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Settant’anni dall’eccidio di Nola

Vite deviate

27 Luglio 2013 di  Alberto Liguoro

Alua, la bimba kazaka espulsa dall’Italia in nome del padre, è un esempio dei casi in cui il l’uomo non può essere artefice della propria sorte. Nell’anno dei settantesimi anniversari sarà presentato un libro che racconta di un eccidio nazista diventato esso stesso artefice del futuro.

Vite deviate
Il tema, la Storia continua e il suo svolgersi, quel fil rouge, la lunga scia di dolore, lacrime e sangue di uomini e donne, vecchi, bambini, malati, quegli sguardi indefinibili, increduli, innocenti, impauriti e fiduciosi che li ricomprendono, che solo sul volto di una bambina o un bambino puoi trovare, ci riportano all’inizio, ai 70 anni trascorsi, un lungo sguardo durato 70 anni, che ora si perde.

Al giorno d’oggi si usa mettere un bollino opaco sul volto di quei bimbi, perché? Al di là delle normative e spiegazioni da obsoleti corridoi mistificatori, è chiaramente per vergogna. Vediamo riflessi sugli schermi televisivi o sulla carta stampata, i bollini che occultano la nostra vergogna di fronte a quei volti, quegli sguardi, ma questo non basta ad escluderla.

Ritorniamo a questo anno di grazia 2013 dei “settantesimi anniversari”, e vediamo bene che si è tanto lottato, eppure ancora tanto bisogna lottare per cose, valori, idee, che parevano ovvie e scontate e invece non lo sono, se ancora può esserci un George Zimmerman, vigilante dalla pistola facile, che può uccidere impunemente un ragazzino nero con in mano il pericoloso ordigno di una bibita e una confezione di caramelle; se ancora situazioni come quelle ripetutamente descritte, le bombe al napalm, le Sabra e Shatila del nostro immaginario horror, possono essere ancora attuali in Palestina, nelle guerre dimenticate dell’Africa, nelle dittature del petrolio, dell’uranio, delle pietre preziose, con l’avallo delle immacolate stanze del potere; se ancora vediamo nei reportage quei corpicini scheletrici, quelle mani tese, quelle spaventose statistiche di morte infantile; se lo smaltimento dei medicinali scaduti, che va sotto il nome di “aiuti umanitari” non è stato ancora sostituito da effettive politiche di miglioramento della qualità della vita in tutto il Pianeta; se godono di inconfessabili protezioni i territori franchi della accurata preparazione di pesanti e raffinate droghe per la gioventù; fino ad arrivare ad Alua, questa bambina kazaka, un nome, un’identità vagamente esotica in un Paese come l’Italia.
Ma qui è esotica, o forse meglio, drammaticamente eccentrica la storia, la realtà; e non perché sia più grave di altre storie e realtà alle quali ho fatto, fin qui cenno.

Il know how di una vita che cambia, ebbi modo di parlarne qualche tempo fa, in modo più ampio e specifico in un altro articolo, o meglio una lettera diretta al mio giovane amico Marco Alessandrini, anche lui titolare dello stesso know how per l’efferato assassinio di suo padre Emilio, ben noto perché si debba qui ripercorrere; ecco che cosa si accinge ad acquisire questa bambina; ed ecco perché mi sento molto vicino a lei.
Se ne saprà di più tra 20 anni, forse; ma lei, soprattutto, saprà.
Se, come dice Empedocle, l’odio e l’amore sono le due grandi forze cosmiche sulle quali si regge il mondo, chi potrà lei amare o odiare?
Dobbiamo chiedercelo sì, ma non occorre neanche rispondere, perché non ha importanza. Quello che conta è che saranno persone o fatti, con tutta probabilità, ben diversi da quelli che sarebbero stati se avesse vissuto la sua vita normale. Questo è il know how della vita che cambia, e non è di tutti, solo di alcuni “prescelti” che, ad un certo punto della loro vita embrionale o reale, hanno avuto una sterzata della quale non potranno mai farsi pienamente una ragione. Definirei questo un dato scientifico, non sentimentale.

Io non ho potuto amare i miei veri genitori, anche se ho molto amato i miei genitori adottivi e, paradossalmente, non ho potuto neanche odiare gli artefici del cambiamento della mia vita perché non ne ho avuto contezza nei primi tempi, l’ho poi rifiutato, ed ora è troppo tardi per amare o odiare, a 70 anni dai fatti, da quella sterzata impressa alla mia vita, ancora prima che io nascessi.
Ho potuto però, a questo punto, scrivere, grazie a Dio, di quei fatti, di quelle persone che hanno cambiato la mia vita.
Viviamo vite parallele e, se non siamo irrimediabilmente presi dalla disperazione, dallo sconforto, dal degrado e dall’abbandono (cose da tenere a tutti i costi, lontane da noi), siamo bravi a percorrerle, per quanto difficili esse siano, appunto perché abbiamo il know how della vita che cambia.

Ecco, forse è tutto qui il contenuto del mio libro; è di questo know how che ho voluto parlare, e sono finalmente riuscito a parlare, in “Nola, cronaca dall’eccidio”, il libro che l’11 settembre prossimo, a Nola, sarà proposto all’attenzione di una assemblea composta di persone a conoscenza dei fatti, di qualcuno che c’era, di chi ne ha fatto oggetto di studio e di ricerca, e di chi non ne sa nulla, ma se ne interessa, per ripercorrere con loro, o raccontare loro gli eventi accaduti quello stesso 11 settembre di 70 anni prima, in quella stessa città, e come erano, o si prospettavano, prima, e come sarebbero state dopo, le vite di persone sulle quali gravarono.
E’ una lunga battaglia.

Sul volto di Alua potremmo vedere, se non fosse oscurato, anzi, io vedo davvero, in quelle rare immagini dove non è oscurato, i segni di una battaglia, per lei recente, o solo imminente, ma che, per quanto mi riguarda, dura da 70 anni, da quanto data la mia sterzata della vita che cambia; il mio know how.
La stampa italiana non aiuta (e come potrebbe dalle profondità di affiancamento ai Paesi subsahariani dove è confinata?): “L’ambasciatore kazako Yemelessov – dice – ha precisato che Ablyazov non era un dissidente, ma un criminale”; tuttavia non dice: “peraltro non ha precisato, tantomeno lo hanno fatto le Autorità Italiane, in ogni caso, che cosa ha a che vedere tutto questo con sua moglie e sua figlia, tanto da provocarne l’espulsione”.
E la battaglia, come la storia, continua.

Non faccio in tempo a chiudere questo articolo, quando il telegiornale ci dà notizia di Davide e Andrea Iacovone, i due bambini di 9 e 13 anni morti carbonizzati ad Ono San Pietro in Valcamonica, anzi uccisi dal padre, a quanto pare; ma ecco che incalza un’altra notizia shock (si fa per dire): 23 bambini indiani morti intossicati per la presenza di pesticidi nel cibo della mensa scolastica, nello Stato del Bihar, divorato dalla  miseria in uno dei Paesi più all’avanguardia, tra le Potenze Economiche emergenti.
E qui mi fermo per impossibilità di continuare in modo indefinito, lungo questo percorso. Avendo fatto più volte ricorso a riferimenti emblematici, dico allora, siano questi episodi, questi esempi, emblematici di quale è ancora l’orrore, quale è ancora la barbarie della situazione esistenziale dell’Umanità.

Per quanto riguarda, più modestamente, l’Italia, un valore emblematico può riconoscersi, ad esempio, al naufragio, provocato dal Comandante Schettino e dallo staff (miracolato per come è andata, alla faccia delle vittime e dei loro familiari), della Motonave “Costa Concordia” all’isola del Giglio, che idealmente potrebbe ribattezzarsi Motonave “Italia”, con il proprio assetto dirigenziale, non dissimile, che tutti i giorni vediamo “fare inchini” e “pavoneggiarsi” in TV.
Ma, per dire qualcosa che sia a noi più vicino, con riferimento alle lotte per la civiltà e la libertà, alle battaglie ancora in corso, incerte, ma tenaci, cerco di trovare un valore emblematico più pregante e significativo.
Ebbene, non esito ad affermare, in sintesi, dal mio punto di vista, che fin quando sarà diffuso in modo compiacente, e dilagherà indisturbato, sui media, il faccione rubizzo e tracotante di un Calderoli, col piglio da tronfio dominatore del Pianeta delle Scimmie, la battaglia sarà ancora aperta e aspra; e il “bestiario politico” al quale lui stesso ha dato la stura, squallido e avvilente per la politica e il giornalismo, che, peraltro, neanche sembrano accorgersene, sul quale è assolutamente sgradevole soffermarsi, ci mostra sempre di più, una situazione alla quale solo una grande purificazione di fuoco e di fiamme potrebbe porre rimedio.
Si sta parlando qui, di null’altro che dell’equivalente di una cartina di tornasole, ovviamente, senza nulla di personale.
Ci consola, per fortuna, nonostante tutta la disinformazione e lo svilimento della cultura in atto, compito al quale, con maggiore impegno, si dedica la classe dirigente di questo tormentato Paese, il grande, sincero, diretto interesse per la nostra storia, delle giovani generazioni; buon auspicio che, prima o poi, alla fine, quella battaglia sarà vinta. (seconda parte – fine)

“NOLA, CRONACA DALL’ECCIDIO, I MARTIRI DEL ‘43” DI ALBERTO LIGUORO
La vita di due sposi s’intreccia con la storia della prima rappresaglia nazista contro l’esercito italiano.

Sarà presentato a Nola l’11 settembre 2013 il libro di Alberto Liguoro, edito da Infinito Edizioni, che intreccia storia, cronaca e sentimenti nella ricostruzione della prima rappresaglia nazista, ad opera della Divisione Goering, contro l’esercito italiano.
L’11 settembre 1943, a Nola, undici ufficiali italiani furono fucilati dagli ex alleati tedeschi. Un massacro, che per decenni è stato quasi dimenticato, che provocò altri drammatici effetti a catena. Tra gli italiani al muro c’era il padre dell’autore, che sarebbe nato 6 mesi dopo l’eccidio.
Settant’anni dopo rivivono quegli eventi nel libro di Alberto Liguoro che, come una cinepresa invisibile, si muove all’interno dei fatti.

Alla presentazione, che si terrà nel corso di un convegno che farà seguito alla commemorazione solenne del 70° anniversario dell’eccidio, interverranno, alla presenza di Monsignor Beniamino DEPALMA, vescovo di Nola, oltre all’autore, Ferdinando IMPOSIMATO, Presidente Onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, lo storico Guido D’AGOSTINO, docente all’’Università Federico II di Napoli e studioso di storia della resistenza, il senatore Aldo MASULLO, filosofo e docente universitario; il giornalista Roberto ORMANNI, autore della prefazione al libro, che farà da moderatore.

L'evento avrà luogo, alle ore 16 dell’11 settembre, nel salone di rappresentanza del Museo Archeologico di Nola.

La mattina dello stesso giorno si terrà una cerimonia solenne davanti al monumento ai caduti, con picchetto d’onore dei bersaglieri e con la partecipazione del Sindaco di Nola e del Sindaco e Municipalità di San Marco dei Cavoti, paese natale di Alberto Liguoro, ed altre Autorità Civili e Militari.
Seguirà colazione offerta, alla mensa Ufficiali dell’esercito, in Nola.
L’opera di Alberto Liguoro “Nola, cronaca dall’eccidio”, edita da Infinito Edizioni – www.infinitoedizioni.it – uscirà in libreria il 2 settembre 2013.

Per informazioni:

Infinito edizioni: 059/573079
Maria Cecilia Castagna: 320/3524918
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