Chissà se qualcuno dell’Esecutivo ha pensato (e vogliamo sperare di sì, ma non è stato reso di dominio pubblico) a cosa succederà a quegli esercizi che, “a causa della riduzione” dell’offerta del prodotto gioco messa sul piatto in forza della Legge di Stabilità, dovranno “tirare giù la saracinesca” e guardare altrove, tipo al mondo dei casino online, per poter provvedere al sostentamento proprio e della propria (eventuale) famiglia.

Non si vuole davvero pensare che lo Stato metta in condizione “la sua riserva” di non avere alternative lavorative, perché questo sarebbe assai grave, visto che chi ha acquistato le concessioni di gioco lo ha fatto certamente pensando che le stesse fossero un investimento “serio e duraturo” trattandosi di un “bene promosso e spinto dallo stesso Stato”.
Ma i risultati non si sono alla fine concretizzati come si poteva pensare ed ora ci si troverà con tantissime aziende che “dovranno sparire per rispettare la Legge di Stabilità” e quanto è stato imposto dai suoi contenuti. E poi bisognerebbe anche pensare ad un incentivo “nazionale” derivante dalla disinstallazione delle apparecchiature da intrattenimento dai locali pubblici e ad un contributo che compensi il “danno” che deriva dall’assenza delle entrate che questi apparecchi portano alle stesse attività.
C’è, in ogni caso, qualcuno che ha preso “in carico” questa crociata e che la vuole sottoporre al Governo e si tratta della Fipe che la mette sul piatto affinché venga inserita negli altri “diecimila” argomenti che dovranno essere discussi in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali relativamente alla “famigerata diminuzione” del 30% delle apparecchiature di gioco. Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha fatto propria questa proposta che dovrebbe essere discussa entro il prossimo 30 aprile.
L’incentivo, probabilmente, potrebbe essere una motivazione in più per togliere le apparecchiature, una sorta di premio: bisognerebbe vedere se “coloro a cui tocca” la vedranno proprio così. In fondo, il fine del Governo è quello di qualificare i luoghi in cui le persone giocano, strutturandoli in modo migliore, rendendoli più accoglienti e professionali, dando loro caratteristiche ben precise, compresa quella di separare le postazioni di gioco rispetto magari all’attività principale dell’esercizio. Naturalmente, il riordino deve “accompagnare ed affiancare” chi ha costruito la sua economia anche sul gioco, ma bisognerà innanzitutto, e questo dovrebbe essere il fulcro intorno al quale ruota la riforma, tutelando valori ed obbiettivi primari: la trasparenza e la sicurezza di chi gioca. Lo Stato ormai sa che questo “passo” costerà parecchio alle casse dell’Erario e che la riduzione dell’offerta di gioco sarà “un duro colpo” economico da assorbire sul quale dovrà pensare e pesare attentamente dove si dovrà rivolgere per “pareggiare il vuoto” che verrà a concretizzarsi con questa importante “mancanza”.
Ma il gioco ed i casino online italiani sono arrivati ad un punto di essere “troppo presente”, quindi, andrà offerto indubbiamente in modo più regolato e con un senso più spiccato di responsabilità sociale. Tutti i partecipanti al mondo del gioco d’azzardo pubblico, nessuno escluso, dovranno concorrere e perseguire una scelta condivisa, rinunciare a qualche guadagno per mettere questo “sacrificio” in conto del “bene comune” e tutti dovranno cercare di tutelare le fasce più deboli che spesso ed erroneamente vedono nel gioco una prospettiva di guadagno e di risoluzione ai problemi quotidiani. Non è assolutamente così: il gioco deve essere puro e semplice divertimento, non certamente soluzione “per arrivare a fine mese”.

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