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Torte all’italiana con Renato

Stringiamoci a coorte, siam pronti alle torte

18 Marzo 2013 di 

Renato Ardovino, salernitano apparentemente a Milano, con il suo Torte in corso, il programma italian-style di Real Time, tenta senza riuscirci di offrire una versione a portata di casalinghe del fantasmagorico Il boss delle Torte.

Stringiamoci a coorte, siam pronti alle torte
Il mondo va a rotoli? Siamo già nel baratro di una crisi economica senza precedenti? Si, è vero, è un periodo un po' difficile, ma cerchiamo di vedere le cose con ottimismo perché adesso c'è Renato.

Chi è Renato? E' l'uomo che ci insegna a fare le torte iperdecorate... un'artista del cake design. Insomma, un nuovo capolavoro della tv “factual” ma con quell'inconfondibile stile italiano che televisivamente parlando si traduce più o meno con “vorrei ma non posso”.

Eh si perché in America è da tempo che imperversa il pasticciere/artista dall'ego talmente smisurato da costruirgli un programma attorno: si chiama “Il boss delle torte” e ovviamente si parla di un italo americano (altrimenti come sarebbe mai potuto venire in mente di associare la parola “boss” alle torte?).

In onda dal 2009 il boss delle torte è un reality/documentario ed è per questo che forse ha impiegato tutto questo tempo per generare una costola “localizzata” in Italia: meglio orientarsi su qualcosa di didattico e infatti il miglior pregio di Renato Ardovino è quello di insegnarci a decorare una torta con la fantasia: la sua... e qui cominciano i problemi. In ogni puntata c'è una cliente, donna (il canale Real Time ha le donne come target privilegiato quindi perché sforzarsi a trovare uomini che hanno bisogno di farsi fare una torta scenografica?) che ha bisogno di una torta che stupisca per un’occasione che stimola la fantasia per battere il record dell'inutilità. Quella che mi ha colpito è la torta per inaugurare la mostra di pittura di un'artista che finalmente aveva realizzato il suo sogno: esporre solo con le sue opere, preciso di natura astratta e anche piuttosto originali nell'insieme.

Se fossimo stati in America il Boss avrebbe preparato un'enorme e complessa struttura in puro stile Exxagerate-USA, il kitsch avrebbe regnato e il burro, lo zucchero, la panna e il cioccolato sarebbero sarebbe stati impastati, manipolati, colorati, spatolati, fusi e incisi con sapienza. Il risultato può essere discutibile dal punto di vista del buon gusto e forse, aggiungo io, anche del gusto in sé (perdonatemi ma una torta a forma di Harley Davidson a grandezza naturale secondo me sa di Harley Davidson fosse anche solo per coerenza) ma almeno fai la tua porca figura con gli amici che resteranno tutti a bocca aperta pronti a ingurgitare il manufatto. In Italia invece “Renato Renato Renato che bella torta ci hai preparato ah ah (2volte)” prende in carico la missione e si mette all'opera. Come?

In linea di massima sempre con lo stesso tipo di torta a tre piani, tenuta con gli stecchi sennò cade, fatta principalmente con una base di pan di spagna, e ripiena di crema (io ho visto usare crema al mascarpone) e poi una distesa infinita di pasta di zucchero colorata spessa almeno mezzo centimetro se non di più. Ed io che ripetevo, adesso entra in scena l'italian style e anche se barocco lo accetterò, eccolo, una fontana stile reggia di Caserta, una testa di zucchero come i mostri del parco di Bomarzo e invece? Invece Renatino prende ‘sti panetti colorati di pasta di zucchero che pare il Didò (per intenderci, quella pasta molliccia che ha sostituito il vecchio pongo nei giochi dei bambini) mentre il sottopancia mi segnala che “la pasta di zucchero colorata si può acquistare già fatta nei negozi specializzati” (e certo, dove potevo comprarla, dallo spacciatore all'angolo?) e... li stende col mattarello, da vero “cake designer” e poi... poi con i “coppapasta” ritaglia delle mattonelle di vari colori e con una fantasia davvero fuori del comune li incolla sulla torta che era già stata “foderata” precedentemente da uno strato colorato più spesso di pasta di zucchero.

La cosa divertente è vedere come Renato interpreta la missione e come la sua “fantasia” reinventa le opere astratte della cliente. A questo punto è il caso di introdurre un altro personaggio presente nel programma: è Angelo, il nipote di Renato che lo affianca nella preparazione in qualità di apprendista pasticcione (o pasticciere) e star indiscussa di un momento ben preciso della trasmissione che si chiama “Provaci ancora Angelo”.

Il nepotismo (è proprio il caso di dirlo) si istituzionalizza e paga il biglietto dell'umiliazione in versione soft per quei due minuti di popolarità interamente dedicati e che si concludono sempre con un fallimento più o meno plateale del giovane per poter far dire al famoso zio “Provaci ancora Angelo”. Il giovane Angelo è abilissimo a fare domande del tipo “zio ma come si monta la panna?” volte a dare un contenuto altamente educational al programma visto che Renato si prodiga in spiegazioni che, a onor del vero, sono sempre precise e puntuali... ma, come il resto del programma, prive di personalità, di spessore. Forse però sbaglio clamorosamente e Renato ha portato una ventata nuova nei programmi di cucina: non più offese gratuite alla Gordon Ramsey oppure sadismi giustificati solo dalla qualifica di Masterchef e nemmeno infantilismo e surrealtà targati Clerici o la vocina querula e quell'inadeguatezza elevata al rango di qualità dei Menu di Benedetta; Renato inaugura una nuova “way of life” nel panorama televisivo: il “senza infamia e senza lode”, capisco la sobrietà ma questo è un tipo di esperienza un po' diversa: sembra quasi che il tutto sia stato messo in piedi giusto per riempire uno slot nel palinsesto di Real Time.

Ah! la cliente ovviamente era soddisfatta della sua torta azzurro puffo decorata con mattonelline colorate stile piscina anni 70... ma forse interpretava un ruolo (sono il solito malfidato!).
E con questo Andalù vi saluta e si porta via Renato e la sua torta addobbata ma conta di passare al più presto dal suo laboratorio di pasticceria di fiducia per ordinare una tradizionale mimosa doppio cioccolato “colica style”: non sarà bella e alta come quelle della tv ma almeno sono sicuro che la mangerò con gusto.
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