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Sisma e valanghe

Terre(moto) verso l’infinito e oltre

20 Gennaio 2017 di  Alberto Liguoro

I disastri come quello che, per ultimo (ma non è il primo) che hanno devastato l’Italia centrale, dovrebbero anche servire per riflessioni di più ampia portata. Invece di essere soltanto l’occasione per parlarsi addosso.

Terre(moto) verso l’infinito e oltre
E’ mia intenzione alzare il tiro di quello che si può argomentare intorno alla devastazione che sta martirizzando il Centro Italia, altrimenti continuiamo a PARLARCI ADDOSSO, come avviene sistematicamente in TV.

CIO’ che DICO
potrebbe provocare molte alzate di scudo; ma se c’è percezione di verità non c’è alzata di scudo che tenga.

Premesso che
non può esserci altro che silenzio e sgomento, per le vittime e i familiari della slavina sull’albergo che era, forse, dove non doveva essere; e fermo restando il profondo rispetto per tutte le persone coinvolte nelle sofferenze  e nelle fatiche di questa incredibile tragedia, e il riconoscimento per tutte le persone di buona volontà, le Autorità locali, la Protezione civile, il Soccorso Alpino ed ogni altro addetto, che stanno spendendo tutti i loro sforzi per aiutare, con salvataggi stupendi, come quello di alcuni dei dispersi, dalle macerie dell’hotel Rigopiano, con la speranza accesa e messa in atto, di salvare altre persone,
bisogna dire che
le popolazioni del Centro Italia, al di là della dilagante retorica, per furbizia politica o per comodo scandalismo, stanno vivendo un dramma atroce di solitudine, di cinismo, di falsità, di indifferenza, che va ad aggiungersi al disastro estremo causato dalla convergenza di condizioni atmosferiche proibitive e terremoto. Come mai? Perché?
Perché su di esse incombe l’IMBARBARIMENTO dei TEMPI dovuto all’inasprirsi dei mali che, sempre di più, affliggono l’Umanità (sulle cui radici lasciamo perdere qui), e cioè il consumismo esasperato, il capitalismo assoluto, l’egoismo sistematico, l’egemonia imperialista dei poli finanziari e delle multinazionali dei tempi moderni, che non devono più preoccuparsi di dominare sui popoli e la classe operaia, essendo sufficiente organizzare la gestione di schiavi e robot.
Questa è la situazione di oggi.

Dove sono finiti i tempi della grande solidarietà internazionale, che si vide in occasione dell’alluvione di Firenze del ’66? Tutto il Mondo si mosse per quello che sembrava una irripetibile sciagura naturale. Così come il terremoto dell’Irpinia dell’’80 vide il sopraggiungere in forze, di militari e civili da ogni parte d’Europa e non solo.

Oggi Centro Italia 2017
vedo intorno molto silenzio, a parte la grande risonanza mediatica, più che altro di impronta GOSSIP (il mercato della “pubblicità negli intervalli” va alle stelle, durante le trasmissioni “sul terremoto”), con l’immancabile “finalino” CONSOLATORIO, come ben vediamo, altrimenti “l’utenza si deprime”; oppure DISFATTISTA, proprio perché “l’utenza di deprima”; a seconda dell’intento che il comunicatore si propone, il suo colore politico, l’incarico ricevuto, ecc.  In pratica, nessuno, o ben scarso reale effetto; molto investimento sugli altri, per ciascuno, piuttosto che su se stesso, sostanziale assenza fuori d’Italia e in giro per l’Italia.
Perché? Quale è il discorso di fondo?
Se guardiamo in dettaglio, come se usassimo una surreale lente di ingrandimento, che cosa vediamo nelle sciagurate zone del Centro Italia, così violentemente colpite?
Molte brave, oneste e semplici persone; scenari che, prima che fossero sconvolti dagli eventi, comunicavano pace, serenità, bellezza, senso della storia e dell’arte. Ho sempre sostenuto e più volte scritto che la storia portante  del nostro stupendo Paese, è storia di contrade, di tradizioni radicate verticalmente nel tempo, e non, orizzontalmente, nello spazio; ebbene quale riferimento emblematico più probante di tutto ciò, se non quello che si vede e si vive nel Centro Italia?
Inoltre quei morti, quei cittadini, quelle donne, quei bambini, anziani, disabili che soffrono e piangono sono nostri connazionali, sono cittadini italiani e quindi, naturalmente, a loro vogliamo particolarmente bene.
Tutto questo è VERO, ma quale è il suo VALORE, alla luce delle mie riflessioni di cui sopra?
Il valore dovrebbe essere IMMENSO, dovrebbe coinvolgere lo spirito, l’anima, la visione d’insieme, il senso della fratellanza di TUTTI, e soprattutto dei giovani, e invece?
Salvo qualche meravigliosa eccezione, qualche smagliante prova di solidarietà, ad opera di persone, per le quali, non si guarda al passaporto, alla razza, alla religione, alle preferenze sessuali, il suo valore è semplicemente ZERO; diciamocelo chiaramente e onestamente.
La brutale e scandalosa considerazione da fare, al di là delle più o meno isteriche manifestazioni di ribellione e denunzie di incapacità e apatia, o, viceversa, di plauso a questo o quell’episodio encomiabile, che si percepiscono qua e là, è che le popolazioni colpite dell’Italia Centrale, non hanno la “forza contrattuale” di far valere le proprie ragioni.
Dopo i dovuti e, in molti casi, anche sentiti, attestati di vicinanza, si passa, normalmente, ad altro.
Significativamente l’unico motivo di attrazione, o il motivo di attrazione principale, fin qui emerso, è stato quello di uno sfruttamento del territorio, attraverso la costruzione di un  albergo a 4 stelle, in un’area probabilmente, fin dal primo momento, valutabile come inadeguata (con l’immancabile pieno avallo amministrativo all’italiana e l’assoluzione, in sede giudiziaria, di tutti, anche questo all’italiana),  destinato ad essere travolto da una valanga pochi anni dopo la sua costruzione.
Ci sono, forse, in quelle zone, grandi centri di produzione di beni di consumo? Quale è l’età media degli abitanti, residuati a tutti quelli che sono andati via, verso altre zone di primaria rilevanza, in Italia o all’Estero? Quale ricchezza si muove verso banche, finanziarie, centrali pubblicitarie e di innovazione? Che cosa ci guadagna l’operatore rampante e carrierista, dalla salvezza delle zone considerate?
Tutte domande che non hanno risposte; o hanno risposte vaghe e superficiali.

Si vede in modo lampante questo già nelle polemiche:
c’è stata una prima ondata emotiva di SDEGNO, perché è umano questo, esplosa nel picco dove si protesta con orrore contro l’”andazzo”, per cui si stanziano DECINE di MILIARDI per salvare le banche, portatrici di corruzione e riciclaggi, sfruttando i risparmiatori e i lavoratori, e si rilevano, viceversa, CHIUSURE e RITARDI INACCETTABILI sul versante della tragedia del Centro Italia.
“Quegli svariati miliardi – ci si chiede – invece di essere destinati alle banche, non  potrebbero essere utilizzati per le zone terremotate? – e si aggiunge – Che schifo! Che schifo! Vergognatevi!” e così via.
Immediatamente dopo, appaiono molti messaggi su Facebook ed altri siti, dove si specificano sottili distinguo, del tipo:
“Va bene, ma… che c’entrano le banche con il terremoto? Sono situazioni completamente diverse.” ed altre considerazioni del genere.
Di molti, tutti o quasi direi, i terremoti e i disastri naturali o provocati dall’uomo, o da una combinazione delle due cose, dopo qualche tempo, non si parla più, anche se riguardano zone di gran lunga più coinvolte, rispetto al Centro Italia, nella globalizzazione (o “villaggio globale” come, eufemisticamente, si usa dire), perché in quello stesso momento in cui, per ovvi motivi, hanno raggiunto il picco di interesse nell’informazione, hanno perso tutto il loro interesse, in senso generale.
Pensiamo, ad esempio, al terremoto del NEPAL dell’aprile/maggio del 2015. E’ trascorso un anno e ½, e già è come se si trattasse di qualcosa di un altro Mondo.
Oppure si apre la corsa a speculare su di essi, come è accaduto ad HAITI (gennaio 2010 – 230mila morti confermati).
Quale è stata la risposta del “Mondo civile e informatizzato” a quell’orrore? Un massiccio e virulento sfruttamento di quelle zone colpite, da parte delle multinazionali, con gli immaginabili appoggi politici e finanziari, attraverso centri di produzione megalomani e inquinanti, in aree acquisite a prezzi irrisori e lavoranti che dire “sottopagati” è ottimistico.
Ora, la domanda è:
c’è qualche motivo per cui al Centro Italia dovrebbe essere riservata una SORTE DIVERSA?
Anche qui lasciamo, ed  è buona cosa lasciare questa domanda SENZA RISPOSTA.
Come se ne esce?
Eh… questo è il punto cruciale, pressoché irrisolvibile.

TORNARE INDIETRO sui nostri passi.
“DISARTICOLARE” come diceva Bush, a proposito di Saddam Hussein, nella Guerra del Golfo, i MALI dell’Umanità: le banche e le finanziarie, i centri di produzione e di consumismo internazionali, i loro portavoce pubblicitari e mediatici, l’esasperazione della ricchezza, che toglie risorse a gran parte dell’Umanità, ed inquina irreversibilmente il Pianeta.
Questo, immediatamente, richiamerebbe all’unità le forze in campo, provocherebbe solidarietà e potenzierebbe la concentrazione sul da farsi, in  casi come quello qui in esame.
GIA’, ma… COME si FA?
Ancora una volta, una DOMANDA, praticamente, SENZA RISPOSTA.
Un’ultima DOMANDA, alla quale ci sarebbe da attendersi una risposta, questa volta, voglio rivolgere a coloro che si sentono ESENTI da PROBLEMI di questo tipo, protetti come sono dall’appartenenza ad una CLASSE SOCIALE di fascia alta, dalla RICCHEZZA di cui dispongono, ecc., per cui guardano con noia, se non con disprezzo, a problemi che, dal loro punto di vista, NON LI RIGUARDANO AFFATTO:
Se vi si prospettasse l’eventualità che voi, o i vostri familiari, vi sareste potuti trovare, in questi giorni, a trascorrere la irrinunziabile settimana bianca all’hotel Rigopiano, la pensereste allo stesso modo?
Alberto Liguoro
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Alberto Liguoro
Alberto Liguoro
Informazioni sull'autore

Poeta, scrittore e giornalista, vive a Milano. Dopo un lungo periodo passato in Magistratura ne esce per dedicarsi alla professione di avvocato. Particolarmente legato alla cultura classica sulla quale si è formato si è sempre dedicato allo 'scrivere'. Nel 1998 ha avuto un periodo di collaborazione con il quotidiano "L'Indipendente" di Milano e nel 1999 col quotidiano napoletano "Cronache di Napoli". Ha pubblicato un legal-thriller, “La Maschera del tempo” (1998, prefazione di Carlo Lizzani), “Radici” (2000), il romanzo “Il vecchio teatro” (2001), “Differenti ispirazioni” (2002), “Le stagioni” (2004, con lo pseudonimo di Algor), “Esplosivo” (2004, presentato nel 2005 da S. Fava nella rubrica televisiva satellitare "Tropico del cancro").

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