ROMA. Il volume Assoli contro la mafia sarà presentato alla libreria Arion Montecitorio di Roma giovedì 13 marzo alle 17.30 (piazza Montecitorio 59, 00186, Roma). Il libro, edito da Bea, raccoglie tre testi teatrali antimafia: con  Il mio giudice di Maria Pia Daniele completano la trilogia  Assolo contro la ‘ndrangheta di Enrico Bernard e Marmellata calabrese di Elisabetta Fiorito. Interverranno i deputati Rosa Villecco Calipari  (Pd), Giulia Sarti (M5s) e Antimo Cesaro (Sc). La presentazione sarà seguita da letture di Melania Fiore.

 

Il mio giudice di Maria Pia Daniele si ispira alla storia di Rita Atria, testimone di giustizia contro la mafia, morta suicida a soli 17 anni il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via D’Amelio in cui vennero uccisi Paolo Borsellino e gli uomini della scorta.
“Ho voluto portare la sua storia in palcoscenico con Il mio giudice, testo scritto in versi sciolti e nei modi di una tragedia classica, che ha debuttato nel 1993”, spiega l’autrice Maria Pia Daniele.
“Rita viene raffigurata nella pièce come una novella Antigone che contrasta con coraggio e coerenza la tirannia del potere mafioso, viola le consuetudini a cui dovrebbe sottostare, fronteggia le altre donne del paese – strenue depositarie dei codici d’onore -, e confidando nelle leggi dello Stato fa testimonianza. Pur costretta a fuggire dalla sua terra, continua a combattere, sostenuta dall’esempio luminoso di Paolo Borsellino; ma quando il “suo giudice” verrà ucciso, nel luogo del forzato esilio dove è in regime di protezione, Rita compie un gesto disperato, un atto di estrema denuncia, per il quale ella resta ancora oggi un simbolo di una Sicilia e di un Meridione che vuole cambiare. Se è vero che il Teatro contribuisce a mantenere viva la memoria di ciò che talvolta si perde nella Storia, se la sua identità resta preservata, consegnata al pubblico attraverso la parola, se quindi ho potuto garantire a Rita Atria un’estrema vittoria, altrettanto non si può dire che ciò sia accaduto nella realtà. Dopo la sua morte, un gruppo di giornaliste accompagnò il feretro da Roma a Partanna portando la bara a braccia nel piccolo cimitero in provincia di Trapani. La tomba di Rita venne però distrutta a martellate dalla madre: fu la punizione pubblica per una “ragazza infame”! A 22 anni dalla scomparsa, questa ragazza coraggiosa resta un simbolo di un Paese che vuole cambiare”.

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