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Le masserie del Salento: storia, turismo e fascinazioni

17 Gennaio 2017

Intorno allo sviluppo delle masserie del Salento ruota un sistema economico-produttivo che ha contraddistinto per secoli la realtà del Tacco d’Italia.

Le masserie del Salento: storia, turismo e fascinazioni
Edifici di solito in pietra leccese, tipica roccia locale, caratterizzano il tessuto geografico e paesaggistico del posto, incentrato da sempre sullo sviluppo dell’attività dei campi e secondo un’impostazione di classe che verteva sulle clientele, sull’affidamento a massari e sullo sfruttamento della manodopera del posto. La dimensione contadina è parte integrante del codice e del sistema di sussistenza locale e concorre alla creazione di quell’identità che, insieme alla costa e al patrimonio storico-artistico, rappresenta l’eccellenza dell’offerta turistica del brand Salento.

Oggi sono tantissimi i b&b, agriturismi o case vacanze nel Salento ottenuti dalla restaurazione parziale o totale di edifici risalenti già al XV secolo, riportati a nuova vita e trasformati in risorse eccellenti in grado di attirare un tipo di turismo di nicchia, selezionato e rivolto in particolar modo a facoltosi investitori stranieri, che scelgono di riservarsi un angolo di quiete nella provincia di Lecce o motivati ad avviare attività in ambito dell’accoglienza del turista.

La storia delle masserie salentine

Le masserie del Salento sono testimonianza tangibile del retaggio che ancora oggi vive, percepibile, all’interno della realtà locale. Strutture realizzate dai diversi governi che, nel corso della storia, si sono alternati a capo della Terra d’Otranto e che hanno impostato un regime economico votato alla coltivazione. Si tratta di edifici solitamente costituiti da un ampio atrio centrale intorno al quale si articola lo stabile.

La masseria accoglieva il massaro o, più raramente, il capo fondiario, oltre al resto delle maestranze, dai braccianti agli stallieri alla servitù. Fu, in particolare, durante la reggenza di Carlo V che le masserie del Salento si diedero un profilo tipicamente fortificato. Erano gli anni (siamo nel XVI secolo) delle invasioni ottomane e del terrore turco; erano passati solo pochi decenni dallo sterminio della popolazione di Otranto (nel 1480, 813 idruntini furono sterminati dalle milizie ottomane perché rifiutarono di convertirsi all’Islam) e il governo centrale impose l’edificazione di masserie fortificate a protezione del raccolto e della popolazione locale.

Attraverso le masserie, così, si celebrano le attitudini contadine del posto ma anche le tipicità della pietra leccese e la storia delle invasioni del posto, che furono fondamentali nella creazione dell’identità che oggi conosciamo, fatta di contaminazioni e di influenze, di suggestioni arabeggianti che si armonizzano a quelle più propriamente cristiane, pagane e folcloriche.

Oggi la storia rivive in nuove forme, si esplica nell’eco-turismo, nel turismo sensoriale dei prodotti a km 0 e del contatto diretto con la natura; crea benessere e indotto, attrae capitali dall’estero e reinventa il proprio modo di farsi conoscere e percepire. E quelle masserie, belle e maledette per secoli, emblemi di scarto sociale, sfruttamento del popolo e arretratezza, si fanno oggi vessillo di eccellenza e volano per l’economia locale, in un modo e con accezioni opposte a quelle che per secoli ne hanno dato sostanza e legittimato l’esistenza.

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