Il dibattito sulla relazione presentata dal Presidente della Commissione Giustizia della Camera riguardo al messaggio inviato molti mesi fa dal Presidente della Repubblica ha evidenziato la necessità, dall’Unione già  a suo tempo ravvisata, di uno scatto di orgoglio del Parlamento sul tema delle condizioni delle carceri ed ai problemi allo stesso connessi.

Il Parlamento deve approvare norme che siano efficaci a contrastare tanto la condizione disumana in cui versano i detenuti italiani, quanto a tutelare concretamente il bene della libertà personale e a dare concreta attuazione all’art. 27 della Costituzione.
Sotto questo profilo, vanno approvati provvedimenti strutturali e anche, con coraggio, le misure emergenziali a cui ha fatto cenno il Presidente della Repubblica.
Sotto quest’ ultimo aspetto si deve registrare l’ apertura di alcune forze politiche che sostengono il Governo ed anche di diversi esponenti del partito di maggioranza relativa ma, anche, purtroppo, la chiusura che proviene dalla dichiarazione del responsabile giustizia del Pd.
Quello che conta non sono tanto le dichiarazioni di intenti quanto i gesti concreti che misurano la determinazione politica e non si risolvono in mere petizioni di principio. A riguardo, allora, il primo banco di prova è costituito dalla approvazione del disegno di legge sulla custodia cautelare licenziato dalla Camera ed oggi all’ esame del Senato.
Su questo provvedimento si deve chiedere semmai un miglioramento del testo che ponga fine allo scandalo della custodia cautelare in carcere utilizzata incostituzionalmente come anticipazione di pena.
Questo sicuramente non avverrebbe se quella legge fosse “liquidata”  approvando gli emendamenti peggiorativi che sono stati depositati  in Senato, in particolare da esponenti del Partito Democratico, che finirebbero per vanificare sia le prese di posizione del Presidente della Commissione Giustizia appartenente allo stesso partito, sia i lavori che, concordemente, avvocati, magistrati e accademici hanno concluso nei mesi scorsi nell’ ambito delle commissioni  ministeriali di studio presiedute dal professor Glauco Giostra e dal Presidente della Corte d’ Appello di Milano, Giovanni Canzio.

Su questi temi è inammissibile che ci sia un atteggiamento politicamente schizofrenico da parte del partito di cui è Segretario il Presidente del Consiglio. Identicamente i disegni di legge pendenti da tempo in Parlamento a proposito della riforma del sistema delle pene, della sospensione dei processi per gli imputati irreperibili, dell’introduzione della messa alla prova per gli imputati maggiorenni, devono essere approvati con rapidità e senza peggioramenti, poichè non si può sottostare al ricatto demagogico di chi sfrutta i temi della sicurezza a danno della legalità costituzionale, così come fanno molti esponenti politici tanto dell’opposizione che della maggioranza. 
Non deve succedere, insomma, quel che è avvenuto a proposito del dl cancellieri che nel tragitto tra la Camera e il Senato è stato svuotato di contenuto, tanto da risultare nel suo testo definitivo del tutto inefficace.

L’Unione delle Camere Penali italiane, che per prima ha denunciato negli anni scorsi la condizione illegale e incivile delle carceri, lo scandalo della custodia cautelare, la necessità  di riforme organiche, rappresenterà al Ministro di Giustizia, nell’ incontro già  in programma la prossima settimana, la necessità  di una chiara scelta di politica legislativa da parte del Governo che comprenda sia l’ introduzione di riforme strutturali, che di provvedimenti di indulto e di amnistia.

Allo stesso tempo i penalisti ribadiranno al Ministro che i principi del giusto processo, che hanno rango costituzionale, non possono essere messi in forse, o peggio abbandonati, ma vanno difesi. Per tale motivo vanno rigettate alcune delle proposte estemporanee che sono state avanzate in questi giorni strumentalizzando il problema della ragionevole durata dei processi.
Soluzioni contraddittorie come quelle che vedono nell’allungamento della prescrizione la medicina per risolvere il problema della lungaggine dei processi. Su tutto questo gli avvocati penalisti italiani sono pronti a fare la loro parte con responsabilità  ma anche con incrollabile determinazione nella difesa dei diritti dei cittadini e della Costituzione.

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