L’Associazione nazionale avvocati italiani mette in evidenza le contraddizioni delle dichiarazioni del ministro della Giustizia nella sua relazione.
“Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014 davanti alla Corte di Cassazione – ha dichiarato il presidente Anai Maurizio De Tilla – il Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, si è auto-lodata attribuendosi alcuni meriti come la modifica della geografia giudiziaria “ridisegnandola secondo le mutate esigenze, con significativi risparmi di spesa, maggiore produttività e un recupero di credibilità capace di incidere fattivamente sulle relazioni economiche ed anche di attirare nel nostro Paese investitori internazionali”. 

In realtà è accaduto esattamente il contrario con lo spreco di risorse (vedi i nuovi Tribunali di Bassano del Grappa e di Chiavari ora aboliti), con la paralisi di gran parte dei processi pendenti davanti agli uffici giudiziari soppressi, con i rinvii delle cause anche a più di quattro anni, con la negazione dei criteri a presidio di una corretta revisione (assenza di infrastrutture, criminalità organizzata, etc.). In altri termini la scriteriata e selvaggia revisione della geografia giudiziaria ha rallentato la giustizia e pregiudicato i diritti dei cittadini”.

“La Ministra Cancellieri ha poi portato – come interventi meritori e positivi – la reintroduzione della media conciliazione obbligatoria (che sta fallendo), la possibile accelerazione dei tempi del processo per mezzo dell’adozione di una sentenza senza una completa motivazione (che costituisce una violazione della Costituzione), la revisione del meccanismo delle impugnazioni (con il filtro in appello che è quasi del tutto disapplicato per la pessima ed incomprensibile formulazione della norma e le difficoltà di applicazione)”.

Infine la Ministra Cancellieri – ha concluso De Tilla – si è vantata per la introduzione di un processo telematico che è invece ancora in una fase preliminare ed insufficiente, con un’applicazione ed una resa a macchia di leopardo.

Anche Lei, adottando una nota espressione politica, intende smacchiare il leopardo senza conoscerne la natura e senza una minima cognizione dei tempi e delle modalità dell’operazione”.

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