Domani e dopodomani – 3 e 4 marzo – si svolge a Modena la quinta edizione di Buk – festival del libro.

Mi fa piacere raccontare quest’esperienza modenese perché estremamente rappresentativa sia di come va l’Italia sia del fatto che a volte i sogni si possono realizzare. Nonostante tutto.

Buk nasce da zero grazie alla passione e al genio creativo di un uomo che si chiama Francesco Zarzana, palermitano di nascita e modenese da un quarto di secolo, già fondatore dell’associazione culturale Progettarte e di una manifestazione che si chiama T come Teatro, che ogni anno vede ospiti nel modenese alcuni tra i migliori attori teatrali nazionali e le più importanti produzioni. Per spiegarci, gente come Nicola Piovani, Eleonora Abbagnato, etc.

Buk nasce con nessun sostegno politico e con un contributo minimo dell’amministrazione comunale, da allora anno dopo anno (in particolare in seguito al cambio di giunta ma non di colore della maggioranza a Modena) assottigliatosi a causa dei tagli pubblici alla cultura – che però non impediscono di spendere un sacco di soldi per altre iniziative, forse meno culturali e meno nobili di un festival del libro. Ma si sa: il salsicciotto arrosto, le chitarrine e le cosce “tirano” più del libro…
Con pochi soldi e tanto lavoro volontario da parte di ragazzi, e soprattutto ragazze, appassionati/e di libri e affascinati/e dalla grandezza del progetto, oggi, dopo sole cinque edizioni, Buk è diventata una della prime quattro iniziative librarie italiane, escludendo il Festival della Letteratura di Mantova, che è qualcosa di assolutamente unico e a se stante (e magnifico). Davanti a Modena oggi ci sono solo, sicuramente, il moribondo Salone di Torino e la non meglio messa, dopo la deludente edizione del 2011, Fiera della piccola e media editoria di Roma. Due giganti inarrivabili, ricchi ma dalle gambe molli. La terza piazza è in ballottaggio tra Modena e Pisa, con la prima in ascesa anno dopo anno e la seconda a risentire dei segni del tempo e della crisi.

L’edizione 2012 di Buk si sarebbe dovuta svolgere il 4 e 5 febbraio, ma le copiose nevicate e le successive gelate hanno costretto gli organizzatori a rinviare di un mese, sperando nella clemenza del tempo e nella passione dei modenesi.

L’affluenza, la partecipazione ai tanti incontri, gli acquisti di libri di domani e dopodomani ci diranno se Buk può davvero puntare alla terza piazza nazionale nel settore delle fiere librarie. Quel che già ora si può dire è che, nonostante la fastidiosa e ingiustificabile latitanza delle pubbliche istituzioni e i risicati finanziamenti, quella del fine settimana si presenta come una grande kermesse di cultura e libri. Una kermesse dalla quale, a oggi, gli organizzatori e i volontari non hanno guadagnato un soldo, riuscendo ogni volta a chiudere miracolosamente in pareggio, grazie ai salti mortali che Zarzana e company riescono a fare. Chi ci guadagna sono senz’altro la città e gli amministratori locali, con questi ultimi che possono darsi lustro di un evento del quale sono meri fruitori ma non attivi protagonisti. Almeno non abbastanza. Come si suol dire: ci si accorge di quanto sia importante l’aria che respiriamo solo quando è finita e stiamo morendo asfissiati. Speriamo che Modena non debba, a posteriori, pentirsi di aver perduto uno dei più importanti appuntamenti culturali nazionali solo perché non ha avuto degli amministratori capaci di coglierne l’importanza e la rilevanza e hanno preferito, magari, per antidiluviani e patetici concertini di musica beat…

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