L’esecutivo è di tutto rispetto, alla guida della Giustizia, per la prima volta c’è una donna, avvocato penalista, tra l’altro. Eppure i timori degli avvocati sono tanti.
Prima di tutto perchè a guidare il governo c’è il “liberista” Monti, secondo perchè il sottosegretario alla presidenza è Antonio Catricalà, da sempre fautore delle grandi liberalizzazioni, visto come il fumo negli occhi dal mondo forense.

Il programma di Monti
Daremo attuazione alle riforme avviate durante l’estate. Questo nel settore giustizia significa scrivere i decreti delegati che dovranno rivedere la geografia giudiziaria e cancellare i piccoli tribunali. Provvedimenti che non dovranno passare il vaglio del voto del Parlamento se non delle commissioni competenti per un parere consultivo ma non vincolante. Il che significa che, volendo, la riforma potrebbe essere redatta nel giro di pochi mesi. Ma dovranno essere vinte tutte le resistenze di chi, avvocati in primis, in queste ultime settimane si è dichiarato contrario alla soppressione dei piccoli tribunali.
Le linee programmatiche del nuovo governo, comunque, sono chiare e allegate a questo articolo per attingere direttamente dalla fonte.
Il governo – ha detto il neo premier – è nato in una situazione di seria emergenza ed è di impegno nazionale; le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti e già dai prossimi giorni arriveranno decisioni non gradevoli. Ma i sacrifici necessari per ridurre il debito – si legge testualmente nel documento – dovranno essere equi.
Il riferimento a maggiore equità e quindi ad ampio consenso viene fatto in più di un passaggio. Si parla di rigore e risanamento dei conti pubblici, inserendo il pareggio di bilancio nella Costituzione. Ma si parla anche di contenimento dei costi per il funzionamento degli organi elettivi: «i soggetti che ricoprono cariche elettive – si legge – i dirigenti designati politicamente e pagati con risorse pubbliche dovranno agire con sobrietà e attenzione al contenimento dei costi dando un segnale concreto e immediato». La pubblica amministrazione dovrà essere riorganizzata «con la precisa individuazione di tempi e responsabilità».
Per quanto riguarda poi la previdenza, si dovrà intervenire per sanare le ampie disparità di trattamento «fra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio».
Attenzione prioritaria, inoltre verrà data al «rispetto delle regole e delle istituzioni, alla lotta all’illegalità» perchè per poter riacquistare fiducia nel futuro bisogna avere fiducia nelle istituzioni. Quindi lotta all’evasione fiscale e all’illegalità per aumentare il gettito e per abbattere le aliquote.
Verrà sicuramente riesaminato il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare, perchè «l’esenzione dall’ICI delle abitazioni principali costituisce, nel confronto internazionale, un’anomalia del nostro ordinamento tributario». Verrà poi definito un calendario puntuale per il piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico.
Per quanto riguarda le politiche macroeconomiche, si studieranno interventi che coinvolgeranno capitali privati nella realizzazione di infrastrutture, si promuoverà la banda larga. La composizione del prelievo fiscale, dice ancora il documento, può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita, con un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà riducendolo sul lavoro e sull’attività produttiva.
«Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro»: anche per questo argomento torna la parola equo. Nonostante le difficoltà dovute ai vincoli di bilancio, il governo avvierà una riflessione per una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali. Così come verranno affrontate le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro per tutelare le donne e per promuovere la natalità. Ma attenzione particolare verrà assicurata alle prospettive dei giovani, considerati una priorità per questo esecutivo, eliminando tutti i vincoli che oggi impediscono loro di sfruttare le loro potenzialità in base al merito, indipendentemente dalla situazione sociale di partenza. «L’Italia – dice il testo – ha bisogno di investire sui suoi talenti».
L’impegno è difficilissimo, conclude il documento, e i margini di successo sono ridotti ma «se sapremo cogliere questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo» non solo si avrà «l’occasione di riscattare il Paese» ma anche la possibilità di «ristabilire fiducia nelle sue istituzioni».

Le proposte
Al nuovo esecutivo sono arrivate tante proposte. La scorsa settimana il Consiglio nazionale forense ha riunito i rappresentanti del mondo dell’avvocatura per “controproporre” una strategia di ripresa. Per aggredire il carico pendente nel processo civile si propongono accordi consensuali davanti ai legali alternativi alla mediazione obbligatoria, detraibilità delle spese legali dalla denuncia dei redditi per tutti e non solo per le imprese, difesa dei giovani e misure adeguate per proteggerli dalle società di mero capitale che ne faranno dei dipendenti senza tutele, revisione delle circoscrizioni giudiziarie rispettosa della giustizia di prossimità e una riforma della professione forense per una avvocatura moderna che conservi i principi irrinunciabili dell’autonomia e indipendenza degli avvocati.
Questa settimana si è tenuta la prima riunione dell’Officina dell’Avvocatura con l’obiettivo di fare un giro tra tutte le componenti e fissare un calendario di incontri su singoli temi. Gli avvocati sono seriamente intenzionati a contribuire a smaltire l’arretrato civile per restituire efficienza al sistema giustizia: le stime dicono che con un contributo minimo offerto da 10 mila avvocati che potrebbero esaminare fascicoli e predisporre due sentenze a mese si potrebbero smaltire 200 mila sentenze l’anno, mentre con un impegno massimo di 30 mila avvocati si potrebbe arrivare ad evadere 600 mila cause l’anno.
Anche l’Associazione nazionale magistrati propone le sue ricette: eliminazione dei tribunali minori, con un intervento più coraggioso di quello approvato con la manovra di agosto eliminando e accorpando in modo da recuperare risorse, mezzi e personale; eliminare la domanda “anomala”, riorganizzando gli uffici giudiziari, creando sinergie con la PA e rafforzando i meccanismi di sanzione nei confronti delle diverse forme di abuso del processo; rivedere completamente il sistema delle impugnazioni, fare un piano di smaltimento dell’arretrato sul modello delle pratiche virtuose applicate in alcuni tribunali e attraverso l’istituzione dell’ufficio del giudice che può essere realizzato utilizzando al meglio giovani laureati e specializzandi secondo schemi normativi già previsti; attivare procedure di mobilità per recuperare risorse umane da altre pubbliche amministrazioni; informatizzare gli uffici giudiziari ed estendere il processo civile telematico; infine una riforma organica della magistratura onoraria.

Stati generali dell’avvocatura
La prossima settimana l’avvocatura si riunirà a Roma per gli stati generali. Si parlerà di welfare e giovani avvocati, si parlerà di processo civile e processo penale e il ruolo essenziale dell’Avvocatura, di geografia giudiziaria e tribunali minori, ma soprattutto di riforma della professione forense e di liberalizzazioni. Verrà sicuramente invitato il neo Guardasigilli. Due anni fa (lo abbiamo già ricordato) l’allora ministro-avvocato Alfano incassò una standing ovation, ma da allora tanto tempo è passato, tante mediazioni, conciliazioni e riforme mancate.

Incongruenze
Ci sono alcune dichiarazioni che proprio stridono con i fatti rispetto alle quali non si può tacere.
Ora la riforma della Giustizia,
chiedeva il premier uscente, Silvio Berlusconi il giorno prima della presentazione al Senato delle linee programmatiche del nuovo esecutivo. Ora si chiede una riforma della giustizia? Dopo aver fatto di questa riforma il cavallo di battaglia di tutte le campagne elettorali dal ’94 ad oggi? Nel 2001 il II governo Berlusconi ha avuto maggioranze bulgare in Parlamento, ha presentato una riforma dell’ordinamento giudiziario che non ha rappresentato nessuna riforma epocale, che non ha ridotto tempi processuali. Un giorno si prometteva una ferrea riforma del sistema disciplinare della magistratura e il giorno successivo la si ritirava; in un altro si promettevano test psicologici per i futuri togati che venivano poi cancellati durante la discussione. Per quella riforma l’allora sottosegretario alla Giustizia, attuale vicepresidente del Csm, Michele Vietti, lasciò via Arenula per passare all’economia. Ma la riforma dell’ordinamento giudiziario passò senza avere niente di epocale se non le polemiche ad essa legate. Forse sarebbe bastato avere più coraggio e presentare riforme davvero epocali anche correndo il rischio di perdere già da allora alcuni pezzi di coalizione. Del resto i rapporti con l’Udc e l’ex An sono finiti come sono finiti.
Sono stati presentati ritocchi al codice di procedura penale che hanno fatto finire nel cestino della carta di via Arenula progetti ben più ampi di riforma.
È stata promessa a più riprese quella separazione delle carriere che per dieci anni ha tenuto “appesi” tutti i penalisti d’Italia,oggi al termine di una settimana di sciopero, bistrattati e dimenticati per anni da quel centrodestra tanto sostenuto e difeso (o quantomeno non attaccato come avrebbe meritato per le promesse mancate). E adesso si chiede la riforma della Giustizia?

DICHIARAZIONI_PROGRAMMATICHE_DEL_GOVERNO_18111.doc

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