Il nostro collaboratore Daniele Mauro, avvocato, ci ha chiesto di intervenire con alcune considerazioni sul caso del bambino che, in provincia di Padova, è stato tolto alla madre e ai parenti materni per essere affidato al padre al termine di una come al solito troppo lunga vicenda giudiziaria che ha concluso per l’inadeguatezza delle capacità educative della famiglia materna. Sostanzialmente condividiamo le considerazioni di Daniele Mauro. Va detto, in ogni caso, che al “prelievo forzato” del bambino era presente il padre, il quale ha chiesto l’intervento della polizia dopo che per altre due volte, tra agosto e settembre scorsi, i tentativi di prendere il ragazzo con sé sono stati unitili (è stato a casa sua per due volte ma il bimbo si è nascosto sotto al letto e anche in quel caso per farlo uscire sarebbe stato necessario ricorrere alla forza). E anche la scena che si è svolta davanti alla scuola è stata in realtà preceduta da un tentativo più “morbido” all’interno dell’istituto, dove la preside, in seguito a un colloquio con il padre, ha provato a portare il bambino in presidenza. Il piccolo però si è rifiutato ed è scappato. Da qui, ciò che è successo fuori. Naturalmente questo antefatto, sebbene sia stato per la gran parte taciuto dai mezzi di (presunta) informazione, non giustifica comunque il metodo di esecuzione del provvedimento. Ci sembra perciò giusto riflettere sulla necessità che la giustizia minorile, in casi del genere, sia dotata di un corpo di servizi sociali professionali e realmente preparati che possano, con metodo e, se serve, con un po’ di tempo a disposizione, costruire e non imporre il rispetto di un provvedimento della magistratura. (roberto ormanni)


Il grado di civiltà e di senso civico di un Paese, di una Nazione è direttamente proporzionale ai metodi ed alle regole che lo stesso impone ai suoi cittadini e di come lo stesso mette in esecuzione i suoi provvedimenti.
È inammissibile che in Italia nel 2012 per l’esecuzione di un provvedimento del Tribunale dei Minori le Forze dell’Ordine prendano di peso un bambino di dieci anni e lo trascinino come un sacco di patate, buttandolo in un’auto e strappandolo alla sua famiglia. Quali che siano le ragioni.

Tutti i giorni assistiamo agli sforzi e ai successi delle stesse Forze dell’Ordine contro la criminalità organizzata, la quale sfoggia mediaticamente i vari arresti di latitanti eccellenti, politici corrotti e via dicendo, facendo sfilare, come delle modelle Armani o di Hermes, a volte i condannati, a volte gli indagati. In tutti questi casi assistiamo ad una sorta di pantomima, dove i soggetti catturati vengono accompagnati fuori dalla locale stazione di polizia per salire su un’auto, da agenti il cui volto è spesso celato da un passamontagna. Sarà!!! la cosa mette inquietudine.

Il nostro sistema giudiziario minorile ed in generale quella parte dell’ordinamento giuridico che si occupa della famiglia sta dimostrando l’assoluta incapacità di dare ai suoi figli, ai suoi cittadini, delle regole e delle forme di assistenza che coadiuvino e che assistano la famiglia in momenti dolorosi o in situazioni patologiche.

L’esecuzione di un provvedimento del Tribunale dei Minori non può essere accompagnata dalla forza fisica, vuoi che essa sia rivolta contro i genitori, a maggior ragione contro il minore. In un altro Paese, che possa definirsi civile, la cosa avrebbe avuto come dirette conseguenze le dimissioni del Ministro degli Interni, le dimissioni del Capo della Polizia, per arrivare alle dimissioni degli agenti che materialmente hanno eseguito le violenze ed i maltrattamenti fisici nei confronti del bimbo. Se gli agenti che hanno fisicamente preso il bambino di peso e buttato nell’auto vogliono fare del bene e servire gli altri, andassero a servire ai tavoli dei ristoranti. Purtroppo dobbiamo soltanto accontentarci delle scuse formali e di una relazione in Parlamento di un sottosegretario. Abbiate pazienza!!! Questa non è serietà!!!

Ciò che è successo non sarebbe dovuto accadere, e non deve più accadere! Per fare questo è necessaria una revisione immediata del sistema giudiziario della famiglia e dei minori nel senso di una de-giurisdizionalizzazione della materia, ciò affinché venga materialmente sottratta alla magistratura, e quindi alle forze dell’ordine, la capacità di invadere la sfera individuale.

Il diritto Penale e le forze dell’Ordine sono l’extrema ratio di un ordinamento; ciò significa che soltanto là dove non si arrivi con strumenti civili, dignitosi e rispettosi dell’umana dimensione, un altro essere umano munito di un distintivo e di un pezzo di carta con una autorizzazione, possa ricorrere ad azioni invasive della sfera personale di un altro essere umano.

Ciò che è sicuro, comunque, è che nei confronti di un bambino qualsiasi adulto, anche se munito di pistola, distintivo e di un pezzo di carta con scritto ESECUTIVO, non può agire come le immagini hanno evidenziato. A nulla valgono le giustificazioni portate in Parlamento, le scuse formali del Capo della Polizia. Ciò che è successo è ciò che succedeva 50 anni fa durante il fascismo!!!

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