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e-commerce e burocrazia

Vendere on line per uscire dalla crisi

14 Luglio 2013 di  Paola Alunni

Parla Stefano Zanetti, head of international marketing di Showroomprive.com, tra i principali club di vendite private on line in Europa. L'Italia? Uno dei sistemi più complicati dal punto di vista amministrativo e burocratico.

Vendere on line per uscire dalla crisi
Una sinergia per uscire dalla crisi. I dati riguardanti il commercio sono disastrosi (ma di questi periodi, del resto, non ci sono dati che soddisfino. La febbre dei saldi è svanita, gli italiani comprano meno, eppure c'è un settore che non sembra conoscere crisi.
È il commercio on line, che deve però scrollarsi di dosso anche una cattiva fama, quella delle truffe on line. Ne parliamo con Stefano Zanetti, head of international marketing di Showroomprive.com, tra i principali club di vendite private on line in Europa
Come nasce l'esperienza di una grande impresa di vendita on line? Come si è sviluppata quella di Showroomprive.it?
L’esperienza è proprio la parola chiave per far nascere un’impresa di successo. SRP nasce dall’incontro di due persone: Thierry Petit il cui percorso professionale nelle nuove tecnologie e le sue provate capacità imprenditoriali hanno incontrato David Dayan che da più di 20 anni lavorava in diretto contatto con le marche aiutandole a destoccare i prodotti invenduti.
Insieme hanno creato showroomprive.com ampliando al massimo livello le opportunità per le marche di vendere rapidamente e discretamente alte quantità di stock invenduti generando un fatturato addizionale su prodotti inutilizzati e proponendo a consumatori finali delle occasioni imperdibili.
All’esperienza professionale in ciascun mestiere si è unità una solida capacità di gestione e l’ingresso nel 2010 di Acsel Partner, un fondo americano di investimento che ha portato liquidità, ha permesso ai fondatori di lanciare l’avventura internazionale.
Prudenza, ambizione, gestione dei costi e collaboratori qualificati hanno contribuito pienamente ed in modo essenziale al successo europeo di showroomprive.
Confcommercio denuncia una grave crisi nel settore del commercio: quello al dettaglio sta praticamente scomparendo ma anche i grandi centri commerciali accusano momenti di sofferenza. Il futuro è nel commercio on line?
L’e-commerce non può essere considerato solo come il futuro in quanto è una forma di commercio ormai consolidata da diversi anni e certamente in piena ascesa nelle abitudini di acquisto degli italiani. Certo, nel futuro tutte le aziende devono considerare questo canale come veicolo fondamentale di business e non solo come un complemento.
Basti vedere come tutti i Brand abbiano ormai integrato l’online nel loro marketing mix.
La sofferenza attuale del commercio classico è dovuta a forti costi di gestione che l’online riesce a ridurre generando dunque maggior profitto, permettendo alle imprese di investire e progredire.
Ma come nel passato anche nel futuro un giusto equilibrio è la miglior miscela per tutti: aziende, consumatori e professionisti.
Il commercio on line sconta però il pregiudizio dovuto alle truffe on line. Come riconoscere siti “pirata” che possono truffare i cittadini?
La diffidenza verso i pagamenti online sta scemando.
Banche, istituti finanziari, sistemi di pagamento e gli stessi siti si adoperano quotidianamente per evitare le frodi investendo tempo e Budget per alzare i sistema di sicurezza.
Le truffe online come nel commercio físico resteranno sempre, basta solo essere diligenti ed avere buoni riflessi. Anche nell’online certi comportamenti stanno diventando consuetudine e i consumatori sanno come evitare di incappare negli errori.
Uscire dalla crisi si può? Come?
Tutti devono lavorare verso questo obiettivo. La crisi non è altro che l’accumularsi di molteplici fattori e di un sistema globale.
La soluzione è possibile ma va gestita dai governi, non dalle imprese che da parte loro fanno di tutto per far crescere il business ed i consumi apportando reddito e lavoro.
Il valore dell’onestà e del giusto compenso va condiviso da tutti.
Tra i vantaggi della vendita on line, secondo alcuni dati di mercato, c'è la possibilità di fissare, legittimamente, la sede dell'azienda in qualunque parte del mondo che non sia l'Italia. Se la politica fiscale e del lavoro fosse meno penalizzante, si potrebbe pensare ad una crescita di questo settore anche in Italia?
Se l’Italia si rivela uno dei sistemi più complicati da un punto di vista amministrativo e burocratico, e tra i meno favorevoli da un punto fiscale non può lasciarci sorpresi di leggere che le imprese straniere facciano fatica a decidersi di investire nel nostro paese.
Di sicuro una maggiore flessibilità del nostro sistema per attrarre capitali ed iniziative estere renderebbe l’Italia più appetibile.
In questo caso tutti i settori crescerebbero, non solo le aziende che lavorano online.
Paola Alunni
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Paola Alunni
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Informazioni sull'autore
Giornalista professionista si è sempre occupata di Giustizia e cronaca parlamentare.
Si è quindi dedicata alla comunicazione istituzionale lavorando presso l'ufficio stampa del Ministero degli Affari regionali e presso la Presidenza del Consiglio - ministero Rapporti col Parlamento. Ha inoltre collaborato con l'agenzia di stampa Apcom seguendo la giustizia amministrativa. Nonostante l'età continua a fare attività scout.
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