“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti.[…]”, scriveva Adriano poco prima di morire. Un imperatore colto, amante della cultura greca a tal punto da essere detto con disprezzo graeculus. Aveva capito l’importanza della grecità e volle creare un legame indissolubile con essa attraverso una politica filellenica il cui manifesto più eloquente a Roma fu la sua stessa residenza, Villa Adriana dove è stata allestita la mostra Adriano e la Grecia. Villa Adriana tra classicità ed ellenismo.

L’evento, curato da Elena Calandra e Benedetta Adembri, è promosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio in collaborazione con la Direzione Musei, Mostre e Programmi Educativi del Ministero della Cultura e dello Sport della Grecia e la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Occasione della mostra è stata la coincidenza che vede quest’anno alla presidenza europea la Grecia il primo semestre e l’Italia il secondo, anche se, come ha spiegato Elena Calandra, soprintendente per i beni archeologici del Lazio “l’idea di una mostra incentrata sul forte legame tra Grecia e Roma c’era da tempo. Si è scelta Villa Adriana in quanto è il luogo per eccellenza che rispecchia la Grecia come la vede e conosce Adriano, e rappresenta quindi un osservatorio privilegiato da cui osservare il mondo greco che lo ha ispirato”.

Da Pericle ad Alessandro Magno
Non solo la Grecia classica di età periclea (V sec. a.C.) ma anche l’Ellenismo, periodo che inizia con la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) e che vede la grecità espandersi da Atene a tutto l’ecumene. “La mostra” ha aggiunto Federica Galloni, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio “ha in sé il messaggio dell’ellenismo: la democrazia, un principio vigente ancora oggi in molti stati del mondo. Il binomio Italia-Grecia non è casuale in quanto questi due paesi insieme sommano valori fondamentali”. La mostra vuole quindi rapportare Adriano a tutte le evoluzioni della grecità, evidenziando il suo rapporto con Alessandria, capitale ellenistica del regno dei Tolomei, che ha ispirato la costruzione di Villa Adriana in maniera maggiore rispetto alla stessa Atene. “In alcune parti della residenza tiberina si scorgono citazioni delle ville dinastiche ellenistiche a cui Adriano si ispira” ha spiegato Bendetta Adembri, direttore dell’area archeologica di Villa Adriana “gli scavi a Piazza d’oro per esempio hanno portato alla luce resti di tempietti che dovevano essere inseriti in un paesaggio idillico-sacrale simile a quelli testimoniati dalle pitture vesuviane”. Attraverso l’esposizione di circa cinquanta opere, la mostra vuole quindi evidenziare i parallelismi, quasi come un gioco di specchi, fra le testimonianze greche e le rielaborazioni che Adriano fa nella sua residenza. Il percorso si snoda nelle stanze dell’Antiquarium del Canopo dove, accanto ai reperti rinvenuti a Villa Adriana, sono esposti ventidue pezzi avuti in prestito da alcuni dei più importanti musei greci, come il Museo Nazionale Archeologico di Atene, i Musei Archeologici di Tripoli, Astros, Maratona, Corinto e del Pireo. “Si tratta in alcuni casi di opere poco conosciute o mai uscite dai loro musei” ha sottolineato Elena Calandra “riuscire ad averle in prestito è stato un grande successo”. Successo ottenuto anche grazie al grande amore che Adriano ha sempre mostrato nei confronti della Grecia. Concetto ribadito da George Kakavas, direttore del Museo Nazionale Archeologico di Atene “ per noi greci Adriano è anche il nostro imperatore, il nostro leader. Ha amato Atene decorandola di meravigliose opere d’arte. Era un grande umanista. Voleva trasformare Atene in una città culturale dell’Impero romano. Così come Antinoo rappresenta l’amato di Adriano, vi abbiamo prestato il nostro busto di Antinoo da Patrasso come simbolo del forte legame tra Grecia e Roma”. Non si tratta di una semplice mostra ma di un più ampio progetto culturale. La mostra è infatti corredata non di un tradizionale catalogo, ma di una guida in italiano e inglese, edita da Electa, proprio perché il fine è quello di “parlare al mondo”. E’ previsto anche un Volume di Studi contenente le riflessioni di eminenti studiosi su diversi aspetti inerenti la figura dell’imperatore Adriano.

Visite guidate (e non solo)
Sono previste anche due iniziative volte a potenziare la funzione della villa come centro di cultura e educazione. La prima, ArcheoAndando, consentirà alle famiglie di avvicinarsi alla mostra e alla figura di Adriano attraverso il gioco. La seconda iniziativa è invece rivolta alle scuole di Tivoli che avranno la possibilità di usufruire di una visita gratuita alla mostra. “E’ fondamentale” ha spiegato Benedetta Adembri “che gli abitanti di Tivoli acquisiscano la consapevolezza di appartenere ad un territorio unico”. Villa Adriana è un sito archeologico di grandissima importanza, basti pensare che l’area archeologica ha un’estensione maggiore di quella di Pompei: 120 ettari, di cui 80 demaniali e 40 privati. Degli 80 ettari demaniali solo 40 sono visitabili. Federica Galloni ha chiarito che la residenza riceve grande attenzione nella corresponsione dei fondi, tanto che “dal 2005 al 2012 le sono stati destinati 10 milioni di euro e ce ne sono altri 6 milioni in arrivo. Dovevano arrivare finanziamenti dalla regione che invece sono stati dati alla Sanità. Una profusione enorme, soprattutto in questo momento, ma che copre soltanto le spese per gli interventi  conservativi. Servono fondi più sostanziosi per organizzare eventi culturali. Abbiamo molte idee che permetterebbero di mantenere l’offerta culturale della villa sempre alta, ma mancano i fondi per realizzarle. Tra queste il progetto GAC (Grandi Attrattori Culturali) ideato per rivalutare le tre ville Adriana, Gregoriana e D’Este, prevede pacchetti da offrire ai turisti che hanno già visitato Roma e vogliono vedere le altre bellezze della nostra regione. Se avessimo i fondi potremmo convogliare verso le ville i turisti che arrivano al porto di Civitavecchia. Ma senza fondi rimangono solo le idee”. Dello stesso parere Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità, per il quale Villa Adriana merita progetti scientifici e quindi risorse straordinarie oltre ad una progettazione seria che permetta di evitare le emergenze. Sebbene dal 2000 ad oggi si sia registrato un calo delle presenze, su cui ha sicuramente influito la crisi economica, negli ultimi due anni il sito ha registrato una “tenuta perfetta di circa 200 mila visitatori l’anno”, risultato ottenuto anche grazie alle mostre su Antinoo (2012) e sulla Yourcenar (2013). E’ stata chiarita anche la situazione del santuario di Ercole, inaugurato nel 2011. Il sito è visitabile al momento solo su prenotazione dal momento che in loco sono stabili quattro custodi. E’ interdetta la zona del crollo e l’area dove bisogna effettuare gli scavi. Non appena saranno pronte le linee guida, verranno espletate le gare per i servizi di cultura e quindi potrà essere offerto anche un servizio di guida.

Adriano il Graeculus
Ma chi era Adriano? Succeduto a Traiano, fu imperatore dal 117 al 138. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento delle frontiere dell’impero, che sotto Traiano aveva raggiunto la massima espansione. La sua politica di pace, sia esterna che interna, e la sua saggezza amministrativa giovarono molto allo Stato romano. Letterato, musicista, architetto, esteta raffinato, ammiratore della civiltà greca, ma anche uomo dissoluto, tormentato, egoista, Adriano ha una personalità complessa e contrastante. Il suo rapporto con la Grecia fu in un primo momento culturale, essendo il luogo della sua formazione, successivamente politico. Qui infatti, ancora privato cittadino, ricoprì la massima carica greca (l’arcontato). In questa fase si ammanta di una veste politica greca e sviluppa un’idea di ellenicità che impronterà per sempre la sua politica e la costruzione della sua residenza nonché del suo impero, tanto che i suoi detrattori lo definiranno in senso dispregiativo graeculus, ossia grechetto. Una volta divenuto imperatore viaggiò tantissimo, soprattutto in Grecia. Usò per 6 anni Atene come base di partenza per viaggi in oriente. Fu chiaro che per lui Atene era una sorta di capitale. Era la prima volta che un imperatore osava tanto. La presenza di Adriano in Grecia è accompagnata fin da subito dalla realizzazione di suoi ritratti: l’effige più antica gli viene dedicata in occasione dell’arcontato (112 d.C.) nel Teatro di Dioniso, luogo politico di grandissima importanza. Testimonianza questa del grande rispetto di cui godeva Adriano già da arconte, una carica che sembra prefigurare il ruolo che andrà a coprire cinque anni dopo. Numerosi sono i ritratti dedicatigli una volta divenuto imperatore, come il ritratto dal Pireo: una statua colossale loricata, ossia munita di corazza. Questa tipologia statuaria è tipica dell’età adrianea e testimonia che l’imperatore, accusato di “pacifismo”, in realtà amava richiamare il suo passato di valoroso combattente e sottolineare il proprio ruolo militare nel momento in cui inaugurava una politica di contenimento delle frontiere. Pur non tentando nuove conquiste, va infatti ricordato che dovette sedare la rivolta giudaica e che continuò sempre ad occuparsi dei bisogni e dell’efficienza delle sue legioni. I sostegni delle statue loricate spesso sono costituiti da prigionieri, proprio a voler indicare il successo della politica imperiale nel garantire la sottomissione dei barbari. Il programma decorativo delle corazze è un’ulteriore prova del filellenismo adrianeo: in esse infatti sono rappresentati la Lupa con i gemelli e la dea Atena con civetta, animale che identifica la dea “ateniese” per eccellenza. In questo modo l’imperatore si assicurava la protezione delle divinità simbolo di Roma e di Atene. Negli anni del suo secondo viaggio ad Atene i ritratti aumentano: Pausania ci informa che fu lo stesso Adriano a fare collocare una sua statua nella cella del Partenone accanto a quella di Atena, che due sue statue si trovavano davanti l’Olympeion mentre altre, donategli dalle città colonie, stavano intorno al tempio. Sappiamo dell’esistenza di sue statue anche nell’Agorà antica e nella strada del Falero. Viceversa a Roma è Villa Adriana a diventare il manifesto più eloquente della sua politica: la Piazza d’Oro ha la stessa planimetria della Biblioteca di Adriano ad Atene, le Cariatidi del Canopo copiano quelle dell’Eretteo sull’Acropoli. Anzi, è proprio grazie alle copie adrianee che oggi riusciamo a ricostruire le parti mancanti degli originali greci. Il ciclo scultureo del Canopo, ispirato all’arte greca di V secolo a.C. e di età ellenistica, ha un ruolo fondamentale all’interno della villa perché attraverso l’evocazione di elementi cari alla propaganda imperiale adrianea, come la virtus, la pax, la victoria,  voleva rappresentare l’impero come un mondo pacificato e florido. Per Adriano la Grecia era cultura e la cultura era politica.

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