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Arcivescovo o Arcigay?

04 Luglio 2014 di 
Arcivescovo o Arcigay?
L’Arcivescovo di Minneapolis è uno tosto, uno che non te la manda a dire: i gay andranno all’inferno, gay è peccato, gay è diabolico.

Con questi slogan da alto medioevo,il signor John Nienstedt, che di lavoro si veste da scemo e predica la follia, pensava di allontanare da sé i sospetti puntando il dito sugli omosessuali non cattolici. Una volta beccato infatti, giusto una decina di accuse di molestie, l’Arcivescovo Nienstedt ha ammesso che in grazia di dio si può tutto.

Il problema per lui sono le coppie dello stesso sesso al di fuori del clero, così attento a dividere maschi e femmine in ruoli definiti (i preti con stipendio, le suore senza). Dov’è il problema? Se uno sceglie spontaneamente di andare a vivere in mezzo a migliaia di altri uomini che hanno giurato sulla madonna di venirsi nei pantaloni piuttosto che sposarsi, saprà bene a cosa va incontro.
Un’esistenza contro natura come quella dei sacerdoti non può non sfociare in disturbi mentali e comportamentali della personalità, ma questo va oltre le tendenze sessuali tra consenzienti. Lo dimostra anche il Papa, così attento a contrastare la pedofilia ed altrettanto impegnato a diffondere l’omofobia. 
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