“Quando il sarcofago di Alessandro fu tratto fuori dal sepolcro, Augusto fissò il corpo, pose sul coperchio di vetro una corona d’oro e vi sparse sopra dei fiori in segno di venerazione. Richiesto se volesse vedere anche la salma di Tolomeo, rispose «Desideravo vedere un re, non dei cadaveri»”, scrisse Svetonio in Vita di Augusto.

L’ammirazione verso Alessandro Magno non ha avuto confini geografici né temporali. Ancora oggi viene considerato uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi. “Sono debitore a mio padre per la vita, ma devo al mio insegnante una vita degna di essere vissuta”. Questo il sentito ringraziamento di Alessandro ad Aristotele, suo indiscusso maestro di vita. Allo stesso modo a lui si rivolsero con gratitudine le successive generazioni. Gli furono grate per il suo esempio di determinazione, valore, coraggio, civiltà e umanità. Celebrato, osannato, raramente criticato, ha dato vita a un vero e proprio genere letterario, denominato Il Romanzo di Alessandro. Sebbene simbolo della cultura greca, il suo carisma fu talmente intenso da essere recepito, e riadattato, anche in area islamica.

Vincenzo La Salandra è un orientalista e arabista che si occupa da anni di letteratura, arte e divulgazione storica e poetica; per la GBE ha appena pubblicato il saggio storico Alexander Islamicus, l’immagine di Alessandro Magno nelle fonti arabo-islamiche medievali. L’idea è quella di mostrare – attraverso l’esame di alcuni tra gli autori arabi più importanti – come il “mito alessandrino” sia stato recepito dalla letteratura araba medievale e da essa arricchito di immagini islamiche.
È il IX secolo il momento cruciale per la trasmissione del sapere greco-ellenico nell’Islam. Esso viene sistemato in trattazioni schematiche e dettagliate. Nasce il tema dell’uomo perfetto, al-Insan al-Kamil, dotato di qualità religiose, politiche, filosofiche, mondane, culturali e individuali. Alessandro viene inserito nella lista dei filosofi greci, e di conseguenza considerato non solo abile condottiero ma anche profeta. Lo studioso analizza due tipi di produzione letteraria: l’adab, ossia l’insieme delle conoscenze profane e mondane, e la storiografia musulmana classica. La storia è posta sotto il controllo della Rivelazione, è mitologizzata ed ha un fine edificante. La figura di Alessandro di conseguenza è descritta sia con i toni meravigliosi dell’adab che con quelli precisi e descrittivi della storiografia.

Punto di partenza dell’indagine è la figura di Alessandro nella letteratura latina. Opera fondamentale è l’Historia Alexandri Magni di Curzio Rufo risalente al I secolo dopo Cristo. Il Macedone è protagonista assoluto. Siamo in piena età imperiale e Alessandro è al tempo stesso sia un modello politico per i principi sia un eroe da romanzo. Nasce un vero e proprio genere letterario detto il Romanzo di Alessandro la cui fortuna durerà per tutto il medioevo. A partire dall’età costantiniana fiorisce una letteratura di intrattenimento, destinata ad un pubblico colto, incentrata sul ciclo troiano e sulle gesta di Alessandro. Le biografie di Plutarco (I\II d.C.) avranno sicuramente influenzato la struttura di queste opere, ma il modello principale per il medioevo orientale e occidentale è il Romanzo di Alessandro dello Pseudo-Callistene (II d.C.). Questa opera sarà guida e fonte principale per le numerose traduzioni ed i successivi riadattamenti arabi. Gli arabi infatti non ebbero contatti diretti con la cultura latina, ma solo con quella greca. La cultura islamica ha accolto nella sua forma primitiva tutta la tradizione greca, quella persiana e quella indiana.

La Salandra analizza poi le letterature che hanno “ospitato” il mito di Alessandro: la letteratura biblica e quella coranica. Nella Bibbia si parla di Alessandro nel primo libro dei Maccabei (la conquista in Oriente), nel libro di Daniele e nell’Apocalisse di Giovanni. La sua figura è valutata positivamente. Ma è in Daniele che Alessandro assume una grande potenza espressiva ed evocativa: diventa il protagonista assoluto di una visione escatologica e mitica. Il biblico Alessandro-capro distruttore dell’impero persiano genererà il Dhu-l-Qarnayn (“quello dalle due corna”) coranico. Nel Corano (sura XVIII) Alessandro è un profeta che Dio ha voluto conquistasse e detenesse il potere sui due corni, l’Oriente e l’Occidente.

L’opera è conclusa da un excursus su alcuni degli autori arabi più rappresentativi che hanno utilizzato il mito di Alessandro. Tra questi Ibn al-Athir (X d.C.), grande storico arabo delle crociate, usa l’immagine di Alessandro conquistatore, quale concreto personaggio storico. Il geografo Ibn al-Faqih (X d.C.) se ne serve come pretesto per descrivere luoghi esotici e popolazioni mitiche. In ‘Attar (XIII d.C.) il macedone è simbolo dell’inutilità materiale del mondo. In Veysi e in Ibrahim Ahmedi è simbolo di saggezza politica. Abu l-Fada’il di Hamat, che ha trasmesso le lettere in arabo scritte da Federico II al ritorno dalla crociata, nella sua opera paragona l’imperatore svevo ad Alessandro Magno per grandezza del regno, potenza e audacia. Ciò che emerge da questo saggio è come la figura di Alessandro appaia versatile a ogni contesto della letteratura araba e islamica. È citato da geografi, storici, scienziati, funzionari di corte. Ne risulta una complessa personalità letteraria frutto non di una semplice trasposizione dal pensiero greco, ma di una concreta e articolata riutilizzazione in chiave islamica.

 

Alexander Islamicus. L’immagine di Alessandro magno nelle fonti arabo-islamiche medievali
di Vincenzo La Salandra
Ginevra Bentivoglio EditoriA
pagg. 86
11 euro

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