“Il circo è arte, il circo è cultura”, recita uno striscione, “Viva il circo con gli animali” si legge su un altro, mentre i due striscioni più grandi riportano “Senza animali non è circo” e “Il circo è un valore e chiede rispetto”.
Davanti a Montecitorio, è nutrita e variopinta la rappresentanza dei circhi italiani scesi in piazza per protestare contro il “fondamentalismo” animalista che, «con indicazioni non veritiere» attacca e danneggia il mondo del circo in nome del rispetto degli animali. In particolare, l’offensiva animalista si è scatenata dopo la morte della giraffa Alekandre, scappata  (o liberata dagli attivisti, secondo le versioni) dal circo Rinaldo Orfei a Imola e morta dopo essere stata sedata da un agente della polizia provinciale.
Il fronte animalista ha trovato una sponda in Parlamento nel gruppo Pdl Diritti degli Animali e in particolare hanno fatto sentire il loro disappunto verso il trattamento degli animali nei circhi le deputate Pdl Michela Brambilla e Gabriella Giammarco.
Acrobati, domatori, clown e cavallerizzi non ci stanno e hanno deciso di protestare davanti al Parlamento, capeggiati da Livio e Flavio Togni e Liana Orfei, famiglie simbolo del circo tradizionale italiano.
Nel corso di una conferenza stampa, alla quale hanno preso parte anche  il senatore Pdl, Carlo Giovanardi, la deputata della Lega, Paola Goisis, il critico d’arte, Vittorio Sgarbi e lo psichiatra, Alessandro Merluzzi, hanno spiegato le ragioni della loro protesta, che investe anche l’aspetto normativo ed economico del settore.
Come spiega Antonio Buccioni, presidente dell’Ente nazionale circhi, «il sistema pubblico ha violato il patto legislativo siglato con la gente del circo nel 1968». Nella norma si prometteva «entro sei mesi» la realizzazione di «un elenco delle aree comunali disponibili per le installazioni dei circhi», in sostanza delle piazze a loro dedicate. «C’era il principio – continua Buccioni – che ogni comune avesse una piazza dedicata e degna di questo nome. E’ il 2012 e noi non sappiamo dove accamparci a Brescia, Milano, Roma…». Per di più non arrivano fondi e questa è la vera nota dolente. «Ai circhi – spiega Boccioni – va l’1,5% del Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Su un totale di 6,6 milioni però il 50% va agli spettacoli viaggianti, quindi servono per comprare giostre e impianti del genere, che con noi del circo non hanno nulla a che vedere». Inoltre, quel che resta va diviso tra museo del circo, accademia del circo di Verona, casa di riposo per circensi, un paio di festival e qualche pubblicazione. Insomma, lamenta Buccioni, «alla fine quel che rimane al circo è meno di 2 milioni, è meno del 10% di quello che da la Francia. E’ un caso di sottovalutazione culturale da parte della classe dirigente e di alcuni settori dell’intellighenzia», chiude seccamente Buccioni.
Tra le altre cose, i rappresentanti del circo tradizionale rivendicano il rispetto degli animali e la centralità della loro presenza all’interno degli spettacoli.
«Il circo – secondo il Presidente dell’Enc – ha fatto tutto quello che deve fare. Oggi ha in forza circa 1/3 del patrimonio di animali che aveva negli anni ‘50 e ‘60, ha investito molto in mezzi di trasporto e in locali di ricovero per gli animali». Ed entro Natale, assicura, «l’Ente nazionale circhi si doterà di un codice di autoregolamentazione che in aggiunta alle normative esistenti sancirà i criteri e gli standard per i soci, con riferimento alla presenza e alla stabulazione degli animali».
Appoggiano le motivazioni della protesta dei circhi Giovanardi, Meluzzi e Sgarbi che assicurano di continuare a «far conoscere gli immensi danni prodotti all’economia del nostro paese da una concezione estremista e salottiera del rapporto fra uomini e animali, che finisce per danneggiare gli uni e gli altri».
I due fronti, quello animalista e quello pro circo, sono entrambi agguerriti l’uno contro le posizioni dell’altro. Certo è, come fa notare qualcuno, che la povera giraffa Alexandre, mentre era “prigioniera e umiliata” era comunque viva, poi appena l’hanno liberata è morta.
 

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