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Il Cirò della Calabria

22 Giugno 2012 di  Valentina Vercelli

Ottenuto dal vitigno Gaglioppo, nell’antichità era il vino con cui si festeggiavano le vittorie alle Olimpiadi. Oggi il Cirò vinificato in rosso dà vita a uno dei migliori vini del Sud Italia; il rosato è ideale per le cene estive a base di pesce.

Il Cirò della Calabria

Manca poco più di un mese alle Olimpiadi di Londra e mi chiedo con che cosa si brinderà alle vittorie. In antichità il vino deputato a festeggiare era uno soltanto: si chiamava Krimisa, o Cremissa, ed è l’antenato dell’odierno Cirò. La storia di questo vino calabrese inizia nell’VIII secolo a.C., quando alcuni coloni greci sbarcarono nella zona di Punta Alice e fondarono un insediamento, non dimenticando di costruire anche un importante tempio dedicato al dio del vino Bacco, in segno di ringraziamento; in Calabria, infatti, i coloni greci trovarono una terra fertilissima e ideale per la coltivazione della vigna, al punto di ribattezzarla Enotria.

 

Importarono, quindi, dalla madrepatria molti vitigni per coltivarli nella nuova terra promessa e tra questi figura senz’altro il Gaglioppo, il vitigno oggi più celebre e vocato della regione che, vinificato in purezza, dà vita al Cirò rosso e al Cirò rosato.

 

Il Gaglioppo, il cui nome significa, “bellissimo piede”, ha grappoli compatti, di forma allungata e di colore blu intenso; matura nella prima metà di ottobre; ha trovato il suo habitat ideale in Calabria, dove ci sono terreni siccitosi e aspri e un microclima ideale. Nei decenni scorsi fu spesso impiegato come vino da taglio per il Barolo e altri vini del nord, mentre oggi è stato riscoperto e apprezzato, soprattutto vinificato in rosso.

Il vino che se ne ottiene, di colore rosso rubino intenso e profumo vinoso, ha notevole corpo e una gradazione alcolica che spesso supera i 14°; può sopportare egregiamente un medio invecchiamento di otto, dieci anni che gli conferisce complessità e uno straordinario bouquet.

Oltre che come vino ufficiale delle Olimpiadi, il Cirò era conosciuto fin dall’antichità per un’altra sua caratteristica, ovvero quella di essere un potente toccasana, un “tonico opulento e maestoso per la vecchiaia umana, che vuole coronarsi di verde ancora per anni”.

A tavola il Cirò rosso si abbina a carni rosse alla griglia, selvaggina, arrosti e capretto allo spiedo e va servito a una temperatura tra i 18 e i 22°; il Cirò rosato, invece, sebbene si possa accompagnare anche con carne bianca alla griglia o arrosto, dà il meglio di sè con primi piatti a base di sughi saporiti, come le lasagne al forno, il risotto con la salsiccia o la zuppa di pesce, e con secondi di pesce, servito a una temperatura tra i 10 e i 12°. Esiste anche un Cirò bianco, ottenuto da uve Greco bianco con una piccola percentuale di Trebbiano toscano, ideale come aperitivo o con primi piatti di pesce e verdure.

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Visite guidate in cantina e degustazioni su prenotazione.
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Valentina Vercelli
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Valentina Vercelli
Valentina Vercelli
Informazioni sull'autore

Milanese, 37 anni, dopo il liceo classico e una laurea in lettere moderne con indirizzo comunicazione, si è chiesta che cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita. E si è risposta: “scrivere e viaggiare”. Le sono sembrate due attività ben poco remunerative e, quindi, ci ha bevuto su per dimenticare. Così si è appassionata anche di vino.

Fortunatamente, nonostante le premesse, tutto è andato quasi per il meglio: è diventata giornalista professionista, ha lavorato nelle redazioni delle più importanti testate di turismo e continua a interessarsi di vitigni poco conosciuti e viticoltori eroici. Ma nella prossima vita ha già deciso che farà il cardiochirurgo a Berlino.

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