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Primo rosso italiano passito secco ad ottenere la Docg

Lo Sforzato della Valtellina

14 Dicembre 2012 di  Valentina Vercelli

Meno famoso del cugino Amarone, è prodotto in poche centinaia di migliaia di bottiglie sui terreni impervi della Valtellina e rappresenta uno dei simboli della viticoltura eroica.

Lo Sforzato della Valtellina

Lo Sforzato, o Sfursat, è il primo vino rosso passito secco italiano che ha ottenuto la Docg, nel 2003. E’ prodotto con uve chiavennasca, un clone di nebbiolo, vitigno di origine piemontese, portato dai Liguri forse nel Medioevo in Valtellina, allora via privilegiata per raggiungere i Paesi del Nord Europa.

Qui il nebbiolo, sui ripidi pendii della sponda destra del fiume Adda, ha trovato un ambiente speciale: basti pensare che nella zona tra Inferno e Grumello, a 450 metri di altitudine, ci sono palme, piante grasse e altre specie africane; merito dell’esposizione eccellente, della protezione delle alte montagne e della pendenza del terreno, che assicura alle viti un perfetto drenaggio, tanto che in Valtellina non c’è stata per il vino un’annata negativa dal 1996. I mirabili terrazzamenti su cui crescono le viti furono realizzati dai Romani e tutto il terreno è di riporto, un’opera monumentale che contraddistingue il paesaggio e che assicura alla vite un habitat difficilmente eguagliabile in altri parti del mondo. Qui molto spesso si lavora senza l’ausilio di macchinari e il territorio rappresenta uno dei migliori esempi di viticoltura eroica del nostro Paese.

 

La zona, tra fine Ottocento e fino al secondo dopoguerra, è stata sostanzialmente una colonia svizzera e la Docg dello Sforzato rappresenta l’unico caso in Italia in cui parte del territorio di produzione è situato al di fuori dei confini nazionali, in Val Poschiavo,.

La Svizzera è stata a lungo l’unico cliente per i vini prodotti in Valtellina, grazie a un accordo privilegiato che permetteva al Paese di acquistare i vini locali a un prezzo fisso, stabilito di anno in anno. Ma come troppo spesso succede in Italia, questa enorme fortuna si è trasformata in una maledizione poiché i viticoltori si sono approfittati della situazione, privilegiando una produzione di quantità e non di qualità. Verso la fine degli anni Settanta, complice anche la nascita dei primi vini provenienti dal nuovo Mondo, la Svizzera ruppe l’accordo: poteva trovare altrove vini più buoni a un prezzo inferiore.

E per la Valtellina vinicola è cominciato un periodo buio, durato circa un decennio: nessuno in Italia voleva più i vini locali, considerati di pessima qualità. Artefice della rinascita della viticoltura valtellinese è stata la Nino Negri, la più importante azienda locale, oggi di proprietà del gruppo Giv.

Attualmente in Valtellina si producono circa cinque milioni di bottiglie, di cui 400.000 sono di Sforzato.

Lo Sforzato nasce da uve nebiolo selezionate e raccolte sette, dieci giorni prima delle altre, in modo che presentino maggiore acidità. Le uve vengono quindi poste ad appassire in appositi fruttai per un periodo compreso tra i 90 e i 120 giorni, secondo lo stesso metodo di produzione dell’Amarone. Al termine del processo, quando l’uva ha perso oltre il 30% del suo peso, viene pigiata e il ricavato affronta un affinamento in legno di almeno un anno e un ulteriore affinamento in bottiglia che può variare dagli otto ai 12 mesi, prima della messa in commercio.

Lo Sforzato ha colore rosso vivo che tende al granato con l’invecchiamento. Al naso presenta sentore di marmellata di frutta e viola appassita, cui seguono aromi di spezie, come la cannella, i chiodi di garofano, il pepe nero, oltre a liquirizia, cacao e caffè. In bocca non si percepisce la grande alcolicità, grazie al corpo e all’acidità; è un vino pieno, opulento, di grande persistenza.

Le annate da non perdere sono la 2001 e la 2007 e, a un gradino più basso, la 2004 e la 2005.
A tavola va servito a una temperatura di 18° e si abbina a carni rosse, selvaggina da pelo, formaggi di lunga stagionatura, ma può essere anche bevuto da solo, come vino da chiacchiera davanti al camino.

 

I produttori consigliati

Nino Negri
Sfursat di Valtellina Docg Carlo Negri, 100% Chiavennasca, venduto in loco a circa 25,50 euro.
Sfursat di Valtellina Docg 5 Stelle, 100% Chiavennasca, venduto in loco a circa 42 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Via Ghibellini 3, Chiuro (SO), tel. 0342.485211, www.ninonegri.it
  Aldo Rainoldi
Sfursat di Valtellina Docg, 100% Chiavennasca, venduto in loco a 22 euro.
Sfursat di Valtellina Docg Fruttaio Ca’ Rizzieri, 100% Chiavennasca, venduto in loco a 31 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Via Stelvio 128, Chiuro (SO), tel. 0342.482225, www.rainoldi.com
  Mamete Prevostini
Sfursat di Valtellina Docg Albareda, 100% Chiavennasca, venduto in loco a 36 euro.
Sfursat di Valtellina Docg Corte di Cama, 100% Chiavennasca, venduto in loco a 26 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Via Don Primo Lucchinetti 61, Mese (SO), tel. 0343.41522,
www.mameteprevostini.com
  Plozza
Sfursat di Valtellina Docg Vin da Cà 2006, 100% Chiavennasca, venduto in loco a circa 19,50 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Via Cappuccini 26, Tirano (SO), tel. 0342.701297, www.plozza.com
 
Valentina Vercelli
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Valentina Vercelli
Valentina Vercelli
Informazioni sull'autore

Milanese, 37 anni, dopo il liceo classico e una laurea in lettere moderne con indirizzo comunicazione, si è chiesta che cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita. E si è risposta: “scrivere e viaggiare”. Le sono sembrate due attività ben poco remunerative e, quindi, ci ha bevuto su per dimenticare. Così si è appassionata anche di vino.

Fortunatamente, nonostante le premesse, tutto è andato quasi per il meglio: è diventata giornalista professionista, ha lavorato nelle redazioni delle più importanti testate di turismo e continua a interessarsi di vitigni poco conosciuti e viticoltori eroici. Ma nella prossima vita ha già deciso che farà il cardiochirurgo a Berlino.

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