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Nati in Italia? Cittadini per Ius Naturale

01 Dicembre 2011 di 

Il giusnaturalismo risolve la polemica sui figli degli immigrati e richiama princìpi sostenuti – prima che da Giorgio Napolitano – da Aristotele, Tommaso d’Aquino, Cicerone e Ulpiano il giurista che ha “inventato” il diritto civile e quello amministrativo.

… (omissis)… l’Occidente abbandonò ogni altra tattica, filosofia, o percorso e si affidò a un’unica strategia. - Si rischiarò (inutilmente) la gola; ma più che altro fece una pausa a effetto. - Diede vita a due agenzie in regime di massima segretezza e dotate di poteri pieni e assoluti, denominate Hic Manebimus Optime per il mantenimento dell’ordine pubblico interno, e Munitissimus Locus per l’ordine pubblico esterno.- Su “Munitissimus Locus” bofonchiò alquanto Ypswitch, continuando, ormai senza requie e senza più remore. - Ma non erano riferimenti semplicemente formali o di maniera; esse si ispiravano alla quintessenza – bofonchiò ancora - dell’Occidente, come tradizionalmente inteso nella preistoria, visti i successi che erano stati ottenuti, secondo quanto è stato tramandato, in quell’ambito. Operavano in tutti i modi e in tutti i campi… sul consenso, gli stili di vita, le leggi, la propaganda, per lo più occulta, di valori ritenuti acquisiti come universali… la democrazia, il benessere, il consumismo, la libertà graduata e controllata dei costumi e di critica, la libertà sessuale, di espressione del pensiero, il controllo e la programmazione dei mass media, i giochi, gli show, il culto dell’immagine, beh… anche la repressione militare, certo, detta “di polizia”, ma con discrezione, senza apparire mai in modo troppo diretto ed evidente… lo sport, la scuola, i tribunali, le manipolazioni culturali. Da tutto questo, venne a determinarsi, nel tempo, l’Oppressione; un’entità avente valore in sé non soggetta a nessun governo, struttura o agenzia, senza secondi fini se non quello di generare ed esercitare l’insopportabilità, la morte, la frustrazione, la noia infinita dell’insipienza e del conformismo, l’intransigenza di fronte a qualsiasi dissenso. Un’entità che non ha punti deboli, se non uno… l’unico: la consapevolezza. Ecco… contro tutto questo, contro l’Oppressione, fu fatta la Rivoluzione, e attraverso questa porta socchiusa… oh! Qualcosa di antico… C’è sempre stata, la consapevolezza, ed è sempre stata la porta socchiusa attraverso la quale, prima o poi, si infila la contrarietà all’oggetto della consapevolezza stessa, fin dai tempi di… Adamo ed Eva. La consapevolezza del loro desiderio, la causa prima di ogni cosa, nella dimensione dell’immaginazione…- qui la sua voce, più di quanto già non fosse, si arrochì, era stanco di parlare… (omissis)… (Rumore di passi nei giardini imperiali – pag. 259 )

Quale è l’antifona qui?

Tutti gli autori di romanzi di fantascienza prevedono un futuro apocalittico. Wells una umanità divisa in Eloi e Morlock, Huxley una umanità ebete la cui unica ancora di salvezza è il buon selvaggio, Orwell una umanità soggiogata da un’entità superiore, il Grande Fratello, per non parlare delle rovine biologiche, ecologiche e meteorologiche; e così i film, telefilm, anche di pura evasione.
Questo vuol dire che, ad una attenta analisi di come vanno le cose nel Mondo (gli “osservatori”, diciamo così, sono intellettuali ad altissimo livello), sia ad opera della natura, del destino, che ad opera dell’uomo (ma soprattutto ad opera di quest’ultimo, per la verità), non c’è scampo (o risicatissime strettoie), attendono noi, ma i nostri posteri, in particolare, distruzioni morali e materiali di immane portata.
Gli scenari che si prospettano sono apocalittici, come si diceva, ed anche contraddittori: dove si spegne il Sole e il Mondo piomba nelle tenebre, dove il Sole divora ed arde la Terra, ecc. Se poi unissimo tutte le visionarie descrizioni dei vari autori, verrebbe fuori la panoramica di un Mondo a chiazze, colpito a morte, che dire apocalittico è dir poco.

Il riferimento al punto sopra riportato, del mio romanzo di fantascienza, si affianca, e non potrebbe essere diversamente, a tutto questo (anche se non manca anche qui un’ancora di salvezza, ma non è del mio romanzo che voglio parlare).
HIC MANEBIMUS OPTIME: vuol rappresentare, nella trasposizione fantastica, il controllo di un ordine interno chiuso, conformista, ottuso, protettivo di privilegi di pochi.
MUNITISSIMUS LOCUS: il controllo e la salvaguardia di un mondo dorato, o meglio una “fetta” di mondo opulenta, divoratrice, rispetto ai barbari e agli affamati che bussano alle porte.
Due orrori (tra i tanti) che, a mia volta, vedo nel futuro (ma, come, nel romanzo è scolpito a chiare lettere, anche nel presente) dell’Umanità.
Ovviamente, il contro altare, il messaggio che porta con sé tutto questo pessimismo (non me ne voglia il Gran Custode del Pensiero Universale se incidentalmente mi affianco ai geniali autori che ho sopra menzionato) è un’indicazione, un monito a fare in modo che si frenino e si indirizzino meglio gli eventi per fare sì che quegli scenari non abbiano a realizzarsi. Il tutto è rivolto al Mondo, agli uomini, ai governi e ai potenti, alle religioni, alle persone di buona volontà e di pensiero.

Allora è proprio qui l’antifona, e, nel mio piccolo, la “mia” antifona: facciamo in modo che le due “agenzie”, da cui nasce l’”Oppressione”, male assoluto dell’Umanità, che la porterà alla distruzione, contro la quale essa non ha altra soluzione che la “Rivoluzione”, via disperata, molto probabilmente altrettanto, se non ancora più radicale e veloce nella distruzione, si polverizzino, spariscano.
C’è un ordine interno ed esterno, o meglio un “ordine” e basta, certo, degli Stati, o agglomerati di Stati, che, però, per rispondere in senso costruttivo e rasserenante alle esigenze del suo corpo sociale, deve essere aperto, tendente all’affratellamento dei popoli, alle scelte originali e coraggiose per migliorare la qualità della vita di tutti i popoli del Mondo, l’arte, la poesia, la musica non hanno mai ucciso nessuno, ma sempre esaltato lo spirito, questa è la strada, secondo il mio modestissimo parere.

Ma tutto questo che cosa ha a che vedere con la cittadinanza dei bambini nati in Italia?

Un passo alla volta, di questo consta il nostro cammino verso Santiago de Compostela o, chi sa, verso la Terra Promessa.

L’Italia, tirata per i capelli dall’atollo della Repubblica delle banane, nel quale stava affogando, grazie soprattutto alla saggezza e alla prontezza del Presidente Napolitano, che merita, a questo punto, senz’altro il titolo di Padre della Patria (più a buon diritto di molti altri), sta rapidamente riconquistando il suo posto in Europa e nel Mondo, accanto alla Francia e alla Germania (senza, con ciò nasconderci, né sottovalutare le enormi difficoltà in atto) e quindi si può ragionare anche d’altro, che non degli stravizi, affarismi, brogli della casta, cosca, combriccola ecc.
In particolare, mi onoro qui di spendere qualche parola in adesione alle parole del Presidente “è una assurdità e una follia non dare la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia”.

In questa ottica, non intendo qui parlare di ius soli, ius sanguinis, disciplina della cittadinanza in Italia e nel resto del Mondo; basta cercare su internet e si trova tutto con relative motivazioni: la grande apertura di Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada, nonché Francia, la particolare chiusura, oltre che di Italia (dove raggiunta la maggiore età, i figli di stranieri nati in Italia, possono “chiedere”, con tutte le difficoltà e il burocratismo che ciò comporta, la cittadinanza italiana; parliamo, oggi come oggi, di circa 600.000 individui), di Danimarca, Grecia, Austria; né intendo parlare dell’aspetto tecnico di tempo di permanenza in Italia, provenienza da Paesi che hanno diversa disciplina, volontà dei genitori ed altri sottili distinguo; tanto meno parlerò di beghe come quella della sciura Brambilla che vuole la badante, ma le dà fastidio se poi “mi diventa pure italiana” o “viene qui a comandare”, o della Lega che “riscopre” la Costituzione.

Io dico, ed auspico che si possa, in tempi brevi, coralmente dire: “i bambini nati in Italia sono Italiani”; che venga, di conseguenza, legislativamente sancito. E ciò per IUS NATURALE, e cioè per le normali leggi della natura.
Questi futuri cittadini lavoratori e responsabili, intellettuali, professionisti e addetti alle opere di fatica manuale, che fin da bambini sono italiani, si sentiranno italiani e fratelli di altri italiani, aiuteranno molto il Paese, se stessi e gli altri; inoltre incrementeranno il numero di giovani portatori di ventate di freschezza, entusiasmo, vitalità e rinnovamento che potranno spazzare via o, almeno, ridimensionare drasticamente le sclerosi, le depravazioni e il cinismo che appartengono ai vecchi, ormai dilaganti e dominanti in tutti i campi di questo Paese importante, ma imbalsamato da tempi antichi.
Questo è il mio pensiero, col quale ho la presunzione di interpretare anche il pensiero del Presidente Napolitano, al quale non sarà importato nulla di come la pensano gli altri, o di sentirsi obbligato a seguire le strade tracciate da altri, la Svizzera, per esempio, con la sua xenofobia. Se il nostro è un Paese Sovrano, di riconosciuto e ritrovato prestigio internazionale, si sarà detto, non deve dare conto a nessuno delle proprie scelte.
Ma questo pensiero non nasce da amore sviscerato e immotivato verso gli extracomunitari, non da patetico buonismo o socialismo spicciolo, non dalla pelosa carità cristiana, che ha dato grande prova di sé nelle missioni penetrative, soprattutto in Sud America ed Africa (rimando a film come The Mission di Roland Joffé, o Apocalypto di Mel Gibson).
Questo è un Paese di vecchi, come dicevo (sentito che cosa ha detto, recentemente Michelle Hunziker? C’è forse un trentenne di successo, oggi in Italia?) che gravano sul groppone di pochi giovani, per di più sottopagati o disoccupati. Se questa base si allargasse un po’, se avesse più forza, più voce in capitolo e potere contrattuale, aiuterebbe tutti.

Ma soprattutto è il tono di un Grande Paese, qui in gioco, un Paese di uomini liberi, di forte prestigio mondiale, nella lungimiranza, nella proiezione del suo futuro, dove la grande scommessa è che non vi siano uomini trasformati in sfere rotolanti munite di tentacoli, dove il consumismo non ottenebri la mente fino a lasciarla immobile di fronte ad uno schermo dal quale arrivano direttive di un’entità superiore, dove non si danno alle fiamme, o si impacchettano tutti i libri per smettere di pensare, dove tutti siano liberi ed uguali, dove non si chiudano le porte a chi si reputa diverso e magari, invece, il suo sarebbe un contributo di novità e di evoluzione per la vita sociale.

E qui si scioglie la riserva; qui mi riallaccio ai riferimenti “fantascientifici” che prima ho fatto.
Il destino apocalittico, o meno, dell’umanità dipende anche dalle sue vie, se sa riconoscere gli errori, se sa cambiare strada o, viceversa, continuare a seguire una strada ostica ma buona, indirizzata nel senso giusto. Qui è tutto il difficile. Ma quel che è certo è che non è con la chiusura, il conformismo e l’oppressione, che possono essere individuate le strade giuste.
Secondo me, affermare e fare i necessari passi perché i bambini di genitori stranieri nati in Italia abbiano la cittadinanza italiana è un modo di imboccare la strada giusta.

Una grande Civiltà, un Paese così può certamente permettersi di superare e assorbire piccinerie come gli atteggiamenti leghisti occlusivi, ispirati a miseria morale e materiale, nel merito e nelle motivazioni, come in altre occasioni, ho più volte sottolineato [v. su GOLEM – opinioni “IL MALE PEGGIORE DELL’ITALIA (non è la Lega): La corruzione morale”], soprattutto per le sue miopi mire populiste ed elettoralistiche, i diversi orientamenti e le diverse storie, per come si potranno evolvere, sia dei bambini e dei loro genitori, sia delle reazioni dei Paesi stranieri.

L’importante è che non sia l’Italia, area di riferimento e di allocazione di “agenzie” come Munitissimus Locus e Hic Manebimus Optime.
Non sia la nostra Patria, la terra dell’insopportabilità greve e della morte, della frustrazione, della noia infinita, dell’insipienza e del conformismo, dell’’intransigenza di fronte a qualsiasi dissenso; in una sola parola la terra dell’Oppressione.
Questa sia la nostra Storia e non la Preistoria dell’Umanità.

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