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Ci siamo giocati il Sessantotto

21 Maggio 2011 di  Dalila Liguoro

Era questo il futuro dell’emancipazione?

Ci siamo giocati il Sessantotto

Dal '68 la donna ha cominciato ad essere emancipata, poteva dire la sua.
E cosa ha detto? Ha detto “Guardatemi!”


Se un tempo la donna poteva giustificare la sua condizione di inferiorità dando la colpa all'uomo, ora deve accettarne l'onta: sarebbe troppo facile dire “è l'uomo che mi disegna così”. Non siamo figurine e ora che avremmo la possibilità di spostare l'attenzione sul nostro cervello, ancora di più l'abbiamo focalizzata sul nostro corpo. Abbiamo sostituito la gonna impostaci dall'uomo con la minigonna. Certo, anche noi possiamo indossare i pantaloni, ma ce li siamo messi aderenti! Abbiamo così espresso il nostro diritto di farci guardare dimenticandoci il vero senso del '68.
E mentre lottiamo perché il nostro valore raggiunga il traguardo che ci spetta, mentre per orgoglio chiediamo i pari diritti, non facciamo e non diciamo niente del fatto che la donna si sta usando (lei stessa) come oggetto sessuale. Stiamo forse sbagliando fronte nemico?
Sono in molte disposte a fare carte false per farsi ammirare in TV, e così sembra che solo chi non possa permetterselo sia disposta a lottare per il suo valore interiore. Una sorte di ripiego, perché invece vorrebbe avere… valore esteriore da mostrare.
La donna potrebbe creare un mondo dove essere davvero come l'uomo: degna di importanza, rispetto e ammirazione! E invece si è creata un mondo “tutto e subito, il dopo non conta” facendo sì che solo dieci anni della sua lunga vita siano degni di nota. Per il resto, tutto da buttare.
Bisognerebbe incominciare a svegliare le giovani in modo che rifiutino di farsi ammirare per un numero in TV, ma che accettassero lavori e condizioni degne della loro testa.
La TV è il più grande mezzo di comunicazione attuale, insieme al web, e se resta il primo luogo dove si chiede ammirazione per pochi anni di avvenenza, ben presto non ci sarà più rimedio al continuo esempio negativo che impone alle piccole donne che stanno decidendo in che direzione sviluppare la loro personalità.
Questo cambio di rotta risulterà sempre più difficile finché ci saranno persone che credono che umiliare il proprio cervello sia una mossa intelligente. Questa mossa è semplicemente furba, e la furbizia è come le bugie: ha le gambe corte!
La donna, dai 40/45 anni in poi vive nella paura, star o meno, di essere tradita, sostituita e messa da parte: se si è arrivati a questo dramma interiore, la colpa è ancora una volta della donna. E' lei che ha accettato di confermare, finché poteva, di valere solo per l'aspetto fisico e se lo doveva aspettare che questo negli anni passava.
Ora dobbiamo educare i nostri figli, in modo che siano loro a non sopportare chi non usa il cervello così da sostituire le “diva e donna” con la “sicura-mente” donna.

Dalila Liguoro
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Dalila Liguoro
Dalila Liguoro
Informazioni sull'autore

Nata a Milano nel 1977, vive e lavora tra Milano e Lainate dove ha aperto due studi di Psicologia e Grafologia. Di matrice interattivo-cognitiva, ha sviluppato la teoria del Ruolo e del Personaggio della quale si serve nei suoi corsi sull'autostima e di geragogia. 
Pioniera delle consulenze online, dedicate a coloro che non possono raggiungere gli studi facilmente.
Specializzata in criminologia; organizza gruppi d'aiuto per chi subisce violenza o convivenze difficili, ed è consulente di studi legali per perizie psicologiche e criminologiche.
Specializzata in grafodiagnosi e successivamente in perizia grafotecnica. Svolge corsi di Grafologia sia per privati che per aziende. Collabora con diversi avvocati e con il tribunale di Milano per il quale è consulente di ufficio.
Collabora con centri culturali e università dedicate agli adulti e alla terza età
Esperta psicologa in ambito sportivo, collabora con diverse palestre, circuiti, organizzazioni sportive e riviste dedicate allo sport.
E' stata presentatrice e autrice di rubriche dedicate alla psicologia e alla grafologia per TeleNBC e Tele Cuore.

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