Ad una settimana dall’entrata in vigore dell’aumento dell’IVA dal 20% al 21% su alcuni beni di consumo, le associazioni dei consumatori hanno già raccolto numerose lamentele. È evidente che l’aumento dell’1% dell’Iva comporti poi tutta una serie di incrementi a cascata, soprattutto se, come è stato, il primo effetto viene registrato sul prezzo dei carburanti, ma trovare rincari anche del 10-15% non fa piacere a nessuno.

Che cosa dovrebbe aumentare

Il passaggio dell’aliquota dal 20 al 21 % non inciderà (il condizionale sarebbe meglio, ma prendiamo sul serio quanto stabilito dalla manovra) sulla spesa dei beni di prima necessità come gli alimentari, le bevande, la sanità, l’istruzione, l’abitazione etc, perché soggetti a regime IVA del 10% e del 4%.

Questa la tabella da tenere in considerazione:

IVA AUMENTATA IVA INVARIATA
VESTITI
AUTO (anche riparazioni)
TELEFONINI
SERVIZI TELEFONIA MOBILE
COMPUTER
PARRUCCHIERE
PARCELLE (avvocato commercialista)
CD DVD
ABBONAMENTO PAY TV
ELETTRODOMESTICI
CARBURANTE
BEVANDE GASSATE Vino, Superalcolici, Caffé
METANO PER RISCALDAMENTO
CORRENTE ELETTRICA
SERVIZI FINANZIARI E BANCARI
RISTORANTI
TAXI
VISITE MEDICHE
CINEMA SPETTACOLI
LIBRI
GIORNALI
MEDICINALI
AUTOBUS E TRAM
BIRRA Acqua minerale, Carne, Verdure, Ortaggi, Latte, Frutta, Cereali, Pasta

 

È ovvio che molti beni subiranno il contraccolpo dell’incremento: nei trasporti, ad esempio, se l’azienda subirà un aumento del prezzo del carburante, degli stessi mezzi, dei pezzi di ricambio etc, necessariamente alla lunga dovrà pensare ad un aumento dei biglietti per ammortizzare le maggiori uscite. Stesso ragionamento potranno fare tante altre imprese… Risultato: i prezzi aumenteranno, tutti.

L’Allarme delle associazioni dei consumatori

«Riceviamo numerose telefonate e segnalazioni di protesta da parte dei cittadini per comportamenti scorretti di alcuni negozi e catene relativamente all’applicazione dell’IVA al 21 % – dice Federconsumatori – denunceremo all’Antitrust e alla magistratura qualsiasi pratica commerciale scorretta». Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, hanno quindi fatto un appello a tutta la filiera della intermediazione, commercio, piccola e grande distribuzione, cooperative di consumo, con lo scopo di fissare un incontro per definire tutte le iniziative funzionali da quelle economiche a quelle legislative per venire incontro sia alle esigenze dei cittadini che a quelle del settore.
Un invito a segnalare gli aumenti a tutte le sedi territoriali, su eventuali richieste di pagamento di beni e servizi superiori all’1%, è stato rivolto anche da Adiconsum.
Il Codacons, ha lanciato l’allarme sulle bollette energetiche, interessate dall’aumento a partire da una certa soglia di consumi e su quelle telefoniche e per la fornitura di servizi Internet. «La legge fiscale – dice l’associazione – consente ai gestori di retrodatare l’incremento dell’IVA, che può essere quindi applicato sui consumi non ancora fatturati in bolletta. Ciò comporterà un maggior esborso per milioni di euro a danno dei cittadini, nonostante sia materialmente possibile, grazie alla computerizzazione delle fatture, limitare l’incremento ai soli consumi realizzati a partire dal 18 settembre. A tutela degli utenti italiani – ha detto il presidente Carlo Renzi – stiamo preparando un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia affinché si indachi su eventuali rincari ingiusti».

Lo studio della CGIA Mestre

Secondo i calcoli della CGIA (Associazione artigiani piccole imprese) di Mestre l’aumento di un punto dell’aliquota per le famiglie comporterà un incremento medio annuo di 92 euro, mentre il gettito complessivo sarà di 700 milioni per l’anno in corso e, a partire dal 2012, di 4,2 miliardi di euro (lo studio è leggibile tra i documenti correlati). A fare la parte dei leoni saranno i trasporti con l’aumento dei carburanti, l’acquisto dei mezzi di trasporto, i biglietti, etc., che assorbiranno 32 dei 92 euro stimati, mentre 18 euro in più arriveranno per spese riguardanti mobili, elettrodomestici, abbigliamento e calzature, 12 euro per effetti personali, servizi, assicurazioni e cura della persona, 6 euro per le comunicazioni e 5 per i giochi, la cultura e il tempo libero.
Lo studio calcola anche gli effetti dell’aumento dell’IVA in relazione alla diversa disponibilità di spesa delle famiglie, dalla fascia di reddito di 15 mila euro ad un massimo di 55 mila. Emerge che per la prima fascia, senza familiari a carico l’incremento annuo sarà di 37,54 euro, che sale però a 60,64 euro nel caso di coniuge e due figli a carico. Per un reddito di 30 mila euro si parte da un aumento di 58,27 euro che arriva a 77,84 con coniuge e due figli a carico. Per l’ultima fascia, quella di 55 mila euro, gli aumenti saranno di 99,75 euro annui per i “single”, fino ad un massimo di 123,21 per chi ha coniuge e due figli.

I commercianti non sono ladri

Per il presidente dell’Ascom di Padova, Fernando Zilio, «se anche volessero, i commercianti non potrebbero aumentare i prezzi: con i consumi in netto calo, infatti, ben difficilmente qualcuno di azzarderà ad aumentare qualcosa che la gente fa già fatica a comprare». Il problema allora viene spostato a “monte”, verso la produzione dove, spera Zilio, non dovranno approfittare della nuova Iva per ritoccare i listini.
Attenzione a «dargli all’untore» dice il presidente di Confesercenti di Padova Nicola Rossi, perchè «non si parla di grandi magazzini ma esclusivamente di negozi. Con i tempi che corrono, con i consumi al palo, con le vendite al dettaglio che crollano quasi ogni giorno, i negozianti hanno problemi ben diversi di quello di alzare i prezzi dell’1% o di cogliere la scusa dell’Iva per aumentare gli altri prodotti».
Il 10%? Non solo sul cappuccino…
Gli aumenti piuttosto sarebbero altri. Il presidente provinciale Ascom Zilio, infatti, denuncia che ad essere già aumentate sono le bollette e i pedaggi autostradali «con arrotondamenti a dir poco scandalosi: tanto per citare, la tratta Padova-Monselice della A13 è passata da 1 euro a 1,10 euro con un arrotondamento di ben 9 centesimi rispetto al giustificato aumento di un centesimo susseguente all’introduzione della nuova aliquota IVA».
Confcommercio, comunque, lancia l’allarme contrazione: secondo il presidente Carlo Sangalli l’aumento «colpisce le fasce medio-basse, accentua il rischio inflazione, non risponde all’esigenza di recuperare l’evasione Iva, deprime i consumi e non incoraggia crescita e sviluppo». Secondo il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, l’aumento dell’aliquota comporterà inevitabilmente una fiammata inflazionistica dallo 0,1% in più a settembre allo 0,4% in più tra novembre e dicembre, mentre la contrazione di consumi stimata sarà nell’ordine dello 0,3-0,5%. E proprio in questi giorni la confederazione ha divulgato lo studio (leggibile tra i documenti correlati) che, dati alla mano, dimostra come siano decollate le spese fisse, lasciando nelle tasche degli italiani sempre meno soldi per i consumi “liberi”.

C’è chi dice no?

Alcune grandi distribuzioni hanno già promesso che non faranno ricadere sui consumatori l’aumento dell’1% e che cercheranno di riassorbire l’impatto dei maggiori costi. Le massaie 007 sono già al lavoro.

Chi controlla?

A parte le massaie 007, già sguinzagliate ad esempio dal Codacons Umbria in giro per negozi a controllare i ritocchi dei furbetti e che effettivamente gli affiliati Sma blocchino i prezzi come promesso, i Comuni, ad esempio, possono sempre procedere con la squadra della Polizia Municipale. L’assessore alle attività produttive del Comune di Catania, Franz Cannizzo, ad esempio ha già annunciato che l’amministrazione procederà con i controlli sui prezzi «con l’obiettivo di evitare speculazioni commerciali, garantire la trasparenza dei prezzi e la possibilità di valutare e scegliere da parte dei cittadini».
Non dobbiamo dimenticare però che in Italia esiste Mister Prezzi, vale a dire il garante per la sorveglianza dei prezzi, istituito con la legge- Finanziaria 2008.
Il compito dell’istituzione è proprio quello di vigilare sul corretto andamento dei listini e dei prezzi sul mercato, in realtà un garante dai poteri molto limitati, dal momento che non ha alcuna possibilità di sanzionare in caso di violazioni. Il suo obiettivo, però, è proprio quello di rafforzare i controlli per garantire un mercato corretto in difesa dei cittadini consumatori.
In questi tre anni di vita (l’autorità nacque, con un certo ritardo, dopo l’evidente aumento dei prezzi con l’avvento dell’euro, ma si sa, certe cose vanno pensate bene) il Garante è cambiato tre volte: il primo incarico è stato affidato al capo Dipartimento per la regolazione del mercato del Ministero dello Sviluppo, Antonio Lirosi, a febbraio 2009 è stato sostituito da Luigi Mastrobuono funzionario dello stesso ministero, quindi a luglio 2009 è stato nominato Roberto Sambuco.
A Palazzo Madama esiste infine anche la Commissione straordinaria sul controllo dei prezzi, istituita ad ottobre del 2008 che, come dice la mozione istitutiva, «ha compiti di acquisizione dati ed informazioni, di studio al fine di assumere all’interno del Senato una funzione propositiva di stimolo ed impulso, sia nelle proposte legislative che per affrontare a livello nazionale ed internazionale le tematiche legate all’inflazione e all’aumento dei prezzi».
Commissioni e Garanti, dunque, non mancano, i cittadini, comunque, saranno capaci anche da soli ad individuare eventuali aumenti in discriminati. Resta da vedere se, una volta individuati, qualcuno interverrà per “rimuovere” il sopruso.

IVA AUMENTATA 

VESTITI

AUTO (anche riparazioni)

TELEFONINI

SERVIZI TELEFONIA MOBILE

COMPUTER

PARRUCCHIERE

PARCELLE (avvocato commercialista)

CD DVD

ABBONAMENTO PAY TV

ELETTRODOMESTICI

CARBURANTE

BEVANDE GASSATE Vino, Superalcolici, Caffé

IVA INVARIATA 

METANO PER RISCALDAMENTO

CORRENTE ELETTRICA

SERVIZI FINANZIARI E BANCARI

RISTORANTI

TAXI

VISITE MEDICHE

CINEMA SPETTACOLI

LIBRI

GIORNALI

MEDICINALI

AUTOBUS E TRAM

BIRRA Acqua minerale, Carne, Verdure, Ortaggi, Latte, Frutta, Cereali, Pasta

anticipazioni_riforma_fiscale_CGIA_Mestre1.doc
studio_Confcommercio_sett_20111.doc

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