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Persa l’Italia bisogna perdere gli italiani?

20 Gennaio 2012 di 

Se ci fosse una protesta popolare siamo sicuri che sarebbe contro il Cosentino di turno, e non a favore? Andare a votare con la possibilità di indicare il proprio rappresentante in Parlamento, e vederlo eletto, conta davvero per l’italiano medio?

Persa l’Italia bisogna perdere gli italiani?
Che tempi stiamo attraversando? Io non lo so più.
Tutto quello che si dice, su vari temi, la politica, l’arte, l’attività professionale o di impresa, la religione persino, parte da un presupposto, una convenzione, e cioè che c’è una consolidata base di ascolto, diciamo così, per cui si potranno condividere o non condividere varie riflessioni, manifestazioni del pensiero, con motivazioni, semmai anche intrinseche, o intuitive, variamente espresse.

Ma la premessa che tutto venga compreso, elaborato criticamente, automaticamente inserito in un ambito di socialità, di standard etico e relazionale, è data per scontata.

Ora, però, io mi chiedo “siamo proprio sicuri che è così”?

Lo spunto per le riflessioni che seguono, mi viene da una notizia apparsa sui giornali il 21 dicembre u.s.: “Arrestato dai colleghi dirigente da 34 anni in servizio a Greco Turro (Milano). Il Commissario rubava reperti provenienti dai sequestri, in particolare oro e p.c.”; ma dovrei dire meglio: non faccio in tempo a  prendere spunto che un’altra notizia, dai giornali del 22.12. viene ad assommarsi e scavalcare la precedente nello stesso senso: “Maresciallo, ex comandante della Stazione C.C. di Parabiago (Milano) abusava delle donne che arrestava. 15 stupri accertati; rinviato a giudizio”.
A questo punto, mentre mi accingo a cominciare a scrivere qualcosa, per non perdermi io nel ginepraio, ecco che apprendo la notizia del cassiere di uno sportello bancario senese che rifiuta di effettuare un’operazione per un cliente, in quanto ritenuto gay.
Allora mi fermo. Inutile inseguire la notizia. Qui la questione è di fondo e merita una trattazione più organica.

Ricominciamo da capo: il Commissario di Greco Turro era in servizio nello stesso posto dal 1978, era anche finito sotto inchiesta nel 1996 per sparizione di reperti, ma poi era stato, in pratica, tutto messo a tacere. In tutto questo tempo, nessun ispettore, nessun collega o superiore aveva mai pensato di tenerlo un  po’ più sotto controllo? Tutti questi nostri splendidi detective che cosa fanno? Cascano dal pero! Boh. Il Questore di Milano “giura” che né lui, né i suoi intendevano “coprire nessuno” (ma perché dirlo? Non lo dovevamo considerare scontato?), inoltre si compiace che hanno funzionato gli “anticorpi” dell’apparato di Polizia. Caspita! Ci sono voluti 34 anni (la continuità, l’episodio del ’96, la ricerca di complici, gettano consistenti fosche ombre su tutto il periodo) per funzionare! E se non avessero funzionato? Quanto tempo ci sarebbe voluto? O magari c’era il tempo perché si andasse tutti felici e contenti in pensione e adiós?

Il Maresciallo dei Carabinieri stupratore di Parabiago agiva indisturbato (era solo lui?); i militari appartenenti alla Stazione C.C. confermano ai Magistrati inquirenti che avevano visto il loro superiore perquisire illegittimamente un’arrestata, l’hanno anche visto mentre la faceva uscire, contro ogni regola, dalla camera di sicurezza per portarla altrove, ma poi? Niente… hanno pensato ai casi loro. Qualcuno dichiara anche di aver ricevuto “nel tempo” le confidenze di donne che si lamentavano di essere state molestate, ma poi? Hanno continuato a pensare ai casi loro.
Avete mai visto qualcuno di quei film dove giovani agenti, in nome della legalità, si schierano contro i loro superiori marci o corrotti, anche solo protestando, senza alcuna pretesa di fare l’eroe?
Beh… loro non l’hanno visto.
Le donne, manco a dirlo, si sono rifiutate di sporgere denunzia, pur raccontando le loro esperienze, e ben difficilmente si costituiranno parte civile (non è solo il nostro ex Presidente–operaio ad incutere timore).

Quanto all’ultima notizia menzionata, quella del bancario fustigatore dei gay, c’è stato per caso qualche sollevamento popolare? La banca ha fatto per caso pubblica ammenda dell’operato del suo funzionario? Ha chiesto scusa? Ha risarcito in modo robusto il danno?
Potrebbe essere accaduto e io non essermene accorto. Io ho solo vagamente percepito una generica riprovazione, pertanto del tutto inconsistente. Il cliente maltrattato può prendersela… in saccoccia. C’è solo da chiedersi (anche perché si ignora come abbia fatto il cassiere a “bollarlo” sic et simpliciter) se per caso non ci fossero beghe tra loro e semmai, il cassiere fosse geloso di lui.

A questo punto si comprende bene come, al di là delle mie intenzioni, la tematica dilaghi a macchia d’olio.

Parliamo allora di zii, cugini, fratelli e sorelle, genitori, figli, amanti, cognati, vicini di casa e affini che si ammazzano tra loro, a volte in modo insistito e raccapricciante, spessissimo senza alcun motivo apparente; fenomeno diffusissimo, ma più che di fenomeno, può fondatamente parlarsi qui di una rete, una geometria di assassini della porta accanto, che poi diventano famosi, o almeno hanno il loro quarto d’ora di celebrità; a volte presi come modelli da grandi griffe, a volte invitati a scrivere le loro memorie, immancabili best sellers; e poi c’è il turismo di massa sul luogo del delitto, l’immancabile foto-ricordo; e poi ci sono i libri dei coinvolti, assolti o condannati che siano (meglio se condannati), nonché i libri e i film sugli assolti o condannati (vanno meglio quelli su questi ultimi)  ecc.
Tutto va in TV, dove ci sono i grafici delle “scene del crimine”, i modellini, ci sono i Crepet, le Matone e tutti sanno di tutto e capiscono tutto; dove troviamo i pluriomicidi in libertà che concedono interviste e tengono lectiones magistrales.

Ma possiamo davvero giurare che, senza accorgercene minimamente, “papali, papali”, come si dice, non stiamo scivolando nel vivere, anziché in una vita reale, in un film di fantascienza, di quelli fortemente tendenti all’horror? Il prossimo film di John Carpenter sarà “Fuga dall’Italia”?

Si è visto, recentemente, Rodotà in una trasmissione televisiva, che parlava di “misura” che dovrebbero avere i personaggi pubblici; Monti ha sempre un suo aplomb; qualcun altro è sulla stessa linea, ma siamo sicuri che costoro appartengono a questo Mondo, e non siano di un’altra Galassia, in visita qui?

Le show girls che fanno a gara a chi si spoglia di più in TV, e in giro, che messaggio ci mandano? E le innumerevoli aspiranti escort di Berlusconi? Che bisogna stare con i piedi sulla Terra? Che questo è il vero Mondo?
Le troviamo a frotte in TV e in giro, così come gli aspiranti fiancheggiatori della mafia, a tutti i livelli della piramide e per tutte le mansioni richieste… dilaganti.
E gli evasori fiscali piccoli e grandi? Osannati dagli… aspiranti evasori fiscali. Quanti sono, pochi o molti? Per carità di Patria lascio a mezz’aria l’interrogativo.

Certo tutto questo riguarda, che so, un aspirante partecipe al “Grande Fratello”, un “tronista”, un “concorrente” televisivo, come un cavolo a merenda. Può riguardare, tutt’al più un aspirante ad un posto di lavoro.
Quello che dico è rivolto alla generalità dei cittadini, non può certo riguardare gli aspiranti al “Grande Fratello” e pari grado, che detestano questi discorsi. Ma siamo sicuri che siano sparuti gruppetti e non siano, invece, essi la maggioranza? E’ ben sicuro che non siano essi la “generalità dei cittadini”?

Sono di più i comuni cittadini dalla parte dei Cosentino, di volta in volta, o i contrari?
Se ci fosse una protesta popolare, se si scendesse in piazza, siamo proprio sicuri che ciò si farebbe contro il Cosentino di turno, e non a favore?

Prendiamo il recente pronunciamento della Corte Costituzionale circa i quesiti referendari. Possiamo pensare di arrivare ad un 10% di persone che ne sa qualcosa, o al quale, in un modo o in un altro, interessa qualcosa?
Ma poi, andare a votare con la possibilità di indicare il proprio rappresentante in Parlamento, e vederlo eletto, è davvero tanto importante per l’Italiano medio?

Vogliamo parlare di rapinatori, spacciatori, assassini e criminali vari? Avete mai visto i “combattimenti” in alcuni quartieri popolari, abbastanza frequenti, per la verità, a Napoli, dove sono caratterizzati da una particolare rabbia revanscista repressa, quando le Forze dell’Ordine tentano di portare a termine un  arresto o una perquisizione? Non può parlarsi che di una furia collettiva di respingimento dell’autorità dello Stato, non riconosciuta e comunque disprezzata.
In diverse città italiane esistono quartieri, diciamo così, extraterritoriali, dove lo Stato non arriva o, se ci prova, è respinto, come nelle battaglie medioevali, o al giorno d’oggi, nei Paesi a forte conflittualità interna.
Non mancano, peraltro, tavole rotonde, salotti, riunioni politiche, trasmissioni, manifestazioni in giro per l’Italia, dove si fanno avanti e a gran voce fiancheggiatori di “vittime” della Giustizia e del Sistema economico-sociale, che lanciano ciambelle di salvataggio a malviventi vari, terroristi, affiliati alle nostre organizzazioni criminali (tra le più agguerrite ed esportate al Mondo), evasori, riciclatori e, deriva naturale, non vengono tralasciati sfruttatori, stupratori (hanno stuprato una “sbarbina”? So’ ragazzi! E poi lei li ha provocati! E così via), persino pedofili e via così.

E se parliamo di abusi, siamo proprio sicuri che essi vengono setacciati a tappeto e rigorosamente perseguiti dalle Autorità?
L’abusivismo edilizio sarebbe un fenomeno solo meridionale? Quello che dice Calderoli  non è, né più né meno, che una bufala,
Consistenti abusi esistono al Sud, come al Nord e al Centro d’Italia.
Avendo vissuto e viaggiato, per motivi di lavoro, in varie località italiane, ho avuto modo di vedere, con i miei occhi, gli abusi in Umbria come in Piemonte, in Lombardia, in Valtellina, in Val d’Aosta, nel Veneto.
Tranquilli,  non ci facciamo mancare nulla in nessuna parte d’Italia.

D‘accordo, non è che fuori d’Italia ci sia da gioire.
Abbiamo visto i gloriosi marines americani urinare sui corpi senza vita dei talebani; la ragazzina che sgozza una bambina per sentire che cosa si prova; il diciannovenne studente californiano suicida, vittima dell’omofobia; ma tutto questo non ci conforta affatto né può esserci di conforto. Significa solo che non siamo certo (solo) noi i Marziani in questo Mondo.
Dell’impazzimento del Mondo, in generale, si parlerà un’altra volta, argomento di grande sviluppo, profezia dei Maya permettendo.

Lascio perdere qui anche vecchi,  o meno vecchi episodi, simili a quelli appena menzionati, di casa nostra, per non appesantire ulteriormente il discorso.

Ed ecco che… mentre cerco di tirare le fila, appunto, del discorso, trovare un modo che dica qualcosa, lanciare un sasso in piccionaia o, questa volta io, una ciambella di salvataggio (spes ultima Dea, va’), per chiudere l’articolo, qualcosa del tipo: proviamo a rimettere tutto in discussione, inventiamoci regole nuove, facciamo in modo che i giovani abbiano più fiducia in se stessi e nel loro futuro, e così via, un’altra astronave aliena plana su di noi: 12.1.2012 un quarantenne a Trapani, stermina l’ intera famiglia (ex moglie, figlia di 10 anni, ex suocera ed ex cognato disabile), chiudendo tutti in una stanza e dando fuoco all’appartamento, quindi si suicida.
Sto decisamente avviandomi a chiudere, con l’ansia di far presto, a questo punto, quando… 13.1.2012 Milano – il guidatore di un SUV, irritato per un semplice intervento a seguito di un piccolo incidente stradale, travolge intenzionalmente ed uccide un vigile urbano, zigzagando per liberarsi del corpo che trascina per centinaia di metri, scendendo anche per disfarsi dei rottami della bicicletta del vigile, rimasti incastrati; fugge, quindi, facendo perdere le tracce.
Non era un SUV, probabilmente, quello, ma un’altra astronave ancora.

Stavo per dire, all’inizio, con riferimento agli episodi del Commissario di Greco Turro e del Maresciallo C.C. di Parabiago che questo darebbe l’idea che è soprattutto il Nord, in piena crisi di nervi. Caspita! un commissario di Polizia e un maresciallo dei Carabinieri, a parte la solita solfa dei servitori dello Stato, e il solito bla… bla… due figure emblematiche sulle quali c’è da fare affidamento per definizione; due rappresentanti, come dire, della sicurezza per i più deboli, i vecchi, i bambini, i comuni cittadini e le donne sole, i disabili, fatta persona. Inammissibile! Due gravi offese a tutto ciò, inaccettabili, incredibili, e, guarda caso, ambedue al Nord dell’Italia. Un Nord, dunque, in piena crisi di nervi, appunto, e non già sull’orlo di una crisi di nervi (quasi 25 anni, ormai, ci separano dal famoso film di Almodóvar), poi, via via, sono sceso al Sud, poi di nuovo al Nord, fino a concludere che tutto il Paese è in piena crisi di nervi.

Da quale Pianeta vengono i delinquenti di cui all’articolo “il branco e la psicologia della violenza” pubblicato su GOLEM della scorsa settimana?
Viene selvaggiamente picchiato e quasi accecato un signore di 70 anni che non aveva opposto alcuna resistenza, quindi senza alcun nesso logico, per quanto perverso, con gli intenti criminali degli autori, e cioè razziare tutto quello che c’era nel bar-tabacchi, dalla vittima  gestito.
Un episodio che ricorda molto da vicino lo scandaloso film “Arancia meccanica” di Kubrick, come richiamato anche dall’articolo, e dal fotogramma che lo accompagna.
Più di 40 anni ci separano da quel film, la cui attualità artistica da grande autore deve fare i conti con l’attualità di una realtà in evoluzione sempre più rapida, anche nei suoi risvolti più bui e angosciosi.
Possiamo, oggi, mettere sotto la luce dei riflettori “un branco”, ma se alziamo lo sguardo verso l’orizzonte, o ci voltiamo a guardare il panorama alle nostre spalle, quanti “branchi” vediamo sparsi e minacciosi intorno? E’ per caso, la  nostra Società ridotta a misero gregge in balia dei branchi?
Credo che di fronte ad un simile scenario, psicologi e sociologi non potrebbero che arrendersi.
Allora dovremmo, forse, chiederci: su quale Pianeta siamo noi?

E non riesco a mettere la parola fine a questo amaro e inquietante excursus senza un breve riferimento anche alla notizia del 14 gennaio (a questo punto è come portare a termine una trilogia 12, 13 e 14 gennaio; la trilogia di “Non passa giorno che…”), l’affondamento della nave della Costa Crociere all’isola del Giglio.
Qui indubbiamente non c’è dolo, ma la gravità della colpa quanto lontano nel tempo e  nello spazio ci porta?
Tutti gli scampati intervistati hanno detto che “sembrava di essere sul Titanic” (che ne sapevano, poi loro? L’avevano visto al cinema?). Ma qui non è la storia del Titanic (stavolta facciamo un salto indietro addirittura di 100 anni!). Qui non siamo in mezzo all’Oceano, con un iceberg vagante, con una strumentazione di tecnologia del tutto  inconsistente rispetto a quella che oggi è dovunque.
Qui siamo in uno specchio d’acqua tranquillo, frequentato normalmente dai meno qualificati dilettanti e naviganti della domenica; come è potuto accadere questo fatto che domina nei servizi di informazione, senza, però, soluzione?
Da quale Pianeta proviene il comandante della Costa Concordia? E quello (o quelli) che ce l’ha (ce l’hanno) messo al comando? Da uno dei numerosi, inquietanti, pianeti della saga di Guerre Stellari? Dal… Pianeta delle Scimmie (1968 – ma sempre la Terra è)? E i membri dell’equipaggio che invitavano i passeggeri a “rientrare nelle loro cabine”? Può dirsi altrettanto, salvo, poi l’”ammutinamento” per cercare di uscire da quello che ormai  non poteva che definirsi un vero e proprio incubo. Qualche mente aliena, ad un certo punto, deve avere, finalmente, deciso di effettuare l’evacuazione della nave, quando essa era, ormai, già piegata, per cui le scialuppe di salvataggio, solo con estrema difficoltà, potevano essere calate in mare.
E che dire del “balletto” dei morti e dispersi? E’ stato necessario che Autorità tedesche e statunitensi chiedessero contezza, sulla scorta dei loro elenchi, dei propri connazionali risultanti imbarcati, prima che qualcuno si decidesse a prenderli in considerazione e il  numero dei dispersi si smuovesse dai 16 ufficialmente dichiarati, ai 29, sempre ufficiali, o 40 ufficiosi. C’è da chiedersi anche quanto abbia giocato, in questa grave sciagura, la fortuna, nel far sì, ancorché non sia stato fatto ancora un preciso bilancio, che essa non fosse ancora più grave, forse estremamente più grave.
Ci sono pure stati, bisogna dirlo, episodi di eroismo posti in essere da persone come il Commissario di bordo Manrico Giampedroni, che ha salvato molte vite umane, e sono ancora in corso; pensiamo ai sommozzatori che in angusti spazi d’acqua cercano, tenaci, improbabili sopravvissuti, o corpi esanimi da ricondurre alla pietà degli uomini. Sciamani dei grandi silenzi della Galassia contro il caotico e pasticciato Impero dell’Insulso.

Qui devo fermarmi, altrimenti viene fuori il romanzo dei nostri tempi; che può anche essere un romanzo di fantascienza, sì, ma non è ciò che intendo fare ora.
Come posso concludere? Forse non c’è una vera conclusione; forse solo riproponendo l’interrogativo riportato nell’epigrafe dell’articolo: CHI SI STA PERDENDO, l’Italia o noi Italiani?

Ma ecco che, proprio mentre sto per spedire l’articolo con un semplice “clic”,  come se fosse, questa volta, la “mia” astronave lanciata nello spazio/tempo, si aggiunge ad esso un’altra notizia, un’altra navicella spaziale:
16.1.2012 Napoli – Uomo di 33 anni per un banale litigio picchia a sangue fino ad uccidere la moglie e madre dei loro 6 figli, quindi dorme, per tutta la notte, accanto al suo cadavere, che successivamente porta all’ospedale, non senza aver prima inscenato una rapina.
E’ davvero l’ultima questa, però, senza alcun commento. E’ proprio il tempo che fa muro, altrimenti non si finirebbe più.
Devo, ora davvero concludere… e ritrovare, così, lo schermo buio del mio computer.

C’è una canzone che dice:

extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio un pianeta su cui ricominciare

e con questo metto un (provvisorio) STOP a questo mio articolo tormentato, difficile, variamente influenzato e intaccato, nonché costellato di domande senza risposta, e dico, ringraziando tutti quelli che sono giunti fin qui (molti o pochi che siano): arrivederci alla prossima avventura.
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