NAPOLI. Sovrano illuminato ma anche “comunicatore globale”. A Carlo di Borbone, artefice dei primi scavi settecenteschi a Ercolano e Pompei, nel tre centenario della nascita, il Museo Archeologico di Napoli dedica la mostra Carlo di Borbone e la diffusione delle Antichità (fino al 16 marzo) collegata ad esposizioni gemelle a Madrid e Città del Messico dove sono custoditi gessi e disegni di quelle meraviglie che il Re volle disseminare per trasmettere al mondo la classicità senza privare la città degli originali.

Una selezione delle 200 preziose matrici della Stamperia Reale (il museo custodisce ben 5000 rami), recentemente restaurate, costituisce il nucleo attorno al quale si sviluppa l’inedito percorso a cura di Valeria Sanpaolo: sessanta opere tra dipinti, disegni, incisioni, sculture, affreschi, documenti storici e rari. Come è noto Carlo di Borbone – che a Napoli volle erigere un edifico per accogliere la ricca collezione Farnese ereditata dalla madre – trasformò la sua passione per le antichità in strumento di propaganda del suo regno promuovendone la conoscenza con i mezzi all’epoca all’avanguardia, oggi raccontati dalla mostra: preziosi volumi a stampa realizzati a Napoli, calchi in gesso delle sculture bronzee rinvenute nella Villa dei Papiri a Ercolano, poi portati a Madrid per poter rivedere (re di Spagna dal 1759) quanto lasciato nell’Herculanense Museum e infine copie di questi per l’Academia de San Carlos di Città.   Ricostruzioni 3D, restituzioni ad alta definizione e realtà virtuale permetteranno di vedere, senza che siano spostati, oggetti in ciascuna delle tre sedi (collegate anche in streaming) ripercorrendo, con strumenti e linguaggio attuali, l’azione divulgatrice di Carlo per avvicinare il pubblico al clima di scoperta, innovazione e studio che animò gli anni del suo regno. Affascinante la sezione dedicata alla Stamperia. Per illustrare le antichità Carlo di Borbone chiamò infatti a Napoli alcuni fra i migliori disegnatori e incisori operanti in Italia, che andarono a costituire la cosiddetta Scuola di Portici, annessa alla Stamperia quale officina di calcografia. Sotto la direzione di Bernardo Tanucci la Stamperia realizzò gli splendidi volumi delle Antichità di Ercolano. 

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