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La previdenza dei giornalisti

30 Dicembre 2011 di  Roberta Castaldi

I contributi volontari sono equiparati a quelli obbligatori ma non assicurano ovviamente contro la disoccupazione.

La previdenza obbligatoria dei giornalisti professionisti, dei praticanti e dei giornalisti pubblicisti, titolari di un rapporto di lavoro subordinato a carattere giornalistico, è gestita dall’INPGI cioè l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani. Ad oggi, i contributi sono dovuti all’INPGI nella misura complessiva del 31,83%: il 23,04%, a carico dell’azienda (datore di lavoro sia privato che pubblico) e l’8,79% a carico del giornalista dipendente. Dunque, notizia sicuramente utile alle aziende che intendano instaurare un rapporto di lavoro subordinato giornalistico, la misura della contribuzione dovuta all’INPGI è inferiore del 7,52% rispetto a quella dovuta all’INPS per l’assicurazione per l’invalidità, vecchiaia e superstiti per i dipendenti che non siano titolari di rapporto di lavoro giornalistico.

Inoltre, per il giornalista che abbia cessato l’attività lavorativa subordinata e che intenda proseguire volontariamente l’assicurazione previdenziale al fine di conservare i diritti derivanti dall’assicurazione stessa (cioè le prestazioni previdenziali) ovvero di raggiungere i requisiti richiesti per maturare il diritto alla pensione, è ammesso il versamento dei contributi cd. volontari all’INPGI direttamente ed esclusivamente a carico del giornalista stesso finché resta iscritto all’Albo dei giornalisti. Tali contributi volontari, la cui misura è liberamente determinata dal giornalista con riferimento a taluni parametri prefissati dall’INGI - retribuzione minima prevista dal CNLG per il redattore ordinario, la retribuzione media annua precedente del richiedente ovvero una retribuzione a scelta dell’iscritto compresa tra le due anzidette - sono equiparati ai contributi obbligatori ma non assicurano ovviamente contro la disoccupazione.  

In ultimo, i giornalisti professionisti con contratto di lavoro dipendente in possesso delle qualifiche di cui all’art. 11 del C.C.N.L. del settore, i direttori, i condirettori, i vice direttori rientranti nel campo di applicazione della disciplina collettiva giornalistica FIEG-FNSI, i collaboratori di cui all’art. 2 del C.C.N.L., i corrispondenti di cui all’art. 12 del C.C.N.L., i praticanti di cui all’art. 35 del C.C.N.L., i pubblicisti di cui all’art. 36 del C.C.N.L. nonché i giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti titolari di un rapporto di lavoro subordinato regolato dalla disciplina collettiva (nota a verbale dell’art. 1), sono destinatari dei trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio erogati dal Fondo pensione complementare a capitalizzazione per i lavoratori del settore dei giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti ai sensi del d.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252. Tanto, nella misura in cui i giornalisti decidano di aderire al Fondo Pensione Complementare in quanto l’adesione allo stesso è libera e volontaria - mediante il solo versamento del TFR e/o dell’eventuale contribuzione volontaria (a proprio carico e a carico del datore di lavoro) - secondo le specifiche modalità di funzionamento del Fondo rese note sul sito www.fondogiornalisti.it.

La convenienza connessa all’adesione volontaria si apprezza leggendo tra l’altro la risoluzione n. 131/E del 27 dicembre 2011 con la quale l’Agenzia delle Entrate ha comunicato le modalità con cui, a decorrere dal 1° gennaio 2012, i lavoratori di prima occupazione, successiva alla data di entrata in vigore del D.L.vo. n. 252 del 2005 (1° gennaio 2007), potranno portare in deduzione, dal proprio reddito complessivo, nei venti anni successivi al quinto di partecipazione a forme di previdenza integrativa, i contributi versati a queste ultime, utilizzando – oltre all'ordinario plafond di deducibilità di euro 5.164,57 annui – un ulteriore "bonus" corrispondente a euro 2.582,29 annui, sino a concorrenza dell'ammontare che corrisponde alla differenza positiva fra l'importo di euro 25.822,85 e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche.
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Roberta Castaldi
Roberta Castaldi
Informazioni sull'autore
Laureata in Giurisprudenza, è collaboratrice dello Studio di Consulenza del Lavoro La Duca di Napoli.
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