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Gli Stati Uniti d’Europa

Non è (solo) colpa della Merkel

22 Novembre 2013 di  Alberto Liguoro

La Germania penalizzata perché troppo ricca, la Grecia isolata perché in crisi. E’ giunto il momento di costruire davvero l’Europa unita per condividere non solo le leggi ma anche problemi e vantaggi. Dall’immigrazione ai disastri ambientali.

Non è (solo) colpa della Merkel
E’ colpa del SISTEMA, come si diceva nel ’68. Ma la STORIA, possibile che non insegni mai nulla?
L’IDEA di BASE è BUONA: progettare gli STATI UNITI d’EUROPA
Ma l’applicazione è PESSIMA.
Si può continuare ad andare avanti così in Europa?

La GERMANIA viene penalizzata perché è troppo FLORIDA e ATTIVA (viene invitata, quindi, a non continuare a migliorare, ma anzi a peggiorare, per non incorrere in sanzioni).
E’ come se il Governo degli USA intimasse al Texas di interrompere l’estrazione di petrolio, altrimenti produce TROPPA RICCHEZZA.
La GRECIA (ma non solo, come si sa), all’opposto, sta morendo e nessuno degli “STATI dell’UNIONE” se ne preoccupa.
E’ come se negli USA si lasciasse scivolare nella recessione e nella carestia, ad esempio, l’Alabama o il Tennessee, e a Washington nessuno se ne facesse carico o si preoccupasse, o si decidesse ad alzare un dito.
I GRANDI COLOSSI MULTINAZIONALI (v. Google) vanno a pagare le tasse in IRLANDA perché la legislazione fiscale di quel Paese è come quella delle Isole Cayman, eppure appartiene all’U.E.
E’ come se nel severo sistema fiscale americano ci fosse una falla, ammessa e legittimata. Come se in Alaska, ad esempio, non si pagassero le tasse.
A MALTA si vende ufficialmente la cittadinanza maltese (e quindi U.E.), agli extracomunitari, per 650mila euro; notizia di questi giorni [caspita! E noi non facciamo altro che disprezzarla, ‘sta cittadinanza europea; mentre c’è chi è disposto a comprarla al prezzo (scontato), di un attico con vista Colosseo, facendola in barba ad un noto esperto in materia, tale Claudio Scajola, che non è certo un quivis, bensì un gradino al di sopra di Aldo Brancher e un filino al di sotto di Sandro Bondi].
E’ come se in California si vendesse la cittadinanza statunitense ai messicani, dietro esborso di poderose forniture di tequila, o alla Hawaii, a melanesiani e polinesiani che pagherebbero con pinne di pescecane.
Di questo passo, l’EUROPA non ha un GRANDE FUTURO davanti a sé.

E c’entrano anche gli immigrati clandestini, i disastri naturali e il degrado ambientale.
Il problema dell’immigrazione selvaggia dal sud è un problema federale, negli USA, non un problema della California o del Texas, come da noi, dell’Italia o di Malta. I cicloni tropicali sono monitorati e, quando si scatenano, sono affrontati dal Governo Federale, non da ogni singolo Paese o, addirittura, dalle Regioni. Gli aiuti degli altri Stati dell’Unione, arrivano per un sistema sociale e costituzionale di naturale applicazione, non per vaga solidarietà e spirito umanitario; il riassetto del territorio è progetto e studio di derivazione unitaria e centrale, non affidato alle risorse locali che, in alcuni casi sono scarse e male utilizzate, in altri casi sovrabbondanti e sprecate.
Qui è assolutamente necessario mettere da parte, i NAZIONALISMI che, come si vede dalle prime avvisaglie, finirebbero col travolgere gli stessi Paesi c.d. “forti” e quindi più propensi a difendere la SOVRANITA’ (ancorché questa sia sempre più acciaccata, come da quanto sopra si evince).
E’ giunto il momento, non più differibile, dell’UNITA’ POLITICA dell’EUROPA.
Certo occorreranno sacrifici, da parte di tutti.

L’Europa sarà la Monumentale Cattedrale di tutte le Storie dei singoli Paesi membri, senza nulla togliere ad esse, nel bene, come nel male; sarà il Santuario a cielo aperto di tutte le bellezze naturali e architettoniche dal Mare del Nord al Canale di Sicilia; il Museo e Laboratorio Universale degli usi e costumi, del grado di istruzione e dell’arte di tutti i Paesi membri e di tutti i tempi.
Sì ma… c’è un MA che è un enorme e granitico scoglio, più che uno scoglio, un Everest, in  realtà, e  qui, probabilmente non solo i Paesi deboli, ma tutti i Paesi dell’Europa, si giocano il futuro:
Le leggi sostanziali e procedurali, l’impianto costituzionale, il governo federale, il sistema fiscale ed elettorale, polizia e giustizia, dovranno avere una centralità (Bruxelles probabilmente), ed essere di tutti. I decentramenti saranno solo quelli utili e funzionali, applicati in modo articolato e rispondente agli interessi generali.
Il debito pubblico dei singoli Paesi non potrà che essere il debito dell’Europa, così come è per gli USA.
I Paesi forti, come la Germania, non dovrebbero scandalizzarsi di tutto questo, ma guardare oltre lo stretto confine del loro piccolo orto.
Il fatto stesso che abbia suscitato scalpore che le sue esportazioni hanno prevalso su quelle della Cina, dovrebbe far riflettere la Germania.
Forse non sarà più così e comunque non sarà sempre così.

Lo strapotere sull’Europa (Germania compresa) della Cina, è forse meglio delle “lezioni” e punizioni da affibbiare a Nazioni “meno virtuose” che INDISSOLUBILMENTE, INDISCUTIBILMENTE e COMUNQUE fanno parte e sempre faranno parte dell’Europa? Il problema sarà poi culturale, di civiltà e di sentimento unitario, e sarà affidato alle future generazioni, alle quali bisogna credere. Pena: l’AUTODISTRUZIONE.
Gli interessi dei BOTTEGAI non hanno mai avuto la meglio nella Storia e non cambieranno certo le cose adesso, nel Mondo della Globalizzazione e della Crisi planetaria. Dobbiamo almeno augurarcelo con tutta la nostra coscienza e onestà intellettuale.
Mi capita molto di viaggiare negli ultimi tempi e, in treno, incontro stranieri, e non  sempre categoricamente europei.
Lungo la linea adriatica, dopo Pesaro, quando si affaccia improvvisamente il mare e le onde quasi lambiscono le rotaie, sono mitteleuropei, non hanno forse mai visto il mare, o almeno non con quell’ampiezza di orizzonte; diventano euforici, gridolini di gioia, fotografano, chiedono. Bene, signori miei, quella deve essere una delle coste orientali dell’Europa, non semplicemente la riviera adriatica. La sua bellezza appartiene a tutti, è una delle bellezze d’Europa. Se è così, anche i suoi problemi, i suoi necessari interventi idrogeologici, la salvaguardia delle coste devono essere messi a carico dell’Europa, non solo dell’Italia, o addirittura, pro quota, dell’Emilia Romagna, Marche, Abruzzo ecc.
Un’altra volta un russo mi chiede se l’aliscafo per Capri passa attraverso la Grotta Azzurra. C’è un evidente problema di conoscenza, ma anche di informazione e divulgazione. Un’Europa forte potrebbe più efficacemente farsene carico, superando gli sciovinismi di Francesi, Inglesi, Tedeschi, ma anche Ispanici, Portoghesi e così via.
Arriviamo a Napoli, una signora olandese freme perché qualcuno le ha forse detto che, dal treno si vede il Vesuvio; faccio fatica a placarla e farle comprendere che è ancora presto, deve un po’ attendere, si vedrà, tra un po’, prima che annotti, la sagoma del Vesuvio. Eccolo finalmente. Cambia posto, inizia a scattare foto, si fa fotografare con lo sfondo del Vesuvio al di là del finestrino.
Ma quel Vesuvio, oltre che simbolo di aspra e violenta bellezza, oltre che suggestione, è anche simbolo del degrado della Campania, la terra dei fuochi, della camorra, della diossina, delle frane.
Di tutto questo deve farsi carico solo l’Italia, o addirittura solo la Campania, e tu signora olandese puoi tornare ai tuoi tulipani, ritenendoti paga e soddisfatta delle fotografie scattate dal finestrino del treno, che su tutto passa indifferente?
E’ assolutamente necessario parlare di questo, ora, in Europa.
Alberto Liguoro
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Alberto Liguoro
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