L’avvio, il 5 giugno, di una (nuova) istruttoria del garante della concorrenza per accertare l’esistenza (tanto per cambiare…)  di intese verticali lesive del libero mercato, sembrava preludere solo a un’eventuale maxi-sanzione per le Compagnie coinvolte l’inchiesta, invece, sta sollevando il tappeto sotto al quale sono state frettolosamente infilate le due leggi a favore della concorrenza: quelle sul plurimandato degli agenti che cambieranno, di fatto, l’identità di tutti i 64.000 tra agenti e broker (su 252.770 iscritti al RUI. Registro Unico Intermediari). A questo punto gli agenti dovranno trasformarsi in broker . E i broker? E i sub agenti? E i produttori ? Cosa diventeranno?

Il broker , per chi, tra i nostri lettori non lo sapesse, è un professionista che, in teoria, non ha alcun legame con le imprese assicurative: analizza i bisogni del cliente e cerca, sul mercato nazionale o internazionale, la giusta risposta assicurativa con una polizza che, addirittura, spesso scrive lui.

L’agente (italiano), invece, fino ad oggi è stato un professionista che riceve un mandato di rappresentanza da un’impresa assicurativa per vendere solo le polizze di quella Compagnia (raramente di più Compagnie).

Ben due leggi: quella di Bersani del 2006 e quella di Monti del 2012 , hanno imposto alle Compagnie  di lasciare liberi gli agenti di vendere le polizze che più ritenevano adatte al proprio cliente ricercandole, come i broker, nel mercato nazionale e internazionale. Le Compagnie, invece, a danno della concorrenza e del libero mercato, blandendo o ricattando i propri agenti, non hanno mai rispettato le leggi. Questo è il motivo che ha fatto scattare l’inchiesta dell’Antitrust che sicuramente la porterà a comminare pesante sanzioni (ricordo che nel 1993, per lesione della concorrenza, furono multate 40 imprese con 700 miliardi di lire e nel settembre 2011 ne sono state multate altre tre con 13 milioni di euro).

Le Compagnie, quindi, volenti o nolenti, saranno obbligate a rendere liberi e indipendenti i “propri” agenti, ma a questo punto gli agenti, ironia della sorte, perderanno la loro identità.  Perché? Ma perché il solo fatto di essere liberi di pescare polizze nell’intero mercato assicurativo non significa affatto che si trasformeranno automaticamente in broker.  Il mediatore assicurativo (è questo il “nome italiano” del broker) è un tizio che agisce in virtù di un mandato di rappresentanza rilasciatogli dal proprio cliente. Insomma il broker è  il cliente! L’agente no. Non rappresenta il cliente e, tra poco, non rappresenterà più nemmeno le Compagnie. Stessa situazione per tutti gli altri intermediari (sub agenti e produttori). Tutti, insomma, per evitare di andare nudi alla meta, dovranno trovarsi una nuova identità, un nuovo vestito…

Io credo che il vestito possa essere quello della nascita di una figura completamente nuova e diversa di distributore assicurativo che,  cancellando tutte le vecchie figure professionali, riordini, sotto un’unica qualifica professionale, tutti i 250.000 intermediari.

Certo al consumatore potrebbe interessare poco se la persona con cui sta parlando sia un agente, un broker o un produttore, o che abbia un nome nuovo e diverso, ma il suo è un disinteresse che nasce solo perché è (pericolosamente) disattento ai rapporti con il proprio assicuratore. Un conto è, infatti, sapere che l’assicuratore risponde con i propri beni personali di una eventuale cattiva consulenza (broker) e un conto è trovarsi difronte ad un mero venditore di prodotti che potrebbe non rispondere di eventuali cattive consulenze. Per cui a tutelare l’interesse del consumatore devono pensarci altri: una legge per esempio che, creando un nuovo Ordine professionale, cancelli la confusione che prima o poi verrà a crearsi. Tra l’altro, come ho già avuto modo di dire, un Ordine professionale, se ben fatto, avrebbe il pregio di cancellare anche tutte le lotte tribali tra i 20.000 agenti, organizzati, si fa per dire, in quattro sindacati diversi . Ma di questo parleremo meglio a settembre.

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