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Isis: c'è tassa per te

Tortura fiscale

07 Giugno 2016 di 
Tortura fiscale
Che cosa c’è di peggio di Equitalia? Semplice: l’ISIS. No, non è la fiera delle battute infelici, ma una ben più triste considerazione basata sulla comune arma di queste due entità: le tasse. Sembra infatti che lo stato islamico dove nessuno va mai in vacanza, sia in difficoltà finanziarie.

Tra attentati suicidi, esecuzioni e guerra incessante, la popolazione è diminuita di tre milioni in due anni, anzi, strano che ci sia ancora qualcuno vivo per zappare la sabbia. Sterminare la propria forza lavoro non è una gran manovra finanziaria, ma l’illuminato ministro del tesoro del califfo ha trovato una soluzione che fa invidia allo IOR. Mentre in Vaticano si accontentano dell’otto per mille, quei pochi spicci che consentono alla curia di non lavorare, l’ISIS aumenta le tasse per mantenere una guerra e ci fa anche bella figura. Al posto delle punizioni corporali previste dalla legge islamica, molti cittadini si sono visti recapitare una multa per violazioni solitamente risolte a suon di frustate. Fumi? 25 dollari di multa, ti tagli la barba? 100 dollari, lasci la porta di casa aperta? 115 dollari, hai piegato male il tovagliolo? 180 dollari, se poi tua moglie esce di casa sei praticamente in bancarotta. I sopravvissuti sono sicuramente sollevati nel sapere che moriranno di fame, anziché di scudisciate.
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