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Vitalizi e pensioni, le differenze tra casta e uomo qualunque

02 Dicembre 2011 di  Paola Alunni

C’è crisi. I presidenti di Camera e Senato propongono un taglio ai vitalizi dei parlamentari. Una riforma che darà i suoi frutti tra 20 anni. I diretti interessati protestano, i cittadini inorridiscono. Vediamo le novità lanciando alcune alternative.

Vitalizi e pensioni, le differenze tra casta e uomo qualunque

Anche il Parlamento passa al sistema contributivo ma andando a studiare bene le misure, le novità in arrivo non sono eclatanti (cosa che invece sarà per tutti gli italiani da lunedì 5 dicembre in poi). Per questo avanziamo alcune proposte.

 La notizia di qualche giorno fa riportava: «I primi a piangere saranno i parlamentari, addio pensioni d’oro». In un momento di forte crisi, in attesa delle misure che il governo prenderà lunedì 5 dicembre, i presidenti di Camera e Senato hanno voluto anticipare che anche lo pseudo-sistema pensionistico (vitalizio) dei parlamentari cambierà.
Anche in parlamento si passerà al sistema contributivo e il vitalizio arriverà solo a 65 anni compiuti. Che diventano 60 se si è riusciti a restare in Parlamento più di una legislatura.
Grossa conquista ma, in attesa che dalle parole si passi ai fatti s’è sollevato un gran polverone. Tante le dichiarazioni contro da parte dei diretti interessati: perché devono rimetterci sempre i giovani? Perché non far decorrere la riforma dal 1945 in modo da coinvolgere anche chi il vitalizio lo prende già? Tutti spunti interessanti anche se alcuni poco praticabili.
Allo stato attuale sono in vigore tre differenti sistemi, a seconda che un parlamentare sia stato eletto prima del 1994, prima del 2006 e quindi dal 2006 in poi. Tante sono state infatti le “riforme” dei vitalizi: per i parlamentari pre-1994 bastava un solo giorno di legislatura, 2 anni e sei mesi fino al 2006 e cinque anni per chi è stato eletto dal 2006 ad oggi. Cambiato anche l’anno di partenza del vitalizio: senza limiti per gli eletti fino al 1994, 60 anni fino al 2006, 65 dal 2006 in poi.
Secondo quanto promesso, le nuove regole stabiliscono che i parlamentari andranno in pensione a 65 anni riducibili a 60 in caso di più legislature.
Per molti però non cambierà nulla: Giuseppe Gambale è entrato ad esempio nel 1992, è andato in pensione nel 2006 con 8500 euro lordi al mese, così come altri parlamentari o ex parlamentari come Antoni Martusciello che dal 2008 prende 7.959 euro lordi al mese, Rino Piscitello, Alfonso Pecoraro Scanio deputato dal 1992, 16 anni di mandato e un vitalizio di 8.836 lordi; Enrico Boselli, 4 mandati e 7.958 al mese, Oliviero Diliberto 6000 euro lordi. Ma la lista è lunghissima.
Tra i giovani pensionati troviamo anche Marco Taradash, 57 anni, Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, Valerio Calzolaio e Vittorio Sgarbi, 55 anni e 8455 euro lordi al mese di vitalizio.

Ad iniziare a percepire il vitalizio sotto i sessant’anni anche l’ex magistrato Tiziana Parenti, Maura Cossutta, Annamaria Donati, Peppino Calderisi e Nando Dalla Chiesa, così come Edo Ronchi e Willer Bordon con 9.604 euro lordi al mese.
Ma il vitalizio non viene negato neanche agli ex parlamentari condannati con sentenze passate in giudicato per reati come la corruzione, la concussione, il finanziamento illecito come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli e Tognoli.
Secondo le disposizioni attuali continueranno a percepire i vitalizi le vedove o i vedovi degli ex parlamentari scomparsi.
In pratica, il vitalizio funziona come la pensione: vale la regola della reversibilità sul familiare convivente superstite.
Le nuove regole:
Questo il testo del comunicato diramato dai presidenti di Camera e Senato: «Dal primo gennaio 2012 sarà introdotto il sistema di calcolo contributivo, in analogia con quanto previsto per la generalità dei lavoratori. Tale sistema opererà per intero per i deputati e i senatori che entreranno in Parlamento dopo tale data e pro rata per quanti attualmente esercitano il mandato parlamentare. Sempre dal 1° gennaio 2012 per i parlamentari cessati dal mandato sarà possibile percepire il trattamento di quiescenza non prima del compimento dei 60 anni di età per chi abbia esercitato il mandato per più di una intera legislatura e al compimento di 65 anni di età per chi abbia versato i contributi per una sola intera legislatura».
Non ci sarà un intervento sui vitalizi passati e gli ex parlamentari continueranno a percepire lo stesso assegno ed in futuro anche coloro che, attualmente in carica, cesseranno il mandato se non per la parte riguardante l’ultimo anno e mezzo (dal 2012 a fine legislatura).
Risultato: per i prossimi 20 anni non ci saranno risparmi significativi
- Ci sarà solo una modesta riduzione per i parlamentari che andranno in pensione a 60 anni pur avendo la possibilità di farlo con le vecchie regole a meno di 60 anni (vedi esempio di Irene Pivetti).
- Con il passaggio al sistema contributivo gli italiani dovranno invece sopportare un ulteriore onere per la quota contributiva a carico del Parlamento (due terzi dei contributi).

Le nostre proposte
Forse si tratta dell’uovo di Colombo ma la prima proposta è: perché non è possibile far passare tutti al sistema contributivo ricalcolando i vitalizi sulla base dei contributi effettivamente versati da ogni parlamentare?
Seconda proposta: perché non alzare subito, da questa legislatura, il numero di anni di servizio necessari per poter ottenere il vitalizio? Per le altre professioni, anche quelle più privilegiate, il numero di anni necessario è venti. Se non si raggiungono questi anni, la somma versata viene restituita con il Tfr (che non si rubi niente a nessuno).
Terza proposta: già sentita, probabilmente. Inserire l’obbligo di opzione, vale a dire se si percepisce già una pensione, scegliere uno solo dei sistemi previdenziali (cosa anche questa prevista per tanti professionisti).
Quarta proposta: forse la più drastica. Cancellare proprio i vitalizi parlamentari e continuare a versare i contributi del parlamentare alla ditta/impresa/cassa privata/amministrazione di provenienza dove precedentemente venivano versati i contributi. Anche in questo caso non si toglierebbe niente a nessuno: il mandato parlamentare già attualmente comporta il diritto all’aspettativa e alla conservazione del posto e a questo diritto si aggiungerebbe semplicemente un aumento dei contributi versati e quindi a quelli figurativi già oggi previsti si aggiungono quelli reali versati dal Parlamento.
Ma in questo caso molti obietteranno: il vitalizio è un “plus” previsto proprio perché la vita del parlamentare è particolarmente stressante.
Più stressante di quella di una donna che lavora, che deve fare il percorso ad ostacoli per arrivare al lavoro tramite mezzi pubblici perennemente in ritardo e che ha anche una famiglia da organizzare? Più di un operaio che passa otto ore al giorno nelle fonderie? Più di un portatore di handicap che se vuole lavorare deve chiedere scusa ogni giorno a tutti per il disturbo? Più di un padre separato che per versare gli alimenti va a mangiare alla mensa della Caritas?
Paola Alunni
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Paola Alunni
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Informazioni sull'autore
Giornalista professionista si è sempre occupata di Giustizia e cronaca parlamentare.
Si è quindi dedicata alla comunicazione istituzionale lavorando presso l'ufficio stampa del Ministero degli Affari regionali e presso la Presidenza del Consiglio - ministero Rapporti col Parlamento. Ha inoltre collaborato con l'agenzia di stampa Apcom seguendo la giustizia amministrativa. Nonostante l'età continua a fare attività scout.
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