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Intervista a Giovanni Ruvolo: fondi privati per la ricerca

Sanità, quando la ricerca è privata

16 Novembre 2012 di  Goffredo De Pascale

Diminuiscono ulteriormente i fondi pubblici. Anche il governo Monti, con la Spending Review, taglia indiscriminatamente il settore: 26 miliardi di euro in meno nei prossimi tre anni. “Questo ci pone al di fuori da ogni competitività internazionale, mentre molti altri Paesi europei, la Cina, l’India e gli Stati Uniti, stanno operando scelte differenti”, spiega Giovanni Ruvolo, vincitore del Grant for Fertility Innovation.

Sanità, quando la ricerca è privata

Biologo e ricercatore, Giovanni Ruvolo da anni lavora al Centro di Biologia della Riproduzione di Palermo – la struttura che ha ottenuto la prima gravidanza in Italia nel 1984 -, e svolge attività di ricerca al Dipartimento Stembio della Facoltà di Scienze di Palermo sui meccanismi molecolari che controllano la selezione degli ovociti umani. Ha esperienze internazionali e un suo progetto sulla feconda zione assistita si è aggiudicato di recente il Grant for Fertility Innovation, un prestigioso premio che garantisce il finanziamento per due anni di ricerche.

L’obiettivo scientifico è quello di individuare come da una popolazione di centinaia di ovociti che vengono fisiologicamente attivati in ogni ciclo mestruale, solo un ovocita viene selezionato provocando la degenerazione di tutti gli altri, garantendo la gravidanza e poi la nascita di un bambino sano. Comprendere questi meccanismi di selezione naturale, consentirebbe, nei programmi di fecondazione assistita, di selezionare gli ovociti migliori, riducendo significativamente il numero di embrioni da generare per garantire in coppie non fertili la possibilità di ottenere maggiori probabilità di far nascere un bambino sano. Si abbatterebbero inoltre anche i costi per ogni prestazione.

Dottor Ruvolo, i continui tagli della spesa pubblica stanno da anni penalizzando la ricerca, anche i finanziamenti privati nel settore sono diminuiti?
I tagli alla ricerca scientifica, secondo le scriteriate scelte della Spending Review operate dal Governo Monti,  ammontano a ben 26 miliardi di euro in tre anni. Questo ci pone al di fuori da ogni competitività internazionale. Molti altri Paesi europei, la Cina, l’India e gli Stati Uniti, stanno operando scelte differenti, apportando tagli in altri ambiti ma, oculatamente, hanno destinato consistenti fondi alla ricerca ed all’innovazione. In questo modo, sia in campo sanitario che in quello industriale, le aziende verranno potenziate per essere competitive nella qualità dei servizi e dei prodotti. Gli enti di ricerca italiani, così come le aziende medio piccole (le più bisognose di supporto per l’innovazione) perderanno forza nello scacchiere internazionale.

Per esempio?
Un esempio eclatante  è quello dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) che, dopo la ribalta mediatica in seguito alla scoperta del bosone di Higgs (l’ente italiano ha avuto un ruolo di primo piano nel lavoro compiuto al Cern), ha avuto in “premio” dal Governo italiano severi tagli per i prossimi tre anni: 9,1 milioni di euro in meno per il 2012 e 24,3 milioni di euro in meno nel 2013 e nel 2014. Riduzione di risorse pari al 10%, ma considerando che il 50% delle entrate dell’ente sono impiegate per pagare gli stipendi, in pratica i tagli all’attività di ricerca vera e propria saranno di oltre il 20%.

In passato in Italia la ricerca privata, quella sostenuta dalle case farmaceutiche, era vista con sospetto perché mirata a prodotti da immettere sul mercato…
Se oggi è possibile fare ricerca nel campo sanitario, è grazie al supporto di alcune case farmaceutiche che hanno compreso quanto sia importante non perdere terreno rispetto allo scenario internazionale. Ma, rappresentano, comunque gocce in un oceano di forze che si disperdono, che vanno ad incentivare la ricerca all’estero, dove politiche fiscali più accorte, permettono di defiscalizzare i contributi che i privati destinano alla ricerca pubblica e privata. L’errore che si commette è quello di credere che la ricerca vada comunque “controllata” e limitata. Ne è un esempio la ricerche sulle cellule staminali, limitate in Italia dalla legge 40/2004 che vieta l’utilizzo delle cellule embrionali. All’estero, l’opinione pubblica è stata educata a rispettare il lavoro degli scienziati, e anche se talvolta ci sono reazioni contro alcune attività sperimentali, il dibattito rimane all’interno di un rapporto tra scienza, religione e Stato, contraddistinto dal rispetto reciproco. Al contrario di quello che avviene in Italia, dove i ricercatori vengono sempre visti con sospetto, al punto che per la gestione delle procedure sulla fecondazione assistita, per esempio, è stato il Parlamento a stabilire le regole, ponendosi al di sopra degli ambiti dell’Accademia e delle società scientifiche. Quando all’estero la ricerca avanza, e produce benefici, l’Italia è costretta a pagare prezzi altissimi. O sarà impossibilitata ad offrire i servizi sanitari innovativi, creando quel flusso migratorio che permette solo ai benestanti di poter usufruire, all’estero, di trattamenti sanitari di eccellenza, oppure sarà costretta ad importarla a prezzi considerevoli.

Chi fa ricerca in Italia è spesso costretto a organizzare manifestazioni o campagne di informazione per ottenere un sostegno diretto da parte dei cittadini. Telethon ne è un esempio…
Sì, dinanzi all’assenza di un disegno politico, chi ha la possibilità organizza manifestazioni di sensibilizzazione, ma non è questa la strada per affrontare e risolvere la questione. Che il nostro Paese abbia bisogno di razionalizzazione nella spesa pubblica è evidente a tutti, ma che questa debba trasformarsi in tagli indiscriminati a settori nevralgici per il rilancio del nostro Paese, mi sembra che abbia molto poco a che vedere con la sfera della razionalità e della lungimiranza.

Goffredo De Pascale
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Goffredo De Pascale
Goffredo De Pascale
Informazioni sull'autore

Giornalista professionista e critico cinematografico, ha lavorato a Paese Sera, Ansa, Roma, l’Unità e Diario. Ha vinto il Premio Enzo Baldoni 2008 come ideatore e autore di Primo giorno di Dio, documentario sui bambini e le religioni monoteiste (RaiTre). Ha collaborato a numerosi programmi radiofonici e televisivi della Rai. Da un’inchiesta sulla camorra scritta con Giantomaso De Matteis, Maria Pia Daniele ha tratto ispirazione per una commedia nera, Regine 416 bis. Vincitore del Premio Giancarlo Siani 2010 con Africa Bomber (ADD editore) giunto finalista anche al Premio Bancarella Sport 2011, ha pubblicato libri sull’opera di Fernando Birri, François Truffaut e Jacques Rivette. Dal 2009 al 2012 ha fatto parte della commissione selezionatrice della Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del cinema di Venezia.

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