Porta a Porta, mercoledì sera, 24 ottobre; poche ore prima la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l’obbligatorietà della mediazione civile e il conduttore, Bruno Vespa rivolgendosi ad un parlamentare dichiara: «non farete un’altra legge perchè gli avvocati ve lo impediranno». Insorge l’Anf: «Il conduttore difende gli affari di famiglia»
«Nella puntata andata in onda mercoledì sera di ‘Porta a Porta’ il conduttore della trasmissione Bruno Vespa, affrontando il tema della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la mediazione obbligatoria ha espresso  giudizi gratuiti e offensivi nei confronti della categoria degli avvocati. E’ una pagina triste per l’informazione,e siamo di fronte a un palese conflitto di interessi.”
Lo dichiara il segretario generale dell’ANF, Ester Perifano, commentando la vicenda.

«Vespa – continua Perifano –  ha detto testualmente, rivolgendosi ai parlamentari presenti in studio che ‘la mediazione obbligatoria serviva ed è stata dichiarata incostituzionale e non ne farete un’altra  perché gli avvocati ve lo impediranno’, aggiungendo poi che ‘gli avvocati guadagnano sui processi lunghi’, indicando il Parlamento come un covo di lobbisti».
«E’ bene ricordare – aggiunge- che la moglie del giornalista è stata, come dirigente del ministero di giustizia, tra i principali fautori dell’approvazione di una normativa  che sin dall’inizio presentava profili evidenti di incostituzionalità, al punto che il Parlamento, e non gli avvocati, aveva piu’ volte invocato radicali correzioni. Ma gli interessi economici hanno prevalso e alla fine è stato varato un meccanismo inutile, sbagliato, costoso e dannoso per i cittadini e le cui ricadute sulla efficienza del sistema giustizia sono state limitatissime. Valutiamo molto grave l’attacco all’indipendenza di giudizio della Corte Costituzionale e rispediamo al mittente le offese gratuite che ha rivolto alla categoria: noi abbiamo utilizzato gli strumenti a disposizione di ogni cittadino, rimettendoci al giudizio della Corte Costituzionale e non alle buone entrature familiari nei salotti del giornalismo televisivo italiano. E i fatti ci hanno dato ragione. Ora l’ANF sta attentamente valutando se esistono, nel comportamento del giornalista, profili rilevanti dal punto di vista penale e anche disciplinare, in considerazione del ruolo che egli svolge nella RAI che, come tutti sanno, svolge un servizio pubblico».

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