Madre Natura è una genitrice severa. Non dev’essere stato facile per i nostri progenitori, lenti di gambe e non protetti da armature, cavarsela senza zanne, né artigli.

I primi Sapiens, centomila anni fa, soli, sotto la volta del cielo stellato, non erano in grado di annusare la presenza di un erbivoro che pascolava poco più in là, lontano dai loro occhi, né di udire in tutti i casi l’avvicinarsi un predatore, in agguato nell’erba alta, ciò che faceva la differenza tra il vivere e il morire.

A quel tempo, esisteva già una protesi che avrebbe amplificato le potenzialità umane: possedeva la velocità di un’utilitaria, la vista ben adattata all’oscurità, l’udito ultrasonico, armi micidiali per attaccare e difendere. Questo sistema di rilevazione, scoperta, attacco e difesa non convenzionale si era dimostrato affidabile: se inserito precocemente nella famiglia umana, ne riconosceva meglio di uno scanner retinico i componenti quali “amici”, catalogando come “nemici” gli estranei, i predatori e perfino gli appartenenti alla sua stessa specie! Instancabile, pronto all’estremo sacrificio, era impiegabile in guerra come arma potente, in pace come impareggiabile sistema di rinvenimento, come espediente a fini venatori ed efficace mezzo di riporto della preda.

L’Uomo era debole, ma il suo cervello era talmente complesso e ricco d’immaginazione, da riconoscere l’utilità di un radar o di uno strumento bellico, quando ne vedeva uno: il Lupo, il suo miglior nemico, il competitore più somigliante e più vicino all’Uomo, in qualche caso, poteva diventare tutto questo. l’Uomo scoprì che, se presi in tenera età e trattati come membri della famiglia, alcuni lupi potevano diventare il miglior affare mai stipulato nella storia dell’Umanità. I soggetti troppo aggressivi o troppo timidi venivano eliminati, gli altri accolti, alimentati e “allevati”. Incominciò in questo modo l’avventura della domesticazione, un processo che richiede molto tempo, che è diverso dalla domazione del singolo soggetto, perché agisce sull’intera specie e la trasforma da selvaggia in una nuova specie adatta alla convivenza con l’Uomo.

Il Lupo, sotto la pressione della domesticazione umana, iniziò così a trasformarsi, circa quindicimila anni or sono, nel primo animale domestico: il Cane. Nacque la più affascinante alleanza tra due specie, simili e diverse, senza la quale, probabilmente, non ce l’avremmo fatta. Uomo e Cane, insieme, erano una proprio una forza! Fin qui tutto fila. Allora, come mai nella nostra esperienza di allevatori ed educatori cinofili ci imbattiamo così frequentemente in cani iperattivi, mordaci, cani rottamadivani, cani divorascarpe, cani perforatimpani, cani sfasciafamiglie?  

Eppure il Cane è in certi casi quasi un oggetto di culto: il migliore amico, accudito, accolto sul sofà e perfino sul letto, equiparato a un figlio peloso, amorevolmente toilettato, incappottato, infiocchettato, viziato. Il Cane, meglio del più abile profiler dell’FBI, legge il nostro umore, sa se la giornata è andata storta, o se invece siamo felici per un goal andato a segno, interpreta correttamente le nostre lacrime e i nostri sorrisi, decodifica i nostri gesti e la nostra mimica facciale. Allora da cosa, o meglio da chi dipende questa fallimentare comunicazione? Sono certa che tutti abbiate la risposta giusta! La domanda ora è: come fare per migliorare la comunicazione con il cane? Quali parole ARCANE sussurrare o quali segnali dobbiamo emettere? Lontana dalla pretesa di sostituirmi all’intervento personalizzato e costante dell’educatore cinofilo, proverò. Nello spazio di questa rubrica, a offrire esempi e spunti pratici per aiutarvi a riaggiustare al meglio il rapporto con il vostro Amico. Alla prossima!

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