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Il roscio e il nero

16 Maggio 2014 di 
Il roscio e il nero
La carriera di Fabrizio Bracconeri si può riassumere così: ciccio trucido in “Acqua e Sapone”, tardone burino su “I Ragazzi della Terza C” e infine ripulito qualunquista a “Forum”. Pochi e incisivi ruoli che hanno stampato nella nostra memoria il suo faccione da amabile coatto.  

Tanto basta a farlo scendere nel porcile della politica dall’ingresso più occluso di letame, è infatti candidato alle elezioni europee con Fratelli d’Italia. Accanto alla Meloni, a La Russa e ad Alemanno, l’eterno ripetente Bruno Sacchi sale in cattedra per alzare il livello di credibilità del partito dei profughi di destra. Ma stavolta Bracconeri non si fa trovare impreparato e commenta sagacemente la situazione nazionale ed estera.

Secondo lui il giudice Santi Licheri non avrebbe mai condannato Berlusconi così pesantemente e forse anche la giuria popolare e il televoto lo avrebbero scagionato. Sul cattolicesimo invece, tiene a sottolineare che “se non c'è la fede cristiana, cioè aiutare il prossimo, non ci può esistere neppure la politica” e che “la Sinistra è la maggiore imposizione all'ateismo, che porta la gente a non pensare agli altri”. Opinioni consolidate da una esplicativa chiosa finale: “nelle scuole ci tolgono il crocifisso, non ci fanno mettere il presepe, non ci fanno festeggiare il Natale... Ma che cazzo state a dì?!”. Fiutato il fetore di alleanza, non nasconde le simpatie per la Lega con uno speciale benvenuto a tutti gli stranieri: “non puoi venì a rompe il cazzo, perché sennò io te prendo a calci in culo!”.

Interrogato sui confini dell’Ucraina risponde in tutta onestà: “io voglio uscire dall'Europa figurati che mi frega della Russia. W la Svizzera che si fa i cavoli suoi sempre!”. Storia e geografia non sono mai state il suo forte, zoppica in italiano ed è insufficiente in educazione civica, non possiamo però non concordare con il suo slogan autoreferenziale “a casa gli zozzoni”. 
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