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Tarassaco

Per chi ha “fegato, fegato spappolato”!

20 Settembre 2013 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI : flavonoidi, polifenoli
POSOLOGIA: Estratto secco : 1 cps 3 volte al giorno per 2 mesiy
Tintura madre : 40 gtt 3 volte al giorno per 2 mesi
Tisana: un cucchiaio raso di radice per una tazza d’acqua, lasciare in infusione 5 minuti, filtrare e bere la mattina prima di colazione
CONTROINDICAZIONI: il tarassaco non presenta tossicità

Per chi ha “fegato, fegato spappolato”!
Per tutti coloro che, come cantava Vasco Rossi nel ‘79, hanno problemi di fegato per qualche aperitivo di troppo in spiaggia o semplicemente alle insalate di frutta hanno preferito grigliate di pesce e fritturine, è arrivato il momento di depurare l’organismo.

A cominciare dal fegato. La pianta elettiva a questo scopo è il Tarassaco (Taraxacum Officinalis.). Il nome sembrerebbe derivare dall’arabo e significherebbe pianta da insalata, in riferimento all’utilizzo culinario di questa radice. In Italia, il tarassaco, è anche conosciuto col nome di dente di leone o soffione, in Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna viene chiamata, rispettivamente,  pissenlit o liodent, dandelion o Priest's Crown, gemein kublume o löwenzahn, taraxacon o diente de leon. I francesi utilizzano il nome volgare piscialletto, lo stesso usato gergalmente, in alcune zone nostrane, con evidente riferimento all’azione diuretica di questa pianta. Il tarassaco era considerato la pianta della profezia, poiché, secondo la tradizione, se si esprime un desiderio e con un solo soffio si fanno volare tutti i semi, il desiderio si avvera.

Nel Medioevo, secondo la Teoria delle Segnature, avendo il fiore giallo come la bile gialla, si usava il tarassaco quale rimedio del fegato. E come spesso accade, evidenze scientifiche hanno confermato questa teoria. Nel 1546 il naturalista Bock, attribuì al tarassaco un potere diuretico, mentre un farmacista tedesco del XVI secolo, attribuì alla pianta virtù vulnerarie (vale a dire capaci di curare rapidamente le ferite). Nella medicina tradizionale cinese il tarassaco viene  utilizzato come depurativo, in grado purificare il fegato e dissipare i noduli. Un detto francese afferma che il tarassaco “purifica il filtro renale e asciuga la spugna epatica”. I medici cinesi prescrivevano il tarassaco per curare raffreddori, polmoniti, epatite, foruncoli, obesità. Inoltre, questa pianta, possedendo facoltà antinfiammatorie è da considerarsi epatoprotettiva, indicata in caso di insufficienza epatica, itterizia e calcoli biliari Avendo anche potenti capacità diuretiche, la sua assunzione è indicata in caso di ritenzione idrica, cellulite e ipertensione. Infine il tarassaco è in grado di riattivare la funzione immunologica e potenziare la risposta immunitaria del sistema linfatico.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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