossimo settembre – sottolinea il presidente dell’Oua – migliaia di italiani e di imprese saranno penalizzate per quello che è un taglio lineare di servizi essenziali, un provvedimento irrazionale e contraddittorio che non porterà i risparmi sperati e che semplicemente risponde alla necessità di rispondere alle pulsioni populiste di certa opinione pubblica. Altro che impegno contro i particolarismi e i campanilismi, questa riorganizzazione dei tribunali, la soppressione delle sedi distaccate e degli uffici dei giudici è solo uno spot pubblicitario. Poco cambierà – conclude – per il buon funzionamento della macchina giudiziaria, se non per i disagi per i molti cittadini costretti a fare piu’ chilometri in macchina”.

Per il presidente dell’Associazione nazionale avvocati italiani, Maurizio De Tilla, la battaglia si sposta sul piano politico.
L’Anai esprime forte contrarietà alla decisione della Corte Costituzionale sulla geografia giudiziaria. “Ha vinto la lobby dei poteri forti” ha dichiarato il presidente Anai Maurizio De Tilla.
Secondo l’ANAI, la questione della presenza di una “lobby” degli avvocati sollevata da alcuni giornalisti e ripresa dal Ministro della Giustizia è ridicola e non ha alcun fondamento.
“Sarebbe meglio che quei pochi giornalisti assertori di questa tesi – ha continuato De Tilla – si guardassero a ritroso per “scoprire” che sono essi stessi i veri emissari di lobby economiche e finanziarie del nostro Paese che vogliono una giustizia al servizio dei loro interessi (che sono in massima parte interessi di cospicuo valore economico). Alle lobby economiche (questo sì vero) non interessano i piccoli diritti dei cittadini comuni (abitazione, lavoro, ambiente, sanità, famiglia, convivenza, rapporti di consumo) che possono ben frantumarsi e deteriorarsi, con la rottamazione di gran parte del tessuto giudiziario del nostro Paese e con l’affidamento a mille società commerciali della fase stragiudiziale e preventiva al processo senza il rispetto dei cittadini”.
“Prima di un definitivo giudizio – ha continuato De Tilla – attendiamo di leggere la sentenza della Consulta. In ogni caso la battaglia di cittadini, sindaci e avvocati continua sul piano politico”.
“E ci sono ancora molte carte da giocare per contrastare la ingiustizia di un atto legislativo – ha concluso De Tilla – ben illustrata Amartya Sen in un libro in cui parla della “matsyanyaya”, ossia della “giustizia nel mondo dei pesci” in cui il pesce grosso si mangia il pesce piccolo”.

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