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Verbena, l’erba di ferro contro la cellulite

La pianta della magia!

26 Settembre 2014 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI: flavonoidi,polifenoli
POSOLOGIA: Tisana. 1 cucchiaio raso per una tazza d’acqua, lasciare in infusione 5 min, filtrare e bere 2 volte al giorno.
Olio essenziale: strofinare 2 gocce sulle tempie in caso di mal di testa.
CONTROINDICAZIONI: nessuna

La pianta della magia!
Diffusa in Europa e in America, la Verbena (Verbena Officinalis) è una pianta quasi inodore ma ricca di proprietà. Il nome deriva dal celtico ferfaen, da fer (scacciare via) e faen (pietra),con riferimento al fatto che veniva usata per risolvere i calcoli renali.

Altri autori si riferiscono alla verbena come Herba Veneris, consacrata a Venere, per le qualità afrodisiache attribuitele dagli antichi. I sacerdoti la usavano per sacrifici, da cui il nome Herba Sacra. Da sempre considerata un”erba magica”, i druidi la raccoglievano solo alla comparsa della stella Sirio, per scacciare i demoni e procurarsi fortuna. Nell’antica Roma, invece, la verbena veniva raccolta in un punto sacro del Campidoglio e serviva per cingere il capo del sacerdote consacrato, detto Pater Verbenarius quando si recava in processione per stipulare un trattato o stringere alleanze. Simbolo di pace e prosperità veniva sminuzzata e messa in un sacchetto che, appeso al collo serviva a proteggere da mal di testa e morsi di serpenti.

Assai usata per filtri d’amore, ancora oggi, in Europa del nord, le giovani spose, la prima notte di nozze, sono solite portare con sé 3 o 5 fiori di verbena come augurio di felicità. Gli antichi Bretoni, la chiamavano “erba di ferro” e ritenevano che cospargendo la spada del succo di questa pianta, sarebbero stati difesi in battaglia. La verbena veniva raccolta nella notte di San Giovanni (24 giugno). Ciò si spiega, forse, con il fatto che questa festa ha sostituito il solstizio di estate (22 giugno), giorno in cui il sole raggiunge l'apice suscitando un momento di alta suggestione. La verbena era usata da varie tribù di Indiani Americani per curare febbri, raffreddori, tosse e catarro. I Cherokee la usavano come rimedio per problemi intestinali e dissenteria. Secondo la leggenda cristiana la verbena  venne usata sul Monte Calvario per curare le ferite di Gesù crocefisso, per questo viene impiegata per benedire le chiese.

Da un punto di vista fitoterapico la verbena è un ottimo galattageno, in grado di aumentare la produzione di latte nelle puerpere. Grazie al potere diuretico è utile in caso di intossicazioni epatobiliari e per ritenzione idrica e cellulite. La proprietà antibatterica aiuta a contrastare le infezioni della bocca in caso di carie, mal di denti e gengiviti. La verbena, inoltre, è un eccellente antinfiammatorio in caso di febbre, tosse e raffreddore e, al contempo, aiuta a stimolare il sistema immunitario. L’azione rilassante, infine, ne fa, infine, un ottimo rimedio in caso di insonnia, nervosismo, depressione leggera ed emicranie frequenti
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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