Per dare credibilità alla politica scende in campo Massimo Boldi. Visto che ogni natale gira per il mondo, forse aspira al ministero degli esteri, tuttavia il suo grande sogno è quello di diventare sindaco di Milano.

Lo schieramento non importa, è lo stesso Boldi a dichiarare che tra Grillo il comico e Renzi il cabarettista si troverebbe a suo agio nel rendersi ridicolo a spese delle istituzioni. E poi non sarebbe la prima volta che si candida, ci provò nel 1992 con il suo carissimo amico Craxi e venne trombato nella circoscrizione Como-Sondrio-Varese, fine della carriera politica.

Rialzatosi dopo più di 20 anni, Boldi torna all’attacco con un programma rigoroso ed essenziale, primo punto: “affiancare Sant’Antonio alla Madonnina, da sola non ce la fa più”, secondo punto: afferma di aver investito male i suoi soldi, ora è pronto ad amministrare quelli pubblici.  Alla vigilia dei suoi settant’anni il comico ci tiene a ribadire la sua grande amicizia con Berlusconi, con il quale condivide la passione per il Milan, i mocassini col tacco e le casse dello stato. Le premesse ci sono tutte, Boldi possiede un volto popolare, un breve passato in un partito di ladri e vaneggia sulla religione (“ho parlato con mia moglie nell’aldilà”), chi non lo vorrebbe come presidente del consiglio?

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